Pedofilia online, rete smantellata “Immagini e film raccapriccianti” – La Nazione – Toscana.
Firenze, 27 gennaio 2012 – E’ in corso anche in Toscana una operazione della Polizia postale di Palermo con la supervisione del Servizio di Polizia Postale e delle Comunicazioni di Roma contro la pedopornografia online, che ha gia’ portato a sei arresti e una trentina di denunce per detenzione di materiale pedopornografico.
Alcune centinaia di uomini e donne della Polizia di Stato hanno eseguito fin dall’alba una trentina di perquisizioni in 13 regioni: Calabria, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Sicilia, Veneto, Puglia e appunto Toscana.
Durante le perquisizioni sono stati rinvenuti e sequestrati numerosi computer, cellulari, video-camere, macchine-fotografiche e migliaia di supporti informatici ritenuti particolarmente utili per il prosieguo delle indagini: dalle analisi dei file illeciti acquisiti, infatti, la polizia spera di poter identificare i minori coinvolti e abusati.
L’operazione della Polizia Postale palermitana rappresenta il frutto di una complessa indagine durata un anno e mezzo, ed alla quale è stato dato il nome di “Fabulinus”, una divinità romana protettrice dei bambini, attraverso la quale gli specialisti della “Postale” hanno individuato una rete di soggetti che, tramite il network eDonkey e il programma emule (software applicativo “open source”, conosciuto in tutto il mondo), diffondevano e scaricavano materiale pedopornografico consistente in video ed immagini a carattere sessuale di bambini in tenera età definiti ”raccapriccianti” dagli inquirenti.
Il lavoro e la crisi: cronache di ordinario capitalismo – ControLaCrisi.org.
Lavoro e capitale
Avrei voluto celebrare questa data, così significativa per noi comunisti, con animo ben diverso. Noi sappiamo dare ai simboli il valore che meritano e, insieme, non ci piace togliere lo sguardo dalla realtà concreta. Per questo, i compagni di Livorno hanno voluto evitare di dare a questa ricorrenza un significato meramente celebrativo e hanno deciso di dedicare il nostro incontro alla realtà del lavoro.
Una realtà pesante, per questo territorio e in generale per il Paese, come si evince anche dall’intervento introduttivo che mi ha preceduto: decine e decine di fabbriche in crisi, migliaia di lavoratrici e lavoratori con la prospettiva immediata di perdere il loro posto di lavoro.
Una miriade di aziende piccole e medie; e grandi insediamenti produttivi. Come Fincantieri, i cui lavoratori ad Ancona riescono con la lotta ad impedire la chiusura di una sede che è parte della storia di quella città; ma che in un’altra sede non troppo lontana da qui, a Sestri Ponente, intende mandare in cassa integrazione 740 addetti (2 mila e 500, considerando l’indotto), senza che sia indicata una vera prospettiva di sviluppo del settore. Continua a leggere
Siria. Dove sono finite le rose di Damasco? – E – il mensile online.
Naomi Deledda
A Damasco regna la calma. Una calma che é solo apparente. Abu Samer, proprietario di un piccolo chiosco, che vende menaish (focacce) nel quartiere centrale di Babtuma, é da mesi ormai che alle sei del pomeriggio torna a casa.
”Le strade di sera sono vuote e ritornare tardi diventa sempre più pericoloso”, racconta pensando a come farà a pagare i debiti che gli restano, visto che le vendite si sono più che dimezzate da quando é iniziata la rivoluzione.
”I servizi segreti del regime controllano i vari quartieri della capitale sopratutto le strade che dal centro di Damasco portano verso la periferia”, racconta Yassin, 23 anni, che da mesi ormai non riesce a seguire i corsi alla facoltà di lettere all’Università di Damasco dove é iscritto da tre anni. A marzo gli mancavano solo tre esami per finire e poi si sarebbe dovuto sposare, racconta, ”ma nella rivoluzione non c’é tempo nemmeno per l’amore”, dice ironico.
”Il regime presto cadrà”, é questo un ritornello che accomuna le tante conversazioni avute con alcuni residenti di Damasco, una certezza questa che però spalanca le porte dell’ignoto o forse dell’inferno. Continua a leggere
contropiano.org – Il costo della crisi: chi paga, chi guadagna.
Anche la Banca d’Italia tira le somme sui costi sociali della crisi e vede quel che noi sappiamo, ma lo fa ovviamente in modo scientifico: la crisi c’è, ma per la maggioranza è un dramma, per pochi è una manna.
Gli squilibri vengono accentuati, la coesione sociale salta, le condizioni di vita diventano meno tollerabili.
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È una piramide con una base sempre più larga e un vertice più sottile quella che emerge dai dati di Bankitalia sulla distribuzione dei redditi e della ricchezza. Solo un paio di dati: nel 2010 il 14,4% della popolazione era ufficialmente in una situazione di povertà a causa di un reddito insufficiente. Il tutto mentre il 10% delle famiglie più ricche possiede il 46% della ricchezza totale stimata in circa 9 mila miliardi di euro. Semplificando, circa 6 milioni di italiani possiedono – in media – una ricchezza di quasi 4200 miliardi, circa 700 mila euro a testa, contro 54 milioni di persone che – sempre in media – hanno un patrimonio di circa 90 mila euro. Continua a leggere
Manifestazione per Emanuela Orlandi ‘attenzionata’ da gendarme (e fotografo) vaticano
(Foto da Web, N.R.) Particolarmente ‘osservati’ i manifestanti che sabato scorso hanno partecipato alla mobilitazione organizzata dal fratello di Emanuela Orlandi, Pietro, per chiedere al Vaticano di far luce sulla scomparsa della giovane. Un uomo è stato infatti notato mentre fotografava, con una certa insistenza, i manifestanti raccolti davanti alla basilica di Sant’Apollinare. In particolare chi distribuiva volantini e gli striscioni. Nella chiesa in questione è sepolto, col beneplacito della Chiesa, il boss della Banda della Magliana ‘Renatino’ De Pedis. Si è scoperto che il curioso fotografo è un gendarme del Vaticano in borghese, riconosciuto da diverse persone che hanno contattato mercoledì sera il programma Chi l’ha visto?. Il caso è arrivato anche in Parlamento. Walter Veltroni (Pd), che già aveva contestato la sepoltura del malavitoso nella chiesa e chiesto lo spostamento della salma, ha presentato una interrogazione al ministro dell’Interno. Per sapere se le autorità italiane fossero a conoscenza della questione e “se non si ritenga improprio e pregiudizievole l’atteggiamento delle forze di sicurezza vaticane”. Intente, ricorda Veltroni, “a identificare cittadini che manifestavano nel territorio italiano” in maniera pacifica.









































