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3 Comments

  1. Alla cortese attenzione

    dei Responsabili

    di NUOVA RESISTENZA

    Buongiorno

    Mi chiamo VITTORIANO MEZZI
    e Vi scrivo da Fontanellato (Parma) dove risiedo.
    Ho 54 anni.
    Sono padre di due bambini
    e, come tanti, italiani, spagnoli e francesi…
    – almeno quei fortunati che un lavoro ancora ce l’ hanno –
    lavoratore precario.

    Come cittadino italiano ed europeo

    sento il dovere di scriverVi,

    dopo le recenti elezioni europee,

    perché

    la crisi economica continua ad avere un impatto devastante
    sulle popolazioni europee,
    aumentando i bisogni primari di sussistenza di donne,
    uomini e bambini
    – I dati dell’ Eurostat – che monitora 32 paesi –
    nel 2013 concludevano che sono 43 milioni gli europei che non hanno cibo a sufficienza tutti i giorni,
    mentre sono 120 milioni quelli a rischio povertà –

    e perché,

    nell’interesse e per il bene
    di tutte le famiglie italiane
    (ma anche spagnole e francesi, ecc.)
    esiste una eccellente proposta
    per superare la crisi
    che è bene conosciate
    e che, spero, contribuirete a far conoscere) :

    I Certificati di Credito Fiscale,
    la riforma “morbida”
    del Sistema Monetario Europeo
    di MARCO CATTANEO

    “Mi chiamo Marco Cattaneo e da quasi trent’anni
    mi occupo di finanza aziendale e investimenti,
    soprattutto in piccole e medie imprese
    (il mio blog : bastaconleurocrisi.blogspot.it).

    Voglio illustrarvi il mio progetto
    su come risolvere il grave deterioramento della nostra economia.
    Si può fare, e rapidamente.
    La chiave è agire sulla tassazione del lavoro,
    utilizzando un nuovo strumento monetario.

    Premessa: la crisi non nasce dal debito pubblico.

    Nel 2011 era il 120% del PIL come nel 1995.
    USA, Francia, Germania, Inghilterra sono saliti in media dal 60% al 90%.
    Abbiamo dunque accorciato le distanze, non le abbiamo allungate.
    Il debito nel 1995 non era un grande guaio: perché lo è diventato adesso?
    E perché sono andate in crisi anche Spagna e Irlanda,
    dove il debito era basso ?
    Nell’estate del 2011 lo spread è salito e si è detto:
    il debito è costoso, quindi va ridotto.
    Invece il fenomeno è un altro.

    Dall’introduzione dell’euro,
    i costi di produzione e i prezzi, nei disciplinati paesi nordeuropei,
    sono cresciuti meno di quelli del sud.
    Il delta medio è stato poco più di un punto all’anno,
    ma il cumulo ha prodotto una differenza del 20% circa.
    In passato le monete del nord si rivalutavano.

    Con l’euro si sono invece prodotti sbilanci commerciali,
    e quindi accumuli di crediti del nord verso il sud.
    I creditori hanno cominciato a temere per i loro crediti
    e il timore riduce le quotazioni.
    Un BTP con un valore di rimborso di 100 cala a 80.
    Se la quotazione cala, il costo sale.
    Fraintendendo le origini della crisi,
    Monti ha agito su debito pubblico e spesa, quindi con tagli e tasse.
    Lo spread è sceso, ma solo per gli interventi della BCE.
    Ma nel frattempo l’austerità ha compresso il PIL,
    che nel 2012 è caduto del 2,5% e nel 2013 calerà ancora.
    E non c’è inversione in vista.

    Il problema è la rigidità dell’euro:
    “I cambi flessibili erano l’ammortizzatore che compensava gli squilibri,
    il riduttore – direbbe un ingegnere meccanico –
    che trasmetteva il movimento senza sfridi tra ingranaggi
    che ruotano a velocità diverse“.
    Invece di svalutare il cambio,
    con la moneta unica i paesi in difficoltà devono svalutare i salari.
    Strada dolorosa, iniqua, antisociale. E destinata a fallire:

    il PIL cala,
    il gettito dovuto alle maggiori tasse viene eroso
    dal calo di base imponibile,
    il credito si blocca,
    le imprese non hanno soldi per investire e diventare più efficienti.
    Anzi spesso delocalizzano o chiudono.

    Oltre a svalutare la moneta o svalutare i salari, però,
    una terza strada per riequilibrare i costi tra nord e sud è possibile:
    abbassare le tasse sul lavoro.

    In Italia i costi di lavoro annui sono quasi 1.000 miliardi.
    I lavoratori ne percepiscono circa 500, il resto sono tasse e contributi.

    Immaginiamo di ridurre del 10% il costo lordo per l’azienda (100 miliardi)
    e di aumentare del 10% il netto per il dipendente (50 miliardi):
    immaginiamo un’operazione da 150 miliardi in tutto.

    Come finanziare questi 150 miliardi ?

    Qui entra in gioco il nuovo strumento: i Certificati di Credito Fiscale.

    Aziende e dipendenti continuano a versare gli stessi importi di prima,
    per tasse e contributi, ma ricevono nello stesso tempo questi Certificati.
    Immagina che il tuo netto sia 30.000 € all’anno,
    mentre al lordo di tasse e contributi al tuo datore di lavoro ne costi 60.000.
    Tu continui a percepire 30.000 €.
    In aggiunta, lo Stato ti assegna un Certificato per 3.000 € d’importo.
    L’azienda continua a pagare 60.000 €,
    ma lo Stato italiano gli assegna un Certificato per 6.000 €.

    I Certificati sono utilizzabili per qualunque pagamento dovuto allo Stato,
    a partire da due anni dopo l’emissione.

    Se nel 2013 ti arrivano Certificati per 3.000 euro,
    nel 2015 potrai usarli per pagare tasse, imposte, ticket sanitari…
    perfino multe!

    In pratica è un forte sgravio fiscale sul lavoro, con effetti differiti.
    Inoltre, lo sgravio assume le vesti di un titolo.
    Se non ho bisogno dei soldi subito, mi tengo i Certificati.
    Se no li vendo: hanno un valore certo, realizzabile a due anni,
    quindi sarà possibile comprarli e venderli come un titolo di Stato,
    con uno sconto basato sugli interessi di mercato.

    Punto importante: i Certificati non sono debito.

    Lo Stato non li rimborserà,
    ma li accetterà per qualsiasi pagamento:
    è moneta, non debito.

    Rispetto al contante tradizionale, però, l’utilizzo è differito di due anni.
    Il differimento serve perché al momento dell’utilizzo
    i Certificati ridurranno gli euro incassati dallo Stato.

    Non è un problema se nel frattempo l’economia è cresciuta
    e i maggiori introiti compensano quindi l’utilizzo dei Certificati.
    Finanzio quindi un calo delle imposte emettendo una “simil-moneta”
    utilizzabile nei confronti dello Stato italiano (non in tutta l’area euro).

    Se fosse la BCE a stampare euro, ci sarebbe inflazione in Germania,
    dove la domanda non è depressa.
    La UE non ce lo contesta?
    No: l’Italia non rimborserà i Certificati in cash:
    s’impegna solo ad accettarli in pagamento.
    E’ sui debiti da pagare cash che abbiamo vincoli con la UE,
    legati alle garanzie che sono state fornite.
    Con i Certificati non stiamo chiedendo nulla a nessuno,
    ci stiamo attrezzando per portare la nostra economia a regime.

    I Certificati produrranno una forte ripresa:
    grossa riduzione dei costi aziendali, quindi più competitività,
    e insieme molto più potere d’acquisto per i singoli.
    Questo rovescia gli effetti dell’austerità
    e avvia subito una crescita di domanda sia interna che estera.
    150 miliardi sono quasi il 10% del PIL, pari all’“output gap”,
    la differenza tra PIL effettivo e potenziale
    – quello che avremmo in condizioni normali.
    Il “buco” si è formato prima per effetto della crisi 2009,
    non è stato recuperato
    e si è aggravato nel 2012 a causa dell’austerità.
    Questo è il recupero ottenibile in un paio di anni.
    L’intervento sul cuneo fiscale svolge funzioni
    simili a un riallineamento valutario.
    In un sistema di cambi flessibili i paesi più competitivi rivalutano.
    Questo riequilibra i costi di lavoro per unità di prodotto.
    Qui otteniamo un effetto analogo per un’altra via.

    Perché preferisco questa via rispetto all’uscita dall’euro,
    che pure ritengo attuabile?
    Gli impatti negativi di cui si vocifera
    – crollo dell’economia, megainflazione – sono fantasie.

    Gruppi di interesse forti, però, remano contro.

    Il rischio è proseguire con i “cerotti”,
    facendo il minimo per evitare crolli, default,
    ma senza risolvere le cause,
    con il Sud Europa che resta depresso,
    con alta disoccupazione e malessere sociale.

    Quali sono questi gruppi d’interesse,
    e perché dovrebbero accettare viceversa
    un sistema di certificati di credito fiscali?

    In realtà la soluzione Certificati è molto più accettabile, per loro,
    rispetto alla rottura dell’euro.
    Il primo dei tre gruppi sono gli organismi europei: UE e BCE.
    Non dico che il progetto li entusiasmerà,
    perché ricrea autonomie nazionali
    mentre loro spingono per la centralizzazione: il “più Europa”.
    Tuttavia, è innegabile che sia molto meglio un euro riformato che la fine dell’euro !

    Poi vengono i creditori internazionali, il secondo gruppo di interesse.

    Per loro, tutto ciò che riduce il rischio di default dei singoli stati,
    o di fuoriuscite che implichino un rimborso in moneta svalutata,
    evidentemente è positivo.

    Il terzo gruppo sono gli industriali tedeschi, del nord Europa.
    L’euro che si spezza li lascia con una moneta
    (che sia Euro Nord, Euro Residuo o Nuovo Marco)
    fortemente rivalutata, con conseguente perdita di competitività
    verso il resto del mondo.

    La riforma “morbida” dei Certificati di Credito Fiscali invece no.
    Certo, avranno più concorrenza dal sud,
    ma i surplus commerciali nord-sud sono in calo,
    quindi anche lo status quo non è più così interessante.

    Tra l’altro la riduzione degli squilibri commerciali
    non indica che i problemi si stiano risolvendo
    (come qualcuno sostiene).
    Il Sud è in depressione e l’import è crollato.

    Gli scambi devono equilibrarsi a fronte di un buon livello di attività,
    non perché il PIL dei paesi deficitari affonda.
    Il progetto Certificati rende il sud competitivo
    e insieme aumenta il potere d’acquisto interno.
    L’Italia esporterà di più e comprerà anche di più, anche dalla Germania.
    Ci sarà un equilibrio, ma a livelli di attività ben più alti.

    Dico “sud”, non solo Italia,
    perché i Certificati sono utilizzabili
    in tutti i paesi in deficit di competitività rispetto al “centro”,
    cioè rispetto alla Germania.

    I paesi chiave sono l’Italia, la Spagna e anche la Francia,
    che è in una situazione intermedia
    e dovrebbe quindi attivarli in proporzioni meno accentuate.

    Con i Certificati di Credito Fiscale avremo così reso il sistema
    sostenibile ed efficiente,
    usando una leva di intervento, di flessibilità,
    per armonizzare le varie economie.
    Italia e Sud Europa usciranno dalla depressione
    e verrà meno il grande fattore di instabilità
    che oggi preoccupa il mondo, non solo l’Europa.
    Il progetto Certificati, la riforma del sistema monetario,
    risolve la depressione dell’economia.

    Faccio quindi appello alle forze politiche
    perché questo sistema venga esaminato,
    discusso ed eventualmente introdotto nei programmi di governo.
    Non è un progetto di destra né di sinistra, non è statalista né liberale.

    E’ il rimedio a un meccanismo sbagliato,
    a un difetto di costruzione del sistema euro.

    L’Italia ha un grande tessuto di imprenditoria,
    soprattutto di piccole e medie aziende.
    Le possibilità di recupero, di forte ripresa, ci sono tutte.
    Dobbiamo solo rimuovere un blocco.

    Per citare Keynes, ai tempi della Grande Depressione,
    l’auto ha solo la batteria scarica.
    Se la sostituiamo, tornerà a funzionare esattamente come prima”.

    L’editore Hoepli, MARCO CATTANEO e GIOVANNI ZIBORDI
    hanno pubblicato un libro intitolandolo “La soluzione per l’euro”.

    “LA”, non “una”.

    NON è la “centesima ottima soluzione”.
    Dove sono le altre novantanove ?

    Si può risolvere la crisi dell’euro modificando tutti i limiti di rapporto deficit pubblico / PIL,
    facendo sottoscrivere o garantire dalla BCE le maggiori emissioni di debito e utilizzandole, nella misura necessaria, per ridurre le tasse sul lavoro e riportare il costo del lavoro per unità di prodotto di tutti i paesi dell’Eurozona
    al livello della Germania ?
    Tecnicamente sì.
    Politicamente non se ne parla.

    La Germania può incrementare il suo costo del lavoro del 20% ?
    Tecnicamente sì.
    Politicamente non se ne parla.

    La Germania può uscire lei dall’euro ?
    Tecnicamente sì e questo risolverebbe (in parte, non del tutto)
    alcune delle complicazioni tecniche del breakup.
    Politicamente, non se lo sogna neanche.

    Funzionerebbe l’adozione dell’”eurobancor” ?
    Tecnicamente sì. Ma a parte la complicazione di un accordo che coinvolge vari paesi,
    la Germania non ci starà mai, e ritorniamo quindi al problema di come gestire il breakup.

    Magari altre novantanove soluzioni completamente diverse esistono.
    Io però non ne ho vista neanche una
    – a parte la Riforma Morbida, si capisce –
    dotata delle seguenti caratteristiche.

    Certo, sono tutti punti tecnici.
    E le logiche della politica, della comunicazione e della formazione del consenso della pubblica opinione
    hanno spesso poco a che vedere con la tecnica.
    Se non fosse così, del resto, l’euro non sarebbe mai nato.

    Però la battaglia per superare la crisi economica
    e per ripristinare la sovranità monetaria dell’Italia è lunga e difficile.
    Mi piacerebbe che qualcuno mi spiegasse come e perché ignorare una strada semplice
    e continuare a insistere su quelle complesse dovrebbe aiutare a vincerla.

    UNO.

    Può essere adottata per iniziativa unilaterale

    da ogni singola nazione.

    DUE.

    Non modifica nessuno dei rapporti contrattuali in essere.

    Crediti, debiti, contratti di lavoro, pensioni eccetera rimangono in euro.

    TRE.

    Permette al paese che la adotta di incrementare la domanda interna

    e il valore effettivo delle retribuzioni, di ritornare al pieno impiego

    e nello stesso tempo di abbassare il costo del lavoro

    per unità di prodotto delle sue aziende,

    evitando quindi sbilanci commerciali con l’estero.

    QUATTRO.

    Consente al paese che la adotta di finanziarsi con emissioni di titoli

    in moneta sovrana

    e quindi di emanciparsi dai mercati dei capitali internazionali.

    CINQUE.

    Non crea perdite a nessun detentore di crediti finanziari

    verso controparti (pubbliche o private) italiane

    ed evita quindi contenziosi legali

    e azioni di rivalsa verso beni italiani all’estero.

    SEI.

    Non deve essere adottata di sorpresa ed evita quindi tutti i rischi

    legati a fughe di notizie, turbolenze sui mercati finanziari,

    fughe di depositi bancari.

    SETTE.

    Non implica una svalutazione e quindi non produce incrementi

    nei costi delle materie prime e dei beni importati in genere.

    OTTO.

    Non impone ai paesi settentrionali dell’Eurozona

    la rivalutazione della moneta da loro utilizzata.

    N.B.
    Prima di ritenere poco efficace la proposta suddetta,
    Vi invito a leggere attentamente le repliche del CATTANEO alle critiche
    mosse, per es., dal prof. BAGNAI, leggendo le sue repliche alle “domande frequenti”,
    leggendo le repliche alle obiezioni fatte anche dal buon ZIBORDI,
    approfondendo la conoscenza della proposta stessa
    nel blog di MARCO CATTANEO : bastaconleurocrisi.blogspot.it

    Note sull’autore:
    MARCO CATTANEO, nato a Magenta (MI) nel 1962,
    si è laureato a pieni voti in economia aziendale (Bocconi 1985).
    Tra il 1985 e il 1994, ha ricoperto cariche nell’area pianificazione,
    controllo, finanza aziendale e finanza straordinaria
    presso il Gruppo Montedison.
    Dal 1995 gestisce fondi e rappresenta primari investitori internazionali
    in operazioni di private equity.
    Nella sua qualità di amministratore delegato di LBO Italia (1995-2007)
    e di presidente di CPI Private Equity (dal 2008 in poi)
    ha finalizzato undici operazioni di investimento
    in società imprenditoriali italiane
    di dimensione compresa tra i 10 e i 50 milioni di euro di fatturato,
    supervisionandone la gestione
    e sovraintendendo alla loro valorizzazione nel tempo.

    Si sta preparando
    (6 giugno 2014)
    un evento di presentazione del libro
    La Soluzione Per l’Euro –
    200 Miliardi Per Rimettere in Moto l’economia italiana

    nella Repubblica del Titano
    e in collaborazione con Asset Banca…

    RingraziandoVi sinceramente,

    Spero Vorrete contribuire a far conoscere questa grande proposta

    Un cordiale saluto

    VITTORIANO

  2. Sede: Via Sallustiana 15, 00187 Roma
    telefono/fax 06-64824220
    email: info@anddos.org

    COMUNICATO STAMPA

    Esprimiamo profonda indignazione alla notizia del mancato rinnovo contrattuale, dell’Istituto religioso Sacro Cuore di Trento, ai danni della propria docente, accusata di diverso orientamento sessuale. Un episodio grave che ci preoccupa e che deve fare riflettere tutti se verranno confermate le motivazioni del licenziamento: la discriminazione da orientamento sessuale è un delitto alla dignità umana che non può passare impunito da parte delle istituzioni, né lasciato cadere nell’indifferenza da parte dell’opinione pubblica.
    La nostra Repubblica ormai, più che fondata sul diritto al lavoro, sembra sempre più fondata su una discriminazione che diventa violenza verbale, psicologica e quindi anche fisica: ci rincresce constatare che il nostro Paese sia sempre più inadeguato a rappresentare i diritti civili e sociali non solo della comunità lgbt, causa l’enorme vuoto legislativo che ancora permane in materia di diritti civili. Continueremo, come Associazione ANDDOS, la nostra battaglia di parità e libertà, perché crediamo in uno stato laico, inclusivo e rispettoso di tutte e tutti.
    Rivolgiamo un accorato appello al Ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, perché faccia piena luce sull’increscioso episodio e raccolga gli elementi utili a chiarire la vicenda per verificare la veridicità della notizia. Nel caso venissero confermate le motivazioni discriminatorie, ci aspettiamo dal Ministro severi provvedimenti nei confronti dell’istituto Sacro Cuore, perché lo Stato non può permettersi di erogare finanziamenti pubblici a scuole che operano con discriminazione e quindi con principi anticostituzionali.
    Mario Marco Canale
    Presidente Nazionale ANDDOS

  3. sno d’accordo cn lei mr. Marco Canale…..ma è anche questo il lavoro di una nuova resistenza…..grazie e auguri

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  1. Radio NuovaResistenza | radio.nuovaresistenza.org - […] classe, all’integralismo  religioso o di genere al fascismo e al nazionalismo. si legga il disclaimer  riferito alle notizie e…
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