Ibrhim Hadyya, è stato prelevato con il fratello (rilasciato subito dopo), da un gruppo di uomini armati a Bengasi.

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ll corrispondente locale dell’agenzia francese Afp è stato rapito lunedì notte da un gruppo di uomini armati a Bengasi.
Lo riporta il sito del quotidiano in arabo Al Qods Al Arabi che ha sede a Londra precisando che l’uomo, Ibrhim Hadyya, è stato prelevato con il fratello(rilasciato subito dopo), da un gruppo di uomini armati.
Ibrahim Hadyya, sempre secondo la stessa fonte, sarebbe stato rapito, insieme al fratello, mentre passeggiava. I due sono stati avvicinati da un gruppo di uomini armati che si sarebbero spacciati per agenti di polizia e che li avrebbero costretti a salire su una automobile, che si è poi allontanata ad alta velocità. Il fratello del giornalista è stato rilasciato poco dopo.
Globalist.it | Libia, rapito il corrispondente della France Press.
Premier accusa movimento Ansar Ashariaa

Kairouan, 20 mag. (TMNews) – Un manifestante è stato ucciso da un colpo di pistola durante i violenti scontri che si sono verificati ieri a Tunisi tra i militanti salafiti e le forze di polizia, dopo il divieto di raduno imposto al movimento jihadista Ansar Ashariaa.
IL primo ministro tunisino Ali Larayedh ha definito il gruppo “terrorista” e ha addossato ai suoi militanti la responsabilità delle violenze di ieri: “Ansar Ashariaa è un’organizzazione illegale che sfida e provoca l’autorità dello Stato”, ha dichiarato Larayedh alla televisione pubblica a margine di un viaggio nel Qatar.
Le violenze sono scoppiate nel pomeriggio in diversi quartieri periferici della capitale dove centinaia di manifestanti, armati di pietre, coltelli e molotov si erano rifugiati dopo essere stati cacciati dal centro dalle forze di sicurezza, che hanno fatto ricorso a lacrimogeni, proiettili di gomma e blindati. Il ministero ha riportato “alcune decine di arresti di banditi e di salafiti” in tutta la Tunisia.
Tunisia/ Scontri tra salafiti e polizia:un morto,feriti e arresti.
Il rappresentante sindacale è stato ucciso con quattro colpi di pistola. Steve Khululekile avrebbe dovuto testimoniare sul massacro di Marikana: 34 morti

Sale la tensione nella cintura di platino di Rustenburg. Domenica un rappresentante sindacale dell’Association of Mineworkers and Constraction Union (AMCU) è stato ucciso con quattro colpi di pistola da un gruppo di uomini con il passamontagna a poca distanza dalla miniera di Khomanani, dell’Anglo American Platinum (AMPLATS). Steve Khululekile, 46 anni ed ex sostenitore del National Union of Mine Workers (NUM), avrebbe dovuto testimoniare proprio ieri davanti alla commissione d’inchiesta sul massacro di Marikana dell’anno scorso, quando circa 34 persone vennero uccise in scontri con la polizia.
A dare prova degli attriti tra i due sindacati, le dichiarazioni del tesoriere nazionale di AMCU, Jimmy Gama, il quale ha già puntato il dito contro i sostenitori del NUM. Dopo gli scioperi selvaggi del 2012, anche quest’anno si temono forti disordini a seguito del taglio di 6 mila posti di lavoro annunciato venerdì da Amplats. Furiosa nei giorni scorsi la reazione dell’African National Congress (ANC) – partito di governo dal 1994 – che ha accusato il primo produttore mondiale di platino di comportarsi in modo infantile. Continua a leggere
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Nena News - Il licenziamento di migliaia di minatori sudafricani in nome del profitto. In una fredda mattina d’autunno lavoratori della miniera di Khuseleka aspettano di conoscere la loro sorte, in che stato d’ansia è facilmente immaginabile se si considera che in media un minatore ha otto famigliari a carico. Dopo mesi di trattative con il governo e i sindacati, ieri l’Anglo American Platinum, il colosso minerario primo produttore mondiale di platino – di proprietà per l’80% dell’AngloGold American – ha annunciato il nuovo piano di risanamento che prevede il taglio di 6 mila posti di lavoro nella regione mineraria di Rustemburg. Tagli cruciali per ristabilire i profitti secondo Amplats, che punta a ridurre la produzione annua di 250 mila once, vale a dire del 4,5% di quella mondiale per risparmiare entro il 2015 circa 423 milioni di dollari.
I minatori decideranno in assemblea nei prossimi giorni come rispondere, mentre i leader dell’Association of Mineworkers and Construction Union’s (Amcu) hanno già fatto sapere che non sosterranno eventuali azioni di protesta o scioperi illegali.
Dopo le proteste di gennaio seguite all’annuncio iniziale del taglio di circa 14 mila posti, la tensione resta alta nella regione mineraria a ridosso di Johannesburg, tra la cintura di platino delle miniere di Rustemburg e le baraccopoli circostanti. Continua a leggere
Nena News Agency | Polisario: ci armeremo contro il Marocco.
dalla redazione. Roma, 13 maggio 2013, Nena News – Mohamed Abdelaziz, capo del Fronte Polisario, ha lanciato ieri un duro avvertimento: il movimento per la liberazione del Sahara Occidentale è pronto ad imbracciare le armi per ottenere l’indipendenza dal Marocco, nel caso in cui le Nazioni Unite non riescano a risolvere la questione attraverso la diplomazia. Il Marocco ha annesso l’ex colonia spagnola – ricca di minerie di fosfato, di petrolio e di gas e confinante con Algeria, Mauritania e Marocco – nel 1975, con un atto mai riconosciuto dalla comunità internazionale. Il Fronte Polisario (abbreviazione di Frente Popular de Liberaciòn de Sanguìa el Hamra y Rio de Oro) è stato fondato nel 1973. Movimento nazionale di liberazione, è riconosciuto alle Nazioni Unite come rappresentante del popolo del Sahara Occidentale, circa un milione di persone – tra tribù beduine, berbere e arabe – che vivono in un’area per lo più desertica. Il Fronte Polisario ha rigettato in passato la proposta di amministrare autonomamente la regione, restando comunque sotto la sovranità marocchina. Due anni dopo l’indipendenza dalla Spagna, il movimento ha preso le armi iniziando azioni di guerrilla contro lo Stato marocchino, fino al 1991, anno del cessate il fuoco negoziato dalle Nazioni Unite. E oggi Abdelaziz mette in dubbio una tregua lunga oltre 20 anni, puntando al referendum popolare, sancito da diverse risoluzioni ONU. L’alternativa è il ritorno alla lotta armata. Continua a leggere

La notizia si è diffusa oggi, ma i vertici del Comitato Palermo Pride, l’avevano appresa direttamente dall’insegnante di lettere nella scuola italiana di Asmara «licenziato dal ministero degli Esteri italiano ed espulso dall’Eritrea perchè omosessuale». Paolo Mannina, appena rientrato in Italia dal Paese africano, ha provveduto ad avvertire Titti De Simone, ex parlamentare e presidente del Comitato Palermo Pride. «A licenziare Mannina – dice l’esponente di Palermo Pride – è stato il ministero degli Esteri italiano che non ha tutelato l’insegnante a contratto».
Contratto, incalza, interrotto «senza alcuna motivazione, accettando, di fatto una discriminazione assurda e ingiustificabile, odiosa perchè omofobica. La violenza morale e psicologica messa in atto dalle autorità eritree non sono state censurate dal governo italiano che, al contrario, ha imposto a Mannina di firmare un verbale di cessazione dal servizio». Continua a leggere






