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Come la sedicente guarda costiera libica, la guardia nazionale marittima tunisina cerca di intercettare e perseguitare le persone migranti senza tenere conto della loro situazione umanitaria o degli accordi internazionali

In un comunicato congiunto 36 organizzazioni della società civile, tra cui il Forum Tunisien pour les Droits Economiques et Sociaux (FTDES), Avocats Sans Frontières (ASF) e Migreurop, a un anno dal discorso razzista del presidente Kaïs Saïd, denunciano la sistematizzazione della violenza commessa dalle autorità tunisine contro le persone africane.

Si legge che le politiche dei governi che si sono succeduti in Tunisia hanno continuato a piegarsi ai dettami dell’Unione Europea per esternalizzare le frontiere, delegando tutta la gestione della sicurezza e la sorveglianza dei confini ai Paesi del Mediterraneo meridionale. Questa esternalizzazione è accompagnata da una condizionalità in base alla quale aiuti finanziari, sussidi e prestiti vengono erogati ai Paesi del Sud se accettano di svolgere il ruolo di guardie di frontiera. Queste misure sono state ratificate nell’ambito di accordi con alcuni Paesi del vicinato meridionale dell’Unione europea, violando ancora una volta la base fondamentale di qualsiasi partenariato, che può essere fondato solo su un rapporto equilibrato e di rispetto reciproco tra i Paesi del Nord e del Sud.

Oltre a intercettare le persone migranti nelle acque territoriali nazionali, la Guardia nazionale marittima tunisina cerca di perseguirli all’interno del Paese, in particolare spostandoli arbitrariamente, senza tenere conto della loro situazione umanitaria o degli accordi internazionali firmati e ratificati dalla Tunisia. Ciò è avvenuto in diverse regioni del Paese, dove le forze di sicurezza hanno scelto di spingere i migranti verso alcune aree periurbane, in particolare El Aamra, El Jédériya e Kasserine, dove la situazione è sempre più preoccupante e allarmante.

Eccola la nuova Libia, la Tunisia. 

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