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tutti i giorni 4 nuove pagine di articoli presi dai media e dalla rete, opinioni di redazione e approfondimenti





 

gli articoli con la foto accanto al titolo sono completamente originali dei nostri collaboratori

Diritti sociali

A Falluja nascono centinaia di bambini con problemi al cuore, allo scheletro, al sistema nervoso, con malformazioni gravissime. Le armi degli americani sono molto probabilmente la causa dell’epidemia di danni genetici che colpisce e colpirà i bambini di Falluja. Ma è molto difficile provare la causa dell’orrore a cui è condannata la popolazione. È difficile persino raccogliere informazioni.

FALLUJA – Il midollo fuoriesce dalla spina dorsale di un neonato, un solo gigante occhio sul viso di un altro, un terzo piccolo è nato morto: ha soltanto metà testa. Non è l’unico. Un altro bimbo è privo di genitali, gamba sinistra e avambraccio destro.

“Ormai vediamo queste cose tutti i giorni”, dice Nadhem Shokr Al-Hadidi nell’ufficio amministrativo del Fallujah General Hospital – Non ho mai visto niente di peggio in tutta la mia carriera”.

È nato un bimbo con le braccia deformate e un buco nel cuore, un altro a cui fuoriesce la massa grigia dalla testa, ad un terzo gli “organi addominali cercano di uscire dal corpo”.  Continua a leggere

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Il Perù sta segretamente e attivamente cercando nuove riserve di gas all’interno delle aree tribali protette, in aperta violazione delle leggi che proibiscono lo sviluppo di progetti simili. La denuncia arriva dalla Ong in difesa dei diritti dei nativi Survival International, e riguarda la Riserva Nahua-Nanti nel Perù sud orientale.

Si tratta di una regione che ospita alcune tribù amazzoniche che hanno vissuto finora isolate, senza mai entrare in contatto con altre civiltà. A metterle a rischio, è la presenza degli ampi giacimenti di gas che fanno gola a Lima, la quale pare intenzionata a sfruttarli, calpestando diritti millenari e leggi vincolanti. Queste esplorazioni, infatti, sono state già inserite in un preciso progetto dal nome Camisea. Questo costringerebbe le tribù a sfollare, sradicandosi dalla propria terra, con la quale vivono da sempre in totale sintonia. E questo provocherebbe loro un grande trauma e molto disagio e rischi di sopravvivenza. Che aumenteranno se questi popoli si troveranno a vis à vis con ‘gli stranieri’, con la conseguenza che potrebbero persino morire per un raffreddore. Continua a leggere

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Stefano Pacini

di Stefano Pacini

Lo scenario è suggestivo: Larderello, le centrali Enel geotermiche sparse tra l’Alta Val di Cecina e le Colline Metallifere, a cavallo delle province di Pisa, Grosseto e Siena. Il paesaggio attraversato da decine di km di tubi sospesi in aria, i soffioni di vapore con il caratteristico odore di uova marce, piccoli paesi la cui economia ruota intorno a questa energia alternativa che pone la Toscana all’avanguardia. Ma il rovescio della medaglia si chiama amianto. Se ne parla poco, si minimizza, per alcuni è una storia vecchia. Per altri una ferita aperta e una ballata che sta facendo il giro d’Italia. Continua a leggere

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Gay/ Giornata mondiale contro l’omofobia e la transfobiaGay/ Giornata mondiale contro l'omofobia e la transfobia

Istituita dall’Ue nel 2005

Roma, 17 mag. (TMNews) – Si celebra oggi la Giornata internazionale contro l’omofobia e la transfobia, istituita dall’Unione Europea nel 2005, a 15 anni esatti dalla rimozione dell’omosessualità dalla lista delle malattie mentali nella classificazione internazionale delle malattie pubblicata dall’OMS.

Per l’occasione Arcigay ha realizzato, grazie ai fondi del 5×1000, una campagna di informazione e sensibilizzazione nazionale intitolata “Io denuncio”, che si rivolge direttamente alla comunità lgbt (lesbica, gay, bisessuale e trans) con 10mila manifesti e oltre 80mila flyer distribuiti dai comitati locali dell’associazione su tutto il territorio. La campagna, spiega Maura Chiulli, responsabile nazionale cultura dell’associazione, “vuole promuovere il ricorso alla denuncia quale strumento di contrasto all’omofobia. Denunciare è non essere né complici né vittime. Denunciare è un grande atto di responsabilità”.

Solo nel 2011 l’associazione ha registrato in Italia, nel report che diffonde ogni anno, più di 50 di casi tra violenze, aggressioni più o meno gravi, insulti, ricatti, rapine, divieti e bullismo. Il dato sottostima il fenomeno: omosessuali, lesbiche e trans non denunciano per paura.

viaTMNews – Gay/ Giornata mondiale contro l’omofobia e la transfobia.

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Rinascente/ Camusso con lavoratrici contro spilla sessistaRinascente/ Camusso con lavoratrici contro spilla sessista

Domani assemblea delle commesse con leader Cgil

Firenze, 17 mag. (TMNews) – Le commesse della ‘Rinascente’ di Firenze sono state dotate da qualche tempo di una spilla con un invito, ritenuto da loro equivoco, che recita: “Facile averla. Chiedimi come”. Il riferimento è alla Rinascente card, ma a denunciare l’implicito messaggio interviene in prima persona la leader della Cgil.

Susanna Camusso sarà a Firenze, oggi all’Hotel Tornabuoni dove dalle 11 saranno in assemblea le lavoratorici della Rinascente. Ci sono comunque altre denunce all’ordine del giorno, a partire dall’obbligo di lavorare 52 domeniche all’anno.

viaTMNews – Rinascente/ Camusso con lavoratrici contro spilla sessista.

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<< TRIESTE: IL 16 APRILE UNA RAGAZZA 32ENNE UCRAINA SI E’ SUICIDATA IN QUESTURA. LE INDAGINI HANNO SCOPERTO CHE L’UFFICIO DEL DIRIGENTE CARLO BIFFI ERA UN ALTARE
DEL DUCE. C’ERA LA SCRITTA “UFFICIO EPURAZIONE”. ORA E’ INDAGATO. >>
Sta assumendo aspetti più che inquietanti, anzi decisamente preoccupanti, la vicenda della morte di una giovane ucraina, Alina Bonar Diachuk. Alina, 32 anni, si è suicidata infilando il collo dentro un cappio che aveva appeso al termosifone della cella in cui era stata rinchiusa due giorni prima, nel commissariato di villa Opicina, a Trieste.

All’inizio la storia sembrava doversi risolvere in un triste caso di suicidio. Ma presto – anche grazie all’impegno dei giornali locali e dei mediattivisti – hanno cominciato ad emergere particolari poco chiari. Il primo: Alina non doveva essere lì. La ragazza, accusata di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, era stata scarcerata il 14 aprile dopo aver patteggiato. Che ci faceva allora, due giorni dopo, in una cella del commissariato? E che cosa era accaduto in quelle 48 ore? La ragazza dopo la sentenza era stata prelevata da una pattuglia della polizia, guidata da Carlo Biffi, capo dell’ufficio immigrazione e vicequestore. Secondo quanto ricostruito finora avrebbe dovuto essere trasferita nel Cie di Bologna. Fatto sta che dopo 48 ore era ancora a villa Opicina. Sulla stanza in cui era rinchiusa “vegliava” fissa una teelcamera di sorveglianza. A quanto pare la ragazza dopo essersi stretta il cappio al collo ha avuto un’agonia di 40 minuti: più di mezz’ora in cui nessuno ha dato uno sguardo alla telecamera. Cosa piuttosto grave, visto che la ragazza aveva già tentato il suicidio in carcere. Continua a leggere

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Ci vogliono nuove parole. Parole importanti. Solidarietà, partecipazione sociale, senso di comunità, di identità nazionale. Nessuno deve essere lasciato indietro. L’imprenditore che si suicida, di solito per non dover affrontare l’incapacità di mantenere la famiglia (come fai a dirlo a tua moglie?), è una maledizione che né lui, né noi ci meritiamo. La corte dei miracoli, di mendicanti, che si affolla nelle nostre città è sempre più formata da italiani. Persino gli extracomunitari stanno lasciando l’Italia, uno su quattro è rientrato nel suo Paese o ha cercato fortuna altrove. Continua a leggere

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Gli ultimi sviluppi di una corsa all’accaparramento delle terre coltivabili in Etiopia che genera fame e disperazione. Il caso del miliardario al-Amoudi. [Lorenzo Declich]


mercoledì 16 maggio 2012 10:14

Il miliardario etiope Mohammed al-Amoudi

Il miliardario etiope Mohammed al-Amoudi

di Lorenzo Declich

Mohammed Hussein al-Amoudi, che talvolta compare col titolo di “sheykh”, è il 64° uomo più ricco al mondo, il 5° uomo arabo più ricco al mondo, è fra i venti uomini più potenti d’Africa e anche l’uomo di pelle nera più ricco del mondo.

Uno che spariglia, anche se –strano– non compare fra i 500 uomini musulmani più influenti al mondo.

Più precisamente al-Amoudi è un uomo nato in Etiopia da madre hadramita (Yemen) e padre etiope, che oggi ha la cittadinanza saudita ed etiope.

Forbes lo racconta come un “self-made man”. Continua a leggere

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Agenzia de stampa latinoamericana Prensa Latina.

Bogotà, 15 mag (Prensa Latina) La Mesa Amplia Estudiantil (MANE) di Colombia parteciperà oggi in una giornata di proteste insieme alle centrali di operai e movimenti sociali contro il trattato di libero commercio (TLC) con gli Stati Uniti.

Gli studenti colombiani considerano che con la messa in vigenza del TLC a partire da questo martedì influirà sulla qualità dell’educazione superiore nel Paese. A questo riguardo, il portavoce della MANE, Jairo Rivera, affermò che attraverso questo trattato entreranno nella nazione sudamericana istituzioni di pessima qualità e alcune costose che nella pratica privatizzeranno l’educazione. Rivera avvertì che i settori meno privilegiati non potranno avere accesso a queste istituzioni costose, mentre si mette a rischio l’educazione pubblica. Il capitolo dei servizi sulle frontiere del TLC fa possibile l’entrata in Colombia di università di quel Paese, ma sfortunatamente saranno istituzioni di cattiva qualità, il cui influirà sui successi raggiunti, espresse. Spiegò che alle poche università di qualità potranno solo accedere le persone con denaro, mentre quelle di poca qualità saranno per coloro che non possano pagare per un’educazione migliore. “Le università corporative con il pretesto di ampliare il raggio d’azione finiranno col generare divergenze, persino con le grandi università del Paese ed alla fine, si toglie il privilegio del pubblico per quanto riguarda il finanziamento dello Stato”, indicò. Per il movimento studentesco colombiano ciò significa un danneggiamento serio per l’università pubblica. Perciò, sottolineò, parteciperemo energicamente in queste giornate di proteste, in cui parteciperanno anche centrali di operai e movimenti sociali. Intanto, la Centrale Unitaria dei Lavoratori (CUT) denunciò che il suddetto TLC, pregiudica gli operai nell’industria e nell’agricoltura, visto che non esistono termini d’uguaglianza per la disparità economica fra i due paesi. La CUT ricordò che solo il 4% dei lavoratori colombiani è sindacalizzato, in un Paese dove sono stati assassinati 30 sindacalisti nel 2011 e altri sette durante quest’anno.

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www.lucidamente.com – Ci risiamo, con la “strategia della tensione”.

Il vile attentato di Genova sembra innescare vecchi meccanismi del potere italiano, ben noti. Ma pochi li “vedono”

Le prime pagine dei giornali sono da giorni riempite dalle annotazioni sull’attentato compiuto a Genova al dirigente dell’Ansaldo Roberto Adinolfi. Pare per mano degli anarchici o, secondo un termine più moderno, anarco-insurrezionalisti.

Ecco, si ricomincia, ci risiamo, siamo alle solite! Sfruttando l’ignoranza, la corta memoria e l’indifferenza degli italiani, il potere mette in scena il solito, vecchio, espediente – puzzolente di muffa – della “strategia della tensione”. E gli italiani tornano a “terrorizzarsi”. Il potere torna a intimare: “Vedete chi sono i veri nemici della democrazia? Non le banche, non i governanti, non certo la finanza; i veri nemici sono i terroristi; dovete unirvi a noi per combatterli; amateci e venerateci e sarete ripagati dall’ordine e dalla sicurezza; vi chiediamo anche una piccola cosa: dateci mandato per fare leggi speciali contro gli assassini e i loro fiancheggiatori; vi assicuriamo che non dovrete più avere paura di niente, vi garantiamo una giustizia infinita”. Tutto qui il messaggio. Molto semplice, comprensibile da tutti.

Soprattutto comprensibile dagli ignoranti che non conoscono la storia, dai giovani rincoglioniti dalla tv spazzatura, nonché dai poveri di spirito, indifferenti e furbetti di ogni tipo di quartierino. Il potere, ogni volta che vede crollare le proprie fondamenta marce e incancrenite, ricorre a tali espedienti per rafforzarsi, per riprendere vita, per continuare a garantirsi privilegi, impunità e arbitrio. E la gente, ogni volta che avrebbe l’occasione di emanciparsi e dare una scossa al sistema del quale è succube, è felice di concedere quei privilegi in cambio dei rassicuranti resti del banchetto, delle briciole e delle ossa che rimangono sulla tovaglia. Continua a leggere

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Giorgio Salvetti
16.05.2012

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Dopo lo sgombero del Macao, l’assessore alla Cultura Stefano Boeri non nega che ci siano molte posizioni all’interno della giunta, ma rilancia: “Apriremo un’Officina e finalmente daremo spazio alla creatività”

 

L’assessore alla cultura di Milano, l’architetto Stefano Boeri, è stato tra i primi a visitare Macao e a riconoscere l’eccezionalità di quella che non è stata solo un’occupazione ma un’esplosione di creatività e voglia di fare. Ieri ha partecipato alla lunga riunione di giunta che è seguita alla sgombero. Lo intercettiamo mentre il sindaco sta andando finalmente a parlare con il «suo popolo». Boeri misura le parole, la situazione è delicata, e si capisce che non può dire tutto quello che sa e che pensa. «La mia posizione penso sia stata sempre chiara – premette – ma sono un assessore del Comune di Milano e difendo quanto deciso dalla giunta». Continua a leggere
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Alessia Patacconi è precaria dal 2003: “Devo rispettare l’esclusiva, reperibile h24, ma se voglio un figlio non ho tutele”. L’azienda ribatte: “Nessuno vuole cacciarla”

di FABIO TONACCI

“HAI due possibilità, o rinunci a due mesi di stipendio oppure ti risolviamo il contratto per negligenza”. Questa è la frase che l’annunciatrice 31 enne Alessia Patacconi, uno dei volti di Rai Tre con un contratto autonomo a tempo determinato, si è sentita dire al settimo mese di gravidanza dall’ufficio Risorse Tv della Rai. “Dopodiché  -  racconta lei  -  mi hanno attaccato il telefono in faccia”.

“Sono incinta – prosegue – non è accettabile un trattamento del genere, mi rivolgerò al mio avvocato”. Parole che hanno scatenato un putiferio. Per la Rai è un caso montato sul niente. “Nessuno la vuole cacciare”, dicono. Solo un fraintendimento, dunque? Oppure una gravidanza malsopportata o comunque poco tutelata dall’azienda pubblica? La storia di Alessia Patacconi merita di essere raccontata nei dettagli per evitare conclusioni troppo facili. Lavora come libera professionista per la Rai dal 2003. È una delle due annunciatrici del terzo canale. Ha una partita Iva e contratti annuali che finora le sono sempre stati rinnovati alla scadenza. Riceve 22.050 euro all’anno e, per averli, presenta ogni mese una fattura di circa 1.800 euro. A prescindere da quante ore e quanti annunci abbia fatto, la cifra è quella. Continua a leggere

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coordinamento:

Ken Sharo-Luna Rossa

Redazionali e Collaborazioni
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quotidiani 22 maggio 2012
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quotidiani esteri del 18 maggio 2012

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