La censura, dopo Twitter, approda anche sulla piattaforma Blogspot di Google. Ciò per limitare l’impatto di eventuali richieste di oscuramento o rimozione di contenuti, che provengano dalle varie autorità statali. Sono infatti note a tutti le pressioni di paesi come gli Usa, la Cina, la Russia e Cuba, per citare i più importanti, che hanno tutto l’interesse a controllare i flussi di informazione e di opinione sulla rete.
Vediamo allora come la Guida di Google spiega questa novità:
D: Perché vedo un URL modificato?
R: Durante le prossime settimane potresti notare che l’URL di un blog che stai leggendo è stato reindirizzato a un “ccTLD” dominio di primo livello nazionale (country-code top level domain). Ad esempio, se ti trovi in Australia e stai tentando di visualizzare [nomeblog].blogspot.com, potresti essere reindirizzato a [nomeblog].blogspot.au. Un ccTLD, se visualizzato, corrisponde al Paese in cui attualmente si trova il lettore.
D: Quando verrà visualizzata la modifica?
R: Regolarmente lanciamo aggiornamenti limitati, quindi durante i prossimi mesi sarà possibile visualizzare ccTLD in altri Paesi.
D: Perché accade?
R: La migrazione a domini localizzati permetterà di continuare a promuovere la libertà di espressione e la pubblicazione responsabile fornendo, nel frattempo, una maggiore flessibilità nell’adeguamento di richieste di rimozione valide conformi alle leggi locali. Tramite l’utilizzo di ccTLD, Continua a leggere
L’oscuramento più costoso del mondo » Piovono rane – Blog – L’espresso.
Nel rendiconto della Margherita si dice che nel 2010 il sito internet del partito è costato 533 mila euro, dopo che nel 2008 (a partito già defunto) era costato quasi 300 mila.
Singolare, diciamo, visto che l’ultima schermata del sito da vivo era questa, con tanto di chiara segnalazione in alto a destra dell’ultimo aggiornamento, avvenuto nel 2009:

Da allora la home è rimasta sempre uguale, fino al suo oscuramento con una coperta azzurra (così come appare anche ora) avvenuto tra il febbraio e l’aprile del 2010.
In pratica, dovremmo credere che nel 2010 hanno speso mezzo milione di euro per oscurare un sito.
10 cose che non sapete su Facebook | Il Post.

Quanto guadagna con i giochi, per esempio, o cosa succede se Zuckerberg muore: i documenti per la Borsa forniscono molte informazioni sulla società
Nel tardo pomeriggio di mercoledì 1 febbraio (in Italia era notte), Facebook ha presentato i documenti per l’offerta pubblica iniziale (IPO), il primo passo per potersi quotare in borsa. L’operazione era attesa da tempo e si prevede possa diventare la più grande IPO mai realizzata nella storia del Web. Facebook vuole infatti mettere insieme almeno cinque miliardi di dollari attraverso la propria quotazione, cifra che supera di oltre tre miliardi il precedente record dell’entrata in borsa di Google nel 2004.
Per ottenere il consenso della Security Exchange Commission (SEC), l’ente governativo che si occupa della borsa valori negli Stati Uniti, i responsabili di Facebook hanno dovuto rendere pubblici dati e informazioni che fino a ora non erano stati mai diffusi e che aiutano a capire che cosa sia diventata la società del social network in meno di otto anni dalla sua fondazione in uno dei dormitori di Harvard. Continua a leggere
Visiones Alternativas – La Ciberguerra contra Cuba y sus modalidades.
|
La acelerada revolución de la información, entre otros adelantos tecnológicos, han modificado sustancialmente la agresividad de Estados unidos hacia países y movimientos progresistas, mediante la implementación de un nuevo y eficaz modelo de agresión: las llamadas: “ciberguerra” (cyberwar) y la “guerra-en-red” (netwar), partiendo como base el concepto de que, el desvirtuar a su libre albedrío el contenido de la información, permite un efecto positivo en sus pretensiones hegemónicas, mediante la creación de falsas percepciones sobre un país, creación de confusión generalizada, satanización de figuras políticas y de naciones, así como la creación de condiciones para desestabilizar y fomentar la desobediencia social. En el caso de la cyber guerra se relaciona más estrechamente a conflictos bélicos y a la preparación y creación de condiciones para su desarrollo, mientras que la netwar se vincula mayormente al accionar en el plano ideológico, buscando posicionamientos en la opinión pública dentro de algunos países o a nivel internacional. De esta forma, la ciberguerra, apoyada en la llamada Revolución tecnológica Militar, permite la anticipación al conflicto o desarrollarlo, según los intereses de una potencia. Todo depende sobre cómo se use esta tecnología, cómo se organice su uso y se haga un empleo racional de la información como un recurso táctico estratégico. El propio presidente Barack Obama ha reconocido la importancia de la ciberguerra, particularmente en su discurso del 29 de abril de 2010, cuando reconoció públicamente: “Nuestra ventaja tecnológica es clave para el dominio militar de EE.UU”. Fue por ello que meses después, en octubre de 2010, ordenó la activación del cibercomando de EE.UU., arguyendo supuestas amenazas informáticas contra la seguridad nacional de su país. os Estados Unidos ostentan pleno control de las patentes del sector de las TIC, a la par que su control de la infraestructura de la Internet y los sistemas de hardware y software le otorgan la privilegiada capacidad de manipular la red a su antojo. En el caso de la Netwar, encaminada a implementarse dentro de la red a partir de lograr un posicionamiento dentro de la batalla de ideas, está bien claro que sus ejecutores deben tener bien claro no solo los contenidos ideológicos, la forma más adecuada de articular sus mensajes, sino también sus potenciales receptores. Aquí, desde luego, se buscan alianzas, divisiones, conflictos de opinión, manejo mediático y desfiguración de una realidad, así como la promoción de divergencias entre grupos sociales, satanización de individuos y proyectos sociales; todo ello elaborado con una sistematicidad permanente y organizada desde centros de definida identidad política. No obstante, no hay que ver separadas la ciberguerra de la Netwar, en la medida en que ambas se complementan mutuamente, en última instancia, a motivaciones políticas. Continua a leggere |
It’s hard to measure the full impact of the FBI shutdown of Megaupload. The site was responsible for a reported 4% of all internet traffic, with millions of registered, paying users happily up- and downloading everything from wedding pics to the complete Lady Gaga discography.
God knows how many of them were trafficking in crappy Hollywood films or dreck like the latest Chris Brown or Adele. All shit that will be footnotes some day in some knowing culture studies textbook look-back on the early part of this inglorious century, but otherwise forgotten, and thankfully so. As far as I’m concerned, people who up- or download any of that sludge should definitely be fined or sent to jail … but not for copyright violation. They should be fined or sent to jail for disseminating the corporate roach-vomit that constitutes most of contemporary American pop culture. You don’t even want to know what I think should be done to the people who create or publish that shit. Continua a leggere
Libertà su Internet, la Camera boccia l’emendamento Fava “bavaglio al web” | Redazione Il Fatto Quotidiano | Il Fatto Quotidiano.
Il regolamento prevedeva che qualsiasi soggetto interessato, e non solo la magistratura, poteva chiedere la rimozione di contenuti online giudicati “illeciti”. Ma la battaglia in Rete ha dato i suoi frutti: Tranne la Lega nord, tutte le forze politiche hanno votato contro
Censura a Internet? Prego, ripassare un’altra volta. E’ questo il senso del voto di oggi alla Camera che ha respinto l’emendamento alla legge comunitaria ribattezzato “bavaglio al web” presentato dal parlamentare della Lega nord Giovanni Fava. Con l’eccezione del Carroccio che ha espresso il suo sì, il regolamento è stato respinto da una maggioranza che farebbe impallidire anche quella che sostiene il governo Monti. Hanno votato contro Pdl, Idv, Fli, Api, Pd e Udc.
Ma cosa proponeva l’emendamento Fava? Secondo il regolamento, qualsiasi soggetto interessato avrebbe potuto chiedere ai provider la rimozione di un post o l’oscuramento di un sito qualora i contenuti fossero giudicati illeciti dal richiedente. Ora come ora un contenuto pubblicato su Internet può essere rimosso solo con un intervento della magistratura. Se la legge fosse passata, questo diritto si sarebbe esteso di fatto a chiunque, anche arbitrariamente, considerasse un qualsiasi contenuto “illecito”. Sorvolando sulla vaghezza della definizione “illecito”, l’emendamento avrebbe provocato un vero e proprio ingolfamento di moltissimi siti a cominciare da Google, Facebook e ovviamente Youtube. Ma c’è di più: tale normativa sarebbe stata in aperto contrasto con le direttive europee che prevedono la neutralità dei provider e dei fornitori di servizi su Internet. Continua a leggere
Da diversi mesi ci stiamo occupando di ACTA, abbiamo intervistato il Portavoce dell’UE per il commercio John Clancy e fatto un punto sulla protesta e seguito il percorso ‘legislativo’con il primo sì da parte di 22 Stati membri dell’UE. Siccome, come sempre, pensiamo che una protesta debba essere informata, continuiamo il nostro approfondimento proponendo questo articolo che analizza la fragilità e la debolezza della protesta contro questi accordi.
COSA ACTA NON DICE di Timothy B. Lee
(Questo pezzo è apparso originariamente su Ars Techica con il titolo ‘As Anonymous protests, Internet drowns in inaccurate anti-ACTA arguments’. Traduzione italiana di Fabio Chiusi)
Dopo la vittoria decisiva della Rete sullo Stop Online Piracy Act il mese scorso, gli attivisti online hanno cercato il prossimo bersaglio, e un numero crescente di loro ha scelto l’Anti-Counterfeiting Trade Agreement (ACTA), che è stato firmato dall’Unione Europea la settimana scorsa. Infatti, la rinnovata attenzione per ACTA ha perfino portato un gruppo di politici polacchi a indossare maschere di carta di Guy Fawkes – il simbolo di Anonymous – in protesta con il modo in cui ACTA è stata fatta forzatamente accettare. Negli Stati Uniti oltre 35 mila persone hanno firmato una petizione che chiede alla Casa Bianca di «mettere la parola fine ad ACTA», nonostante sia già stata firmata dagli USA. Continua a leggere
«Pc bloccato per video pedopornografici e messaggi terroristici»: attenti alla truffa - Il Mattino.
|
|
|
BENEVENTO – La Polizia Postale di Benevento mette in guardia contro l’ultima truffa on line che si sta verificando nel Sannio. Numerose le segnalazioni di cittadini che lamentano il blocco del proprio computer con la comparsa sullo schermo di un avviso proveniente dalla Guardia di Finanza con cui si avverte l’utente che il computer è stato bloccato a causa di una “navigazione” vietata per legge (siti con materiale pedopornografico, oppure di e-mail contenenti messaggi terroristici).
Per lo sblocco del computer viene richiesta la somma di 100 euro da versare su un certo conto corrente oppure su una carta prepagata. Il messaggio è totalmente falso e non è altro che l’azione di un virus informatico che ha attaccato il computer. La Polizia Postale ha avviato le indagini per cercare di risalire agli autori della truffa.
Navighi con il telefonino? Il sito Internet conosce il tuo numero | Marco Schiaffino | Il Fatto Quotidiano.
Polemica in Inghilterra sulla compagnia 02 che comunicava i dati dei propri clienti ai portali visitati via cellulare. L’operatore parla di “problema tecnico” che è stato risolto, ma in realtà è una pratica consolidata a insaputa dei consumatori
Tempi duri per il diritto alla privacy. Nell’era della “comunicazione globale” si accavallano notizie sulla (scarsa) attenzione alla riservatezza dei cittadini. L’ultima segnalazione arriva dall’Inghilterra, dove molti clienti della compagnia telefonica O2 hanno scoperto che la compagnia telefonica invia il loro numero di telefono a tutti i siti Web che visitano. Un comportamento inspiegabile che mette a repentaglio la privacy (e la sicurezza) dei consumatori. I dati raccolti potrebbero infatti essere usati per inviare messaggi pubblicitari o collegare l’utenza telefonica ad account di servizi online.
Tutto comincia nel 2010 quando Collin Mulliner, uno studente di Berlino, ha illustrato lo strano caso in una conferenza di esperti di sicurezza. Secondo Mulliner, molti operatori inviano una gran quantità di dati all’interno degli Header, ovvero nella parte iniziale dei pacchetti di dati che vengono trasmessi su Internet. Continua a leggere

Percy Francisco Alvarado Godoy (Blog de Percy)(per tradurre l’articolo, usa il translator posto nella colonna a destra)































