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Legge bavaglio, lo sfogo del premier “Ddl massacrato, tentato di ritirarlo” – Repubblica.it

Legge bavaglio, lo sfogo del premier “Ddl massacrato, tentato di ritirarlo” – Repubblica.it.

Dalla commissione Trasporti lo stop all’obbligo di rettifica in 48 ore per i blogger. Csm, oggi nuovo voto. Ma salta l’intesa sul finiano Lo Presti

di LIANA MILELLA

ROMA – In chiave di vendetta anti-Fini, ma anche anti-Quirinale che ha spinto sulle modifiche, Berlusconi tenta di far saltare il banco sulle intercettazioni. Il cui destino, lungo tutto ieri, è stato quanto mai alterno, con la certezza sempre più fondata che il voto previsto per la prossima settimana sia destinato a saltare. Per paura dell’ostruzionismo del Pd, il rischio che cadano un paio di decreti, ma soprattutto per possibile franchi tiratori berlusconiani. Cui il Cavaliere ha regalato un motivo in più per mandare sotto la legge sin dalle pregiudiziali di costituzionalità da votare oggi dopo la discussione generale. Era alla Farnesina il premier, davanti agli ambasciatori, quando ha detto: “La legge è stata massacrata e sono addirittura tentato di ritirarla”. E poi preso dalla foga: “Abbiamo mandato fuori un bel cavallo e ci va bene se esce un ippopotamo… questa legge non ridà al cittadino l’inviolabilità della comunicazione scritta e orale, garantita dalla Costituzione come diritto alla libertà”.

Affondata dunque. Come Berlusconi aveva già fatto una settimana fa subito dopo gli emendamenti migliorativi. Un atteggiamento che molti berlusconiani hanno interpretato come un segnale a impallinare la legge nel segreto del voto sulle pregiudiziali, magari addebitandone la responsabilità ai finiani. I quali, subito, si sono smarcati. Ecco Carmelo Briguglio e Fabio Granata: “Noi eravamo pronti a votarla. Ma se lui vuole ritirarla questa è una nostra vittoria”. I finiani leggono l’uscita del Cavaliere in un solo modo: un gesto di stizza contro chi, come Giulia Bongiorno, si è battuta per migliorare il testo, ma anche l’ammissione che Fini ha “vinto” nel rivoluzionare il testo. Non solo: il premier contesta l’altolà del Quirinale che ha insistito sui punti critici. Per
Berlusconi né compromessi, né mediazioni, come quelle imposte a più riprese da Fini.

Ma i suoi non mollano, e del resto il loro giudizio critico sulla legge viene confermato a ogni piè sospinto. Come ieri quando, dalla commissione Trasporti, presieduta dal berlusconiano Mauro Valducci, arriva lo stop all’obbligo di rettifiche entro 48 ore per i blog. Un “bavaglio alla rete” criticato dal capogruppo Pd alla Camera Dario Franceschini che ne chiede lo stralcio. Ma il parere della Trasporti è dirimente. Ne prendono atto la presidente della commissione Giustizia Giulia Bongiorno che, con il sottosegretario Giacomo Caliendo, si riserva di valutare l’opportunità di modifiche in aula. Il centrista Roberto Rao lo dà per scontato perché “è necessario salvaguardare la libertà della rete e dei blogger”. Il Pd vota contro il mandato al relatore per il passaggio in aula, ma “benedice” il parere della Trasporti.

Sorprese a catena, mentre in Transatlantico i pronostici sugli “ascolti” s’intrecciano con quelli sugli otto laici da mandare al Csm. Su cui spinge il capo dello Stato. Anche questo un voto da fare oggi. Su cui arriva una nuova “vedetta” di Berlusconi contro Fini. Al suo candidato, deputato Nino Lo Presti, l’unico che pareva certo fino a ieri mattina, viene dato il benservito da Niccolò Ghedini: “Tu sei fuori”. Regge l’intesa sul centrista Michele Vietti. Il Pd candida Guido Calvi e Glauco Giostra, ma i franceschiniani insistono su Pietro Carotti, e sale la fronda che sfocerà oggi nella riunione dei gruppi. Come quella di Donatella Ferranti che dice “dovevamo candidare una personalità come Valerio Onida”. Per la Lega entra Mariella Ventura Sarno. Per il Pdl Annibale Marini, Vincenzo Scordamaglia, e poi due a scelta tra Giuseppe Gargani, Nino Marotta, Lorenzo D’Avack. Marini per alcune ore è parso incerto, ma resta in competizione perché, come dice il capogruppo al Senato Maurizio Gasparri, “senza veti preventivi” sarà il Csm a votare. Ma, giusto nelle stesse ore, il collega della Camera Fabrizio Cicchitto confermava il via libera a Casini per Vietti. Un segnale ai centristi per aprire una porta verso una possibile dialogo di governo. 

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Imperatore Buffone! Capriccioso e Proprietario…Infantile, persino nel suo modo di porsi, abituato ad essere obbedito e riverito. In qualsiasi altro luogo tensioni e contraddizioni di questa portata avrebbero creato le condizioni delle dimissioni, ma non qui, non nel Bel Paese. Qui l’eccesso di teatralità è parte del …Dna, la volontà spasmodica di comparire bagaglio genetico, il capriccio da maschietto mammone, normalizzato, il machismo verbale…comportamento, qui lui ed i suoi curatori d’immagine, i suoi registi, lavorano sull’olio e tagliano il burro, qui va bene quasi tutto, questo è il paese del bengodi. questo è l’ultimo posto in Europa ad essersi reso conto di essere Nazione, che ancora accarrezza nostalgie di Lombardo-veneto e Regno delle Due-Sicilie, qui abbiamo ancora la massoneria borbonica, quella vaticana, e quella austro-ungarica. Qui non si cresce. nop si evolve si vivacchia e ci si arrangia. Questo è il paese dove la raccomandazione è norma, dove nessuno conosce la propria costituzione, dove non si leggono libri e giornali. Questo è un paese dove la stessa borghesia illuminata è sempre stata minoranza…qui vanno i templari, qui abbiamo il Vaticano. Questo paese ha riempito le piazze del suo Duce, ha approvato le sue follie, lo ha osannato…e non ha mai metabolizzato questa bruttura, quando è venuto il momento ha cambiato divisa, fazzolletto al collo e ha votato il potente di turno. Queto paese ha avuto ed accettato quaranta anni di Democrazia Cristiana…ed ancora oggi la cerca(giandiego)

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Posted 8 hours, 11 minutes ago.

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12 milioni di computer infettati E’ un ventenne il re degli hacker – LASTAMPA.it

12 milioni di computer infettati E’ un ventenne il re degli hacker – LASTAMPA.it.

Danneggiati i database delle maggiori banche in più di 190 paesi:
malware venduti online per mille euro
TORINO
In un’operazione congiunta l’FBI e le autorità internazionali hanno arrestato un hacker ritenuto responsabile della creazione del codice di un virus altamente pericoloso che ha infettato oltre 12 milioni di computer in più di 190 Paesi e danneggiato i database delle maggiori banche e corporazioni di tutto il mondo.

Il giovane Iserdo, 23 anni, è stato stanato a Maribor in Slovenia, dopo una lunga e difficoltosa indagine della Polizia criminale slovena condotta insieme ad agenti americani e della Guardia Civil Spagnola. La sua cattura giunge cinque mesi dopo la scoperta di un’enorme cyber-truffa e l’arresto di tre presunti creatori di un’organizzazione conosciuta come «botnet Mariposa». Con il termine si intende una rete di computer che, ad insaputa dei proprietari, viene controllata da pirati informatici in grado di sottrarre i dati sensibili degli utilizzatori: i cybercriminali si infiltravano, infatti,  nel personal computer di ignari proprietari, spedendo elevate quantità di mail infette per colpire specifici server e impossessarsi dei dati sensibili. Nel mirino della banda, coordinata da un 31enne di origini basche, numeri e password di carte di credito, informazioni personali e credenziali bancarie di oltre 800 mila persone cadute nella trappola informatica. La pericolosa organizzazione è riuscita ad infiltrarsi attraverso le debolezze del browser Internet Explorer, successivamente ha contaminato le porte USB fino ad arrivare al software di messaggistica istantanea MSN.

Gli agenti hanno rifiutato di fornire alla stampa le vere generalità del giovane hacker e esplicitare le accuse mosse contro di lui. Jeffrey Troy, direttore della divisione informatica dell’FBI, ha affermato che l’arresto di Iserdo – avvenuto dieci giorni fa – è cruciale, il maggior colpo assestato alla banda. «Per usare un’analogia, rispetto al ladro che si potrebbe intrufolare in casa vostra, noi abbiamo arrestato colui che potrebbe dargli il piede di porco, la mappa e la possibilità di accesso alle più belle case del vicinato».

Troy si aspetta a breve molti fermi in Spagna e Slovenia: presumibilmente si spera di riuscire a rintracciare tutti coloro che hanno comprato sulla rete il malware venduto da Iserdo e soci in pacchetti personalizzati o con caratteristiche aggiuntive speciali, per un prezzo variabile da 500 dollari per la versione base a più di mille dollari per quelle avanzate. L’indagine è stata una delle più complicate mai affrontate e ha interessato oltre un centinaio di specialisti tra agenti federali statunitensi, ricercatori ed esperti di industrie private. A lungo è stato facile per la banda nascondere la propria identità al traffico Internet con sistemi di «anonymizer» per mascherare il proprio indirizzo IP e facendo attenzione a utilizzare computer rubati. Il botnet Mariposa – ora smantellato – era uno dei più grandi al mondo, molto più sofisticato rispetto a quello che in passato è stato utilizzato per penetrare Google Inc. e che ha portato il motore di ricerca a minacciare di ritirare i propri server dalla Cina.

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Posted 18 hours, 25 minutes ago.

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Salviamo la libertà di internet contro il bavaglio digitale

di Redazione articolo 21.info

Salviamo la libertà di internet contro il bavaglio digitale“E’ gravissimo e fuori dal mondo, ormai digitale, il passaggio sui blog del Disegno di legge Alfano sulle intercettazioni. Non c’è stato ascolto, finora, rispetto a un’indicazione molto chiara che viene dall’universo della rete: stralciare un comma che equipara impropriamente i siti alla carta stampata. C’è ancora la possibilità, se si vuole, alla ripresa del dibattito nell’aula della Camera. Sappiamo che è l’opinione di tante associazioni e certamente anche dei giovani della rete degli studenti medi riuniti a Marina di Grosseto. Salviamo la libertà di internet contro il bavaglio digitale”. Lo dichiarano il senatore pd Vincenzo Vita e Giuseppe Giulietti, deputato e portavoce di Articolo 21. La rete non può sottostare alle stesse regole.

“Qualche passo avanti è stato fatto alla Camera. Certo, passare dal nulla  alla possibilità di pubblicare le intercettazioni pur nei limiti dell’emendamento è un passo avanti. Rimangono, tuttavia, delle perplessità in merito ai tempi della celebrazione dell’udienza stralcio che non sono definiti, fissati. Se c‘è da adottare un provvedimento urgente, tipo custodia cautelare, mi domando: quando si svolge l’udienza stralcio, prima o dopo l’adozione del provvedimento?” Ad affermarlo sul sito di Articolo21 è Roberto Mastroianni, professore ordinario di Diritto sull’Unione Europea all’Università Federico II° di Napoli.
Sulla pubblicazione per riassunto, il rischio è che non è detto che questo sia fedele e, quindi,  sarebbe preferibile la pubblicazione integrale, anche per non permettere eventuali modifiche  o interpretazioni errate. Infine, reputo che non sia comunque giusto estendere alla rete,  e quindi ai siti e ai blog, le medesime regole che dovrebbero essere applicate per i grandi mezzi di informazione.”

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Posted 21 hours, 25 minutes ago.

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Torniamo a Montecitorio per difendere la Costituzione

Da questa sera fino a tutta la giornata di domani sarà presidio continuo di fronte alla sede del Parlamento contro chi vuole mettere il bavaglio alla rete

di Vittorio Bonanni per controlacrisi.org
A Berlusconi e compagni fa paura anche la rete, che, come è noto, non mette confini alla libertà d’informazione e inquieta più di un regime totalitario nel pianeta. Così nel ddl di legge sulle intercettazioni telefoniche è previsto per i blogger l’obbligo di rettifica entro 48 senza fare alcuna distinzione fra l’informazione professionale e quella amatoriale, che dovrebbe essere soggetta a ben altre regole. Così da stasera fino a tutta la giornata di domani, quando alle ore 16 questo punto sarà in discussione, davanti a Montecitorio ci sarà un presidio continuo, che non guarderà certo le lancette dell’orologio e che seguirà di poche ore quello organizzato dalla Cgil contro i tagli previsti dalla manovra finanziaria. Tante le realtà mobilitate in questi due giorni. Dal Popolo Viola, che afferma l’esigenza di “non far abbassare la guardia su queste importanti tematiche che riguardano la popolazione tutta e sulle quali il governo spera di chiudere la partita proprio a ridosso delle vacanze estive, quando molti italiani sono già partiti per le ferie”, all’Arci, che pur apprezzando “quei risultati positivi ottenuti grazie alla grande mobilitazione contro il provvedimento considera ancora molti gli elementi da cambiare: ad esempio, l’obbligo di rettifica entro 48 ore per i blog e le limitazioni per l’attività di indagine dei magistrati e delle forze dell’ordine” fino alla Fnsi e al Comitato per la libertà e il diritto all’informazione, sempre in prima linea nella battaglia contro tutti gli aspetti di una normativa finalizzata a cancellare di fatto il diritto all’informazione previsto dall’articolo 21 della Costituzione, punto della nostra massima legge che dà il nome all’associazione presieduta da Giuseppe Giulietti e Stefano Corradino, anch’essa presente in forze al sit.in. “Ci saremo perché nel testo permangono norme gravissime contro l’esercizio della legalità – hanno detto i due giornalisti – ci saremo perché sono state introdotte norme a tutela della P3; ci saremo perché si vogliono mettere le mani sulla rete, sui siti e sui blog. Ci saremo perché decine e decine di testate e di radio rischiano di scomparire per l’aumento delle tariffe postali e per i tagli operati dalla finanziaria. Ci saremo perché l’articolo 21 della Costituzione può vivere soltanto se vive tutta la Costituzione”.

Articolo 21 da questa sera raccoglierà tutte le adesioni presso il proprio sito www.articolo21.org.

Intanto la commissione Giustizia della Camera ha approvato l’emendamento presentato dal governo al decreto intercettazioni che prevede sostanzialmente la possibilità di pubblicare le intercettazioni rilevanti ai fini delle indagini. La proposta di modifica del governo è passata anche con i voti dell’opposizione, ad eccezione dell’Idv, che ha votato contro. Un passo avanti nella difesa della Costituzione appunto anche se, precisa la Fnsi, restano aperte le questioni della durata del “filtro”, strumento di equilibrio fra il diritto alla riservatezza, il diritto-dovere di informare e il diritto dei cittadini a conoscere le vicende di rilevanza pubblica, e della pubblicazione per riassunto che va eliminato a garanzia del diritto di cronaca. E’ ancora presto per cantare vittoria su tutti i fronti, ma non c’è dubbio che l’Italia, quella democratica e nemica di ogni arretramento sui temi della libertà e dei diritti, ha dimostrato che si può mettere in un angolo chi pensava di avere un Paese a sua disposizione.

fonte:controlacrisi.org

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Posted 1 day ago.

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Il Fatto Quotidiano-Cala il sipario sul web

Il Fatto Quotidiano.

Avete un blog sul quale seguite l’attività politica della vostra città? Vi interessate di politiche ambientali e aggiornate il vostro sito con le novità che riguardano risparmio energetico e gestione dei rifiuti? Siete iscritti ad una mailing list di ricercatori precari nella quale vi confrontate sui tagli all’università? E ancora, siete tra quelli che, telecamera in spalla, vanno dai politici a chiedere conto delle loro scelte?

Se siete tra questi, o se comunque avete un vostro sito Internet, preparatevi: molto presto dovrete fare molta attenzione. Nella legge bavaglio che verrà approvata a breve in via definitiva, è contenuto un articolo che vi riguarda. E’ il comma 29 che recita: “ Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono”.

Vuol dire che ogni sito web (blog, forum, pagina Facebook, canale YouTube, wiki, ecc), dovrà sottostare all’obbligo di rettifica previsto per le testate giornalistiche. Se a qualcuno non va bene qualcosa che avete scritto, se ritiene falsa o tendenziosa una vostra frase o pensa che una vostra opinione ecceda il diritto di critica, potrà contattarvi ingiungendovi di pubblicare la sua versione dei fatti. Nel momento in cui nella vostra casella di posta arriverà una simile comunicazione, partirà un conto alla rovescia: avrete 48 ore per pubblicare la rettifica. Scaduto questo termine, non avendo rispettato la legge, rischiate una multa fino a 12mila euro.

Per la maggioranza di governo e persino per alcuni esponenti della blogosfera, il comma 29, è sacrosanto: “Sul web non si può scrivere ciò che si vuole” dicono. Per molta parte degli utenti della rete, per il Partito Democratico e Italia dei Valori, invece, il comma non tiene conto nella natura amatoriale di molti siti web e risulta perciò censorio. Da più parti viene anche sottolineato che il comma presta il fianco ad abusi: un sito web spesso non ha risorse, competenze e personale per analizzare nel merito ogni richiesta di rettifica. Juan Carlos De Martin, professore associato presso la Facoltà di Ingegneria dell’Informazione del Politecnico di Torino, contattato dal Fatto, parla a riguardo di “Chilling effect”, una definizione utilizzata negli Usa per definire leggi che sopprimono opinioni o condotte attraverso la minaccia di ritorsioni; è di certo vittima del Chilling effect un cittadino che si autocensura per timore di una penalizzazione (nel nostro caso di una multa salata).

Su Internet è in corso una campagna contro il comma 29. L’associazione Valigia Blu – la stessa che si era fatta promotrice di una raccolta di firme per chiedere al Tg1 una rettifica sull’avvocato Mills prescritto e non assolto  – ha scritto una lettera aperta a Gianfranco Fini e Giulia Buongiorno: “Occorre reintrodurre il dibattito sul comma 29 dell’art. 1 del ddl nel corso dell’esame alla Camera” dicono esponenti della blogosfera, della cultura, della politica. “L’informazione in Rete – aggiungono – ha dimostrato, ovunque nel mondo, di costituire la migliore forma di attuazione di quell’antico ed immortale principio, sancito dall’art. 19 della dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo e del cittadino: ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione”.

I tempi ormai stringono: in settimana la Camera darà il via libera alla legge sulle intercettazioni. Quindi la maggioranza di governo, su esplicito diktat di Berlusconi, intende chiudere la pratica bavaglio al Senato entro le ferie estive.

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Posted 1 day, 15 hours ago.

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Bavaglio ai blog, da domani in piazza “Il nostro controllo? Sono i lettori”

Appuntamento a piazza Montecitorio per una protesta no-stop di 24 ore. Parla il blogger Fabio Chiusi: “il governo non tiene conto delle differenze tra giornalismo tradizionale e noi”. Slitta al 29 la decisione sul calendario del provvedimento.

di CARMINE SAVIANO

 Bavaglio ai blog, da domani in piazza   "Il nostro controllo? Sono i lettori"  ROMA – In piazza per 24 ore. Una protesta non stop contro il Bavaglio alla Rete. Si parte mercoledì. Appuntamento a mezzanotte in Piazza Montecitorio, a Roma. Una “veglia” animata dal “Comitato per la libertà e il diritto all’informazione e alla conoscenza”, il ‘cartello’ che riunisce le forze protagoniste della manifestazione del primo luglio contro il ddl intercettazioni. Obiettivo: arrivare alla modifica del comma 29 del decreto Alfano, la disposizione che prevede per i blog l’obbligo di rettifica entro 48 ore.
Tra le proposte per correggere la norma c’è quella della “rettifica fai da te”, un modo per consentire agli utenti di un blog di intervenire su ciò che viene pubblicato. E per fornire ai blogger la possibilità di eludere l’obbligo di rettifica entro 48 ore previsto dal Ddl. Ne parliamo con Fabio Chiusi, blogger, doppia laurea in Italia e master alla London School of Economics, tra i primi firmatari dell’appello contro il bavaglio alla Rete.

E’ una “normativa sbagliata – dice – che non tiene conto delle differenze tra giornalismo professionale e produzione amatoriale delle notizie. E che non garantisce allo stesso modo i blogger e i giornalisti”.

Chiusi, non ritiene giusto chiedere ai blogger di garantire un’informazione corretta?
“Credo che da un lato sia impossibile fornire una ‘garanzia di correttezza’ in Rete e dall’altro che quella garanzia non serva a nulla. In Rete vale il motto ‘content is king’: chi scrive cose vere, viene premiato dai lettori. Chi diffonde notizie false o diffamatorie è punito in termini di visibilità. E se necessario, dalla legge”.

Cosa comporta per un blogger far fronte all’obbligo di rettifica?
“Il punto è che il codice deontologico di un blog sono i suoi lettori. Saranno loro a mettere in evidenza un eventuale errore. E a chiedere, tramite i commenti, una rettifica. Succede di sbagliare, ma con un po’ di onestà intellettuale tutto si aggiusta. Quando questa viene a mancare, non c’è legge che tenga”.

Ipotizziamo: la legge bavaglio passa. I blogger eluderanno la normativa?
“Si pensa a un ‘widget’, un’applicazione che permetta agli utenti stessi di comporre la rettifica e pubblicarla sul blog. Ne ha parlato l’avvocato Guido Scorza, uno dei maggiori esperti, in Italia, di diritto sulla Rete. Poi si potrebbe pensare a server localizzati all’estero. Ma su questo il dibattito è aperto, e non tutti sono disposti a giurare che basti per evitare di ricadere sotto l’ombrello del decreto Alfano”.

Il 29 luglio sarete a Montecitorio. Cosa chiedete alla maggioranza e cosa vi aspettate dall’opposizione?
“La libertà di espressione sul web non va ridotta a una campagna dell’opposizione. Detto questo, la direzione del governo è sbagliata. L’accesso alla Rete è un diritto fondamentale. E assicurarlo dovrebbe essere preoccupazione del legislatore. Del resto sono le posizioni di Fini: non capisco perché la sua maggioranza faccia di tutto per smentirle”.

Sul calendario si decide il 29. Spetterà ad una nuova riunione dei capigruppo della Camera, già prevista per giovedì prossimo, stabilire se a Montecitorio sarà votato il ddl intercettazioni prima della pausa estiva dei lavori parlamentari. La conferenza dei capigruppo di oggi ha sostanzialmente confermato l’inizio della discussione generale sul testo il 29 luglio, come inizialmente previsto, ma non c’è ancora una decisione sul prosieguo dell’esame del testo. La Camera, prima di chiudere per l’estate, dovrà eleggere gli otto membri laici del Csm (in seduta comune con il Senato) ed esaminare anche due decreti legge che scadono agli inizi di settembre: quello sulla privatizzazione di Tirrenia  (scade il 5/9) e quello in materia energetica (scade il 7/9). Giovedì sarà possibile sapere quale sarà l’incastro dei provvedimenti.

27 luglio 2010 – Repubblica.it

 

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Posted 1 day, 22 hours ago.

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Afghanistan la vera guerra spiegata al popolo

Ne avevamo scritto pochi giorni fa proprio su questo sito. Wikileaks permette di “pubblicare” cose ritenute impubblicabili dai singoli governi. E mentre noi ci arrovelliamo su come poter far uscire le intercettazioni tra cricche ed escort (e in un silenzio stampa colpevolissimo ci trivellano il Mediterraneo sotto gli occhi), dagli Usa la “fuga di notizie”riguarda la guerra in Afghanistan.
Civili morti e di cui non si e’ mai saputo nulla, un’unita’ segreta incaricata di “uccidere o catturare” ogni talebano senza alcun processo, i droni Reaper telecomandati a distanza da una base del Nevada, la collaborazione tra i servizi segreti pakistani (Isi) e i talebani: gli archivi segreti della guerra in Afghanistan sono stati svelati da Wikileaks -il portale Internet creato proprio per pubblicare documenti riservati, autore nel passato di numerosi scoop- al New York Times, al Guardian e a Der Spiegel (in Spagna). Emergono 92.000 rapporti classificati del Pentagono che coprono sei anni di Guerra in Afghanistan, dal gennaio 2004 al dicembre 2009, sia sotto l’amministrazione Bush che quella Obama. Si tratta della maggiore fuga di notizie della storia militare americana: una quantita’ enorme di documenti da cui emerge un’immagine devastante di quello che e’ effettivamente successo in Afghanistan: le truppe che hanno ucciso centinaia di civili in scontri che non sono mai emersi, gli attacchi dei talebani che hanno rafforzato la Nato e stanno alimentando la guerriglia nei vicini Pakistan e Iran. Amara la considerazione finale: “dopo aver speso 300 miliardi di dollari in Afghanistan, gli studenti coranici sono piu’ forti ora di quanto non lo fossero nel 2001″. Furente la Casa Bianca che ha condannato “con forza” la pubblicazione del materiale riservato: “Possono mettere a rischio -ha detto non il solito portavoce, ma addirittura il consigliere per la sicurezza nazionale di Barack Obama, il generale James Jones- la vita degli americani e dei nostri alleati, e minacciare la nostra sicurezza nazionale”. Indispettito anche l’ambasciatore del Pakistan negli Stati Uniti, Husain Haqqani, che ha definito “irresponsabile” la pubblicazione del materiale riservato. La Casa BIanca ha fatto comunque notare che il materiale copre l’arco di tempo dal gennaio 2004 al dicembre 2009″. Tra le carte emerge, tra l’altro, che “il Pakistan, ostentatamente alleato degli Stati Uniti, ha permesso a funzionari dei suoi servizi segreti di incontrare direttamente i capi talebani in riunioni segreti per organizzare reti di gruppi militanti per combattere contro i soldati americani, e perfino per mettere a punto complotti per eliminare leader afghani”; e che “l’intelligence pakistana (Directorate for Inter-Services-Intelligence) lavorava al fianco di al Qaeda per progettare attacchi” e “faceva il doppio gioco”. Non solo. “Per la prima volta” e’ emerso che “i talebani hanno usato missili portatili a ricerca di calore contro gli aerei della Nato” come gli Stinger che la Cia forni’ ai mujaheedin di Osama bin Laden “per combattere contro i sovietici negli anni ’80″; dall’arrivo di Obama alla Casa Bianca le truppe Usa “usano molti piu’ droni (aerei senza piloti) malgrado le loro performance siano meno notevoli di quanto ufficialmente riferito. Alcuni si sono schiantati al suolo o si sono scontrati in volo, costringendo le truppe americane ad intraprendere rischiosissime operazioni di recupero prima che i talebani riuscissero ad impadronirsi dell’armamento e della tecnologia”. “La Cia ha allargato le operazioni paramilitari in Afghanistan” e “dal 2001 al 2008 ha finanziato il budget dell’intelligence afghana, trattandola come una sua affiliata virtuale”. Dagli archivi riservati emerge inoltre che la coalizione sta usando sempre piu’ le armi letali Reaper per fulminare gli obiettivi talebani in modo telediretto da una base del Nevada. Washington sembra voler ignorare il doppio gioco di Islambad. Secondo i documenti citati, anche l’amministrazione Obama, malgrado le roboanti minacce di “intervento diretto” dell’allora candidato democratico alla presidenza, non ha cambiato nulla. Questo mese il segretario di Stato, Hillary Clinton ha annunciato “altri 500 milioni di dollari” in aiuti a Islamabad, definendo Usa e Pakistan “partner uniti da una causa comune”. Sul sito web il Nyt – che insieme al britannico Guardian e al tedesco Der Spiegel hanno avuto accesso ai documenti forniti da WikiLeaks diverse settimane fa – sono presentati i rapporti piu’ interessanti. Per il New York Times si tratta anche di un recupero, peraltro non in esclusiva, dalla batosta inflittagli lunedi’ scorso dal Washington Post. Il quotidiano della capitale ha cominciato a pubblicare a partire da lunedi’ scorso un’inchiesta a puntate frutto di due anni di lavoro di due giornalisti sui legami tra le agenzie di intelligence Usa e le societa’ di contractors, cui venivano affidate le operazioni piu’ sporche.

in data:26/07/2010 – Liberazione.it

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Posted 2 days ago.

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SEI VOLTE P38: INTIMIDAZIONE CONTRO ITALO ROMANO, BLOGGER DI “OLTRE LA CORTE”

Oltre la corte è un’ottimo Blog, che ha spesso il coraggio di affrontare temi scottanti, Un blogger che ha avuto il coraggio di metterci la faccia e di dire cosa i giovani calbresi intendano per libertà ed indipendenza dalle mafie. che ha il coraggio civile di praticarlo e di scriverne…ed ecco la risposta, l’unica ch e questi signori conoscono, l’intimidazione, la minaccia.

Non lasciamo solo Italo Romano non merita di essere mollato a sè stesso, molti troppi sono stati abbandonati dallo stato, dimenticati dai notiziari, lasciati a sè stessi, isolati dal silenzio e dall’omertà.

Giandiego Marigo

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Questa notte, tra sabato 24 Luglio e domenica 25 Luglio, alle ore 2:15, sei colpi di pistola, più precisamente una P38, sono stati indirizzati verso la mia abitazione. Per fortuna nessuno é rimasto ferito. Sono state gravemente danneggiate la macchina di mio padre e quella di mio nonno, che sostavano come sempre nel giardinetto recintato antistante la porta. Anche il cancello, dai quali verosimilmente sono arrivati gli spari é stato colpito e scheggiato in più punti. I rilievi sono stati effettuati dai Carabinieri di Celico, arrivati in tutta calma circa 30 minuti dopo la chiamata.
Io abito a Pianette di Rovito, un paesino ai piedi della Sila, il primo che si incontra imboccando da Cosenza la Statale Silana 107 direzione Crotone. Zona residenziale, data la sua vicinanza alla città, in piena e continua espansione edilizia e non solo. La situazione é sconcertante.
Motivazioni? Nessuna. Almeno in questo momento non riusciamo a darci una spiegazione plausibile. In pieno sonno siamo stati svegliati da una raffica di colpi, che hanno squarciato il silenzio della notte. Ovviamente nessun testimone. Tutti barricati in casa, nessun gesto di solidarietà e di amicizia da “buon vicinato”. E’ incredibile sotto tiro di una P38, una pistola di grosso calibro che non tutti sono in grado di usare. Le semiautomatica é stata uno dei simboli degli anni di piombo ed é stata resa celebre dal manga giapponese Lupen III.
Un atto indimidatorio in piena regola, attualmente, senza un preciso movente. Un’azione animalesca e vigliacca in pieno stile mafioso. Sono allibito. La mia é una famiglia come tante, onesta e lavoratrice senza nessun rapporto con la criminalità e con un forte senso della giustizia. Impegnati nel sociale e nella politica locale, ma sempre con ruoli non ufficiale e del tutto marginali.
Mi hanno sparato ad un metro dalla porta, come nei film, come si sente (o si sentiva) ai telegiornali. Quelle cose che mai e poi mai pensi possano capitare a te, e invece…
Sono situazioni che ti lasciano senza parole e che fanno montare un gran rabbia. Quest’oggi un’immensa amarezza pervade il mio essere, mi sento svuotato, paralizzato e impotente.
Viviamo nel Far West e le istituzioni sono assenti e non prendono la parte dei cittadini lesi. Siamo in balia del terrore e sotto tiro di bande criminali che soffocano la nostra vita.

Italo Romano
Oltre la Coltre

————————————————
Atto vile come le persone che lo hanno fatto. Grave e mafioso.
Esprimiamo la nostra solidarietà.
Non staremo zitti e divulgheremo in rete quanto è successo.
Non sei solo, lo devono sapere.

Un abbraccio a te e alla tua famiglia
Neuroniattivi

Luciana P. Pellegreffi

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Posted 4 days ago.

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Udc: “Ddl migliorato, ma non basta” E parte la protesta sul bavaglio ai blog

 Udc: "Ddl migliorato, ma non basta"   E parte la protesta sul bavaglio ai blog  Di Pietro: “Daremo battaglia”. Finocchiaro: “Modifiche come specchietti per allodole. Non firmeremo”. Dal web un appello a Fini e Bongiorno

ROMA - Il ddl sulle intercettazioni continua a far discutere e se da una parte l’Udc si dichiara “parzialmente soddisfatta” per le ultime modifiche, dall’altra il disegno di legge così com’è continua a destare preoccupazioni tra le forze politiche di opposizione e a suscitare reazioni anche molto dure. “Grazie al lavoro costruttivo delle opposizioni – ha detto il deputato Udc Roberto Rao – il testo sulle intercettazioni è stato stravolto e visibilmente migliorato: segno che, come ha sottolineato anche il presidente Napolitano, il confronto e l’approfondimento parlamentare aiutano a migliorare i provvedimenti e non sono né uno spreco di tempo né un segnale di cattivo funzionamento delle istituzioni”. “Gli emendamenti dell’Udc, in particolare, sono riusciti ad allentare il ‘bavaglio’, garantendo – ha concluso il deputato – maggiore libertà di stampa, e ad eliminare i privilegi per i parlamentari, che ora saranno intercettabili al pari degli altri cittadini”.

Tutto questo, però, all’Udc non basta: il partito di Casini chiede un rinvio a settembre dell’esame del provvedimento da parte dell’aula, “mese nel quale siamo pronti a dare battaglia alla camera – ha concluso Rao – per arrivare alla migliore legge possibile. Una legge che trovi il punto d’equilibrio tra libertà d’informazione, tutela della privacy ed efficacia di uno strumento fondamentale per le indagini dei magistrati come le intercettazioni”.

Ancora più radicale la posizione del Pd: “Così com’è, il ddl non lo voteremo mai”, ha dichiarato il capogruppo del Pd al Senato, Anna Finocchiaro, secondo la quale le modifiche apportate altro non sono che uno specchietto per le allodole: “Berlusconi – ha detto – ha ceduto sul punto che per lui è meno costoso, perchè la parte a cui tiene di più è come limitare l’azione investigativa dei magistrati”. Il Pd chiede anche che venga corretta “l’impropria e inopportuna equiparazione dei blog alla carta stampata”, come ha precisato il deputato Pd e capogruppo in commissione Telecomunicazioni, Michele Meta. Il principale partito di opposizione invita governo e maggioranza a correggere quella che “rischia di determinare un freno insopportabile alla libertà di espressione e alla creatività di migliaia di blogger. Vista l’immediata e gratuita fruibilità di internet, i blog fanno del web una ‘piazza virtuale’ aperta, di confronto e arricchimento collettivo, sfidando spesso i grandi media pieni di risorse, sulla qualità e obiettività dell’informazione”.

Sulla stessa linea il leader dell’Italia dei valori Antonio Di Pietro, secondo cui ”la Rete è uno degli ultimi rifugi delle voci libere e della libera informazione. Consapevoli dell’importanza rappresentata dal web continueremo la nostra battaglia contro il ddl bavaglio e, in particolare, contro l’obbligo per i blogger a pubblicare la rettifica entro 48 ore. E’ una battaglia in difesa della democrazia e della giustizia che porteremo avanti senza se e senza ma”.

Anche il mondo del web si mobilita e manda un appello al presidente della Camera, Gianfranco Fini, e a quello della commissione Giustizia di Montecitorio, Giulia Bongiorno, perché venga eliminato dal ddl l’articolo che obbliga i blog alla rettifica, equiparando la loro situazione a quella dei giornalisti della carta stampata. Tra i firmatari dell’appello Guido Scorza, Presidente Istituto per le politiche dell’innovazione, Vittorio Zambardino (Scene Digitali), Alessandro Gilioli (Piovono Rane), Filippo Rossi (Direttore Ffwebmagazine e Caffeina magazine), Arianna Ciccone (Festival Internazionale del Giornalismo e Valigia Blu), Stefano Corradino (Articolo 21). L’appello ricorda che l’altro ieri la presidente Bongiorno, all’inizio del voto sul ddl intercettazioni, ha dichiarato  inammissibili gli emendamenti presentati da Roberto Cassinelli (PDL) e da Roberto Zaccaria (PD) al comma 29 dell’art. 1 del ddl intercettazioni, chiedendone l’abrogazione.

“Esigere che un blogger proceda alla rettifica entro 48 ore dalla richiesta – spiega il documento – esattamente come se fosse un giornalista, sotto pena di una sanzione fino a 12.500 euro, significa dissuaderlo dall’occuparsi di temi suscettibili di urtare la sensibilità dei poteri economici e politici”. I firmatari dell’appello hanno chiesto al presidente Fini che in Aula possano essere discussi gli emendamenti dichiarati inammissibili in commissione. “L’accesso alla Rete, in centinaia di Paesi al mondo – conclude l’appello – si avvia a divenire un diritto fondamentale dell’uomo, non possiamo lasciare che, proprio nel nostro Paese, i cittadini siano costretti a rinunciarvi”.

fonte: Repubblica.it

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Posted 4 days, 22 hours ago.

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