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tutti i giorni 4 nuove pagine di articoli presi dai media e dalla rete, opinioni di redazione e approfondimenti





 

gli articoli con la foto accanto al titolo sono completamente originali dei nostri collaboratori

Antifascismo

altSono passati oltre due anni da quando, a Torino, il 24 ottobre 2009, il gruppuscolo di estrema destra Casapound indisse un presidio nel centro cittadino, per la precisione in piazza San Carlo. Gli antifascisti non aspettarono per reagire, e lo fecero con estrema serenità.

In un centinaio si trovarono in piazza Castello, quindi raggiunsero in corteo piazza San Carlo, dove trovarono la celere in difesa dei “fascisti del Terzo Millennio”. Non ci spaventammo di questo, ma soprattutto non ci stupimmo; non è strano, né “sbagliato” che la polizia difenda i fascisti: sono due facce della stessa medaglia, in questa società, e comunque non crediamo alla favoletta delle “istituzioni democratiche”.

Là dove verosimilmente non avrebbe potuto la forza, poté l’intelligenza: il presidio antifascista iniziò a correre in via Roma (pur in assenza di una carica), in direzione opposta ai fascisti e alla polizia, per poi svoltare improvvisamente a destra e raggiungere il Museo Egizio, prendendo i fascisti alle spalle. Ci vollero un paio di minuti perché la digos, frastornata, si rendesse conto di quel che stava accadendo, e ordinasse alla celere di caricare i compagni. Continua a leggere

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In uno stabile occupato vicino Guidonia, in arrivo gruppi xenofobi da tutta Italia. Ma soprattutto il gruppo inglese dei “Brutal Attack”, una band che celebra la superiorità dei bianchi.  Perfino CasaPound ha preso le distanze di MARCO PASQUA

 

 


ROMA -
Arriveranno da tutta Italia, ma anche dal Regno Unito, per festeggiare i primi 20 anni di vita dei naziskin riuniti nella sigla “Spqr Skins”. L’appuntamento è per sabato a “Casa d’Italia Colleverde”, vecchia occupazione creata in questa frazione di Guidonia, nel 2007, da CasaPound, ma oggi divenuta punto di ritrovo degli skinhead della capitale. Il raduno di sabato, organizzato anche per commemorare Mirko, Simone, Emanuele e Gianluca, quattro camerati scomparsi in un incidente stradale, vedrà esibirsi sul palco alcune band neonaziste, molto note negli ambienti della destra estrema per i loro inni alla violenza e alla xenofobia. A partire dagli skin bolognesi di “Legittima offesa”, punto di riferimento delle teste rasate grazie al repertorio che spazia dall’incitamento alla violenza alle rivendicazioni di superiorità razziale, fino alle citazioni di Mussolini. Ma non saranno i soli. Continua a leggere

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Grecia estrema destra

 

 

 

 

Carini, eh? Questi signori sono i rappresentanti di “Golden Dawn”, il partito neonazi che ha preso un bell’8 per cento in Grecia. Neonazi. In Grecia. Teste rasate, facce incazzate e torve, muscoli in evidenza, e fregi che ricordano svastiche. Succede. Succede, quando un Paese è sull’orlo del baratro e non sa a che santo votarsi.

Ed è l’opzione soft, perché quella hard è un casino di piazza senza capo né coda che conduce dritto al golpe militare. Ai greci è toccato già il golpe finanziario e i cittadini non ce la fanno più. Nella loro scheda elettorale, le solite facce prone ai diktat neoliberisti globali oppure i neonazi che vaneggiano di Patria, Onore, e morte ai banchieri. Si finisce allora col votarli, tanto peggio tanto meglio.

A noi invece è andata di lusso, almeno per queste amministrative. E’ sbucata una valvola di sfogo che ha preso il posto che sarebbe stato inevitabilmente occupato da nazisti e pazzoidi assortiti: il Movimento 5 Stelle. Un miracolo italiano. Continua a leggere

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foto da web della red.NR

Tra i reati ipotizzati resistenza aggravata, manifestazione non autorizzata e apologia del fascismo. I manifestanti sono stati identificati grazie ai filmati girati in piazza.

Sono oltre settanta le persone segnalate dalla Digos alla Procura della Repubblica per gli scontri scoppiati in occasione delle celebrazioni del 25 aprile in piazza Gramsci e nei pressi del parco delle Rimembranze, quando circa 200 manifestanti antifascisti avevano tentato di impedire che i gruppi dell’ultra destra commemorassero i caduti della Repubblica Sociale di Salò. Per i più scalmanati, una ventina in tutto, viene ipotizzato il reato di resistenza aggravata, tutti gli altri invece rischiano una denuncia per manifestazione non autorizzata. Nell’elenco figurano inoltre una decina di nostalgici del Ventennio che potrebbero essere a loro volta incriminati per apologia del fascismo.

Cagliari, esposto in Procura per 25 aprile Incastrati dai filmati 70 manifestanti – Cronache dalla Sardegna – L’Unione Sarda.

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Grecia, il leader dei neonazi alla stampa: ‘Alzatevi in piedi’ – Video Repubblica – la Repubblica.it.

Si chiama Alba Dorata il partito dei neonazisti greci che ha ottenuto il 6,3% alle elezioni politiche di domenica. Il leader Nikos Mijaloliakos, 55 anni, ex ufficiale dell’esercito, arriva in conferenza stampa e attacca i giornalisti, invitandoli ad alzarsi in piedi in segno di rispetto e a lasciare la sala se non sono d’accordo. E poi percorre il quartiere in una marcia trionfale

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illustrazione da web della redazione N.R.

di Moni Ovadia

Il rispetto delle leggi in Italia è un’opinione politica. Gli esponenti della destra e non pochi di quelli del centro a parole amano la legge e l’ordine. Quando conviene loro li amano anche nei fatti.

Per esempio, se si tratta di impedire la promulgazione di leggi sulle coppie di fatto, si attaccano furiosamente a quell’ambiguo articolo costituzionale che parla di matrimonio naturale, come se ci fosse qualcosa di innaturale in coppie che senza avere sanzionato il loro legame con il matrimonio istituzionale si amano e fanno figli, li vogliono figli di un dio minore. Non parliamo poi dei gay e delle lesbiche, se potessero li segregherebbero.
Chiedono la promulgazione e il rispetto spietato delle vergognose leggi contro quegli esseri umani indifesi e disperati che marchiano con il nome di clandestini, ma poi tollerano e favoriscono de facto il lavoro schiavistico di quegli stessi clandestini. Continua a leggere

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Solo chi è Ariano di sangue e Greco di discendenza può essere un membro candidato”. È questo quanto si legge sul manifesto del partito di estrema destra Chrysi Avyi, in greco Alba Dorata. Il partito, fondato alla fine degli anni settanta da Nikolaos Michaloliakos, è rimasto nell’ombra per anni e anni finché la disperazione economica portata dalla recente crisi economica non ha reso di nuovo appetibile la sua ideologia estrema.

 

Alle ultime elezioni del 2009 Alba Dorata riuscì ad ottenere solo lo 0,23% delle preferenze. Oggi, secondo gli ultimi sondaggi, il partito neo-fascista otterrebbe una quota intorno al 6% riuscendo ad entrare all’interno del Parlamento con un numero di seggi che si aggirerebbe intorno ai 15-20.

L’enorme ascesa di Alba Dorata si deve innanzitutto alla presenza capillare sul territorio. I suoi militanti, infatti, portano ogni giorno migliaia di volantini per tutta Atene, promettendo pulizia e sicurezza. Accanto alla propaganda, però, c’è anche l’attività umanitaria e sociale dato che i militanti di Alba Dorata si impegnano anche a portare cibo e vestiti al numero sempre maggiore di senzatetto che ormai albergano per le strade di Atene. Continua a leggere

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Alessandro Robecchi
04.05.2012

Un infortunio giornalistico può sempre capitare. Ma l’errore in cui è incorso Pierluigi Battista, illustre commentatore e vicedirettore del Corriere della Sera, è un caso di scuola, una specie di esempio luminoso di cosa accade quando si scrive per tesi precostituite. I fatti separati dalle opinioni, si diceva un tempo, e mai come in questo caso lo slogan è azzeccato: i fatti qui, visibili, controllabili, stampati su foto e filmati. E le opinioni, invece, già belle e confezionate. Dunque ecco.
Il primo maggio sul Corriere Battista firma un denso editoriale dal titolo: «Cgil, perché è vietato ricordare Ramelli?». Nel resoconto di Battista si fronteggiano due realtà: una è il presidio antifascista della Cgil che si propone di «ostacolare la celebrazione in cui si ricorda l’uccisione di Sergio Ramelli», giovane di destra assassinato nel ’75. Una cosa proprio brutta, su cui Battista non risparmia toni apocalittici: «lugubre decennio», «teste e coscienze penosamente aggrappate al passato», «fragorosa e rituale protesta». Insomma, i cattivi del solito antifascismo.
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Le intercettazioni di 5 guardie carcerarie di Asti dedite al pestaggio quotidiano. Le tante facce della violenza in cella – di Antonio Crispino

«Ecco come pestavamo i detenuti in carcere» – Video – Corriere TV.

ROMA – La falange del dito destro l’hanno cercata tutto il giorno in cella. Era nello stomaco del detenuto assieme ai tendini strappati alla guardia penitenziaria. A.P. era intervenuto per sedare una rissa nel carcere di Barcellona Pozzo di Gotto. Lui, piccolo, magro, contro un extracomunitario due volte la sua altezza, rinchiuso in una piccola cella da chissà quante ore. Esasperato, non ci ha visto più e l’ha aggredito. I colleghi, i sindacati, la stampa sono intervenuti per sottolineare la gravità del fatto, la violenza che si vive quotidianamente in carcere. Tra l’altro anche la beffa giudiziaria di vedere assolto il proprio aggressore.

Ma la violenza in carcere ha tante facce. Quella più oscura è quella sui detenuti, difficile da trattare, da dimostrare e persino da ipotizzare. Quello che avviene all’interno del carcere resta chiuso tra quattro mura. Nessuno denuncia niente.

O si trova il modo di fargli cambiare idea. «A Sollicciano, il carcere fiorentino, i detenuti si stavano rivoltando per i pestaggi. Le rivolte sono state sedate con la semplice promessa che li avrebbero fatti lavorare e guadagnare qualche soldo in carcere» racconta Alessio Scandurra dell’associazione Antigone. Andiamo a Poggioreale. Continua a leggere

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illustrazione da web della redazione N.R.

BOLOGNA – «Buon 1 maggio, lavoratore suicidato». È quanto si legge, secondo una nota di Blu, Blocco lavoratori unitario, sindacato nato in seno a CasaPound Italia, negli striscioni-shock posizionati nella notte davanti ai cimiteri dei principali capoluoghi dell’Emilia-Romagna. «Una provocazione – scrive Blu – In tempi di crisi il 1° maggio si celebra anche così». Protagonista di recente di azioni analoghe, Blu ha compiuto l’azione simultaneamente in una cinquantina tra città e piccoli centri dal Nord al Sud del Paese. «Ci sono sindacati che non festeggiano», si legge in calce ai volantini che stanno facendo il giro del web: l’immagine rappresentata è quella di un operaio impiccato che pende da un grande “1″. A lato la scritta: «Forse non ti interessa più, ma a Roma oggi c’è un gran concerto. Buon 1 maggio, lavoratore suicidato». Frase poi finita anche sugli striscioni esposti dal sindacato di Cpi in tutti i capoluoghi della regione, tra cui Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna e Forlì.

Primo maggio, striscioni-shock di Casapound davanti ai cimiteri in tutta l’Emilia Romagna - Il Mattino.

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"Onore al duce" sul display del bus E' polemica. Scatta l'inchiesta dell'Atac

Su un autobus di linea compare la scritta inneggiante a Mussolini. Si sollevano subito le proteste su blog e social network. L’azienda del trasporto pubblico annuncia provvedimenti. Mentre in città ricompare il profilo del dittatore. Dura reazione dell’opposizione in Campidoglio

di MARCO CIAFFONE

Per un attimo scompaiono le indicazioni sul numero della linea e sulla direzione. Al loro posto campeggia un “Onore al duce” che fa sgranare gli occhi dei pendolari e infuriare blog e social network. Sul blog nonleggerlo.blogspot la foto del bus arriva a calamitare un’attenzione tale da portare l’Atac a spiegare la sua posizione nel giro di pochissime ore.

Sul suo profilo Twitter “Infoatac” l’azienda, infatti, con due cinguettii informa: “Subito attivate indagini interne per identificare responsabile grave atto e per sanzioni disciplinari – se gesto configurasse reati penali di fuori stretto ambito aziendale informeremo autorità giudiziaria”.

Una posizione ribadita in toto con una nota emessa in mattinata, nella quale si specifica che il mezzo era fermo nella rimessa di Acilia (alla periferia di Roma, ndr) ma che comunque l’azienda intende prendere provvedimenti disciplinari nei confronti dei responsabili fino all’accertamento di un eventuale reato penale. Continua a leggere

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Nel Comasco sindaco (leghista) e parroco partecipano a una celebrazione fascista nel giorno e nel luogo della fucilazione di Mussolini e Petacci.

 

 

Mussolini

Fascisti vivi e vegeti nel Comasco. Con perfino un prete a benedire loro e la lapide nel luogo dove furono fucilati Benito Mussolini e Claretta Petacci del 28 aprile del 1945.. È successo ieri a Giulino di Mezzegra.

A sessantasette anni esatti dalla sentenza di morte decisa dal Comitato di Liberazione Nazionale, la sedicente Unione nazionale combattenti della Repubblica sociale italiana ha pensato bene di celebrare la memoria del (loro) Duce e della sua amante con un cippo di marmo che raffigura un libro aperto con le due effigi in cui Mussolini e la Petacci sono ritratti in abiti civili.

Si tratta del secondo tentativo, visto che anni fa gli stessi fascisti appesero una croce nera con il nome del duce sul vicino muro della casa dove Mussolini e la Petacci trascorsero l’ultima notte. In corteo, con una bandiera tricolore con al centro un’aquila, circa duecento nostalgici vestiti quasi tutti con la camicia nera hanno raggiunto il luogo, e quando è stato chiamato ad alta voce il nome di Benito Mussolini, hanno risposto tre volte “Presente”, facendo il saluto romano.

Dopo il “silenzio” intonato da un ex bersagliere, la lapide è stata benedetta da don Luigi Barindelli, parrocco di Mezzagra, che quest’anno non ha celebrato la messa per i reduci della Repubblica sociale per l’anniversario della morte di Mussolini. Continua a leggere

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coordinamento:

Ken Sharo-Luna Rossa

Redazionali e Collaborazioni
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quotidiani 22 maggio 2012
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quotidiani esteri del 18 maggio 2012

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