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Bce, tutti gli erroracci di Lagarde (anche secondo Panetta)

Chi e come critica la Bce presieduta da Christine Lagarde. L’approfondimento di Giuseppe Liturri

18 Agosto 2023 05:15

Cominciano ad affiorare numerose crepe lungo il percorso di aumento dei tassi tracciato da Christine Lagarde a partire da luglio 2022. Lunedì 7 Bloomberg ha reso nota una ricerca di due suoi economisti (Jamie Rush e Maeva Cousin) che prospettano una dolorosa resa dei conti per l’Eurozona nei prossimi 12 mesi. Addirittura si imputa alla Bce di aver gettato le basi per assestare all’economia dei 20 Stati membri un colpo micidiale, peggiore di quello registrato con il rialzo dei tassi che precedette la crisi del 2009 e simile a quello della crisi dei debiti sovrani nel 2012.

Il ciclo di rialzo dei tassi e di assorbimento della liquidità (via rimborso dei prestiti erogati dalla Bce alle banche) combinato con le politiche di bilancio restrittive connesse con il ritorno del Patto di Stabilità (riformato o no) potrebbero progressivamente erodere fino a 5,1 punti percentuali al PIL del quarto trimestre 2024. Per la precisione si tratta di 3,8 punti attribuibili all’effetto del rialzo dei tassi ed altri 1,4 punti a causa dell’eliminazione degli aiuti per mitigare l’impatto della crisi energetica.

Quello che per gli USA si prevede possa essere un “atterraggio morbido”, da questa parte dell’oceano rischia di essere un impatto frontale che comincerà a provocare danni significativi già dal terzo trimestre di quest’anno (con 2,5 punti di crescita che mancheranno all’appello) fino a raggiungere l’apice dei 5,1 punti tra 12 mesi. In linea con i 18 mesi che è la stima prevalente del ritardo con cui un rialzo dei tassi fa sentire l’impatto restrittivo sull’economia.

Si prefigura una tempesta perfetta anche a causa del contemporaneo orientamento restrittivo della politica di bilancio degli Stati membri. Infatti, a prescindere dall’assetto definitivo che potrebbe assumere il Patto di Stabilità al termine dei negoziati per la sua riforma, appare certo un percorso di risanamento dei conti pubblici, con i conseguenti effetti negativi sulla crescita.

Sono dati che mettono da subito la Bce sotto pressione. Anche perché gli economisti temono che questa volta la trasmissione delle scelte di politica monetaria possa avvenire in misura amplificata, rispetto alla norma. Infatti 425 punti di aumento dei tassi in 12 mesi sono di per sé un dato senza precedenti che per giunta si innesta su un tessuto economico già provato da una grave crisi energetica e il tradizionale ruolo di stabilizzatore esercitato dai bilanci pubblici verrà inibito dalle regole europee.

Non è affatto insensibile a questi rischi il futuro governatore di Bankitalia ed attuale membro del comitato esecutivo della Bce, Fabio Panetta. Giovedì 3, in un documentato e puntuale discorso alla Bocconi, ha indicato una nuova strada, discostandosi dalla visione a senso unico della Lagarde. Trascurato dai grandi giornali e ritenuto meritevole di poche righe nelle pagine dell’economia, riteniamo che invece costituisca un rilevante punto di svolta per l’indirizzo della della politica monetaria della Bce nei prossimi mesi.

Partendo dalla premessa che i rialzi finora attuati erano necessari per ancorare le aspettative d’inflazione ed uscire da una politica monetaria troppo accomodante, secondo Panetta ora siamo in territorio restrittivo ed ulteriori rialzi “rischiano di provocare danni ingiustificati all’economia”.

Oggi è preferibile, anziché puntare verso livelli ancora superiori dei tassi, insistere restando a lungo sugli attuali livelli.

Infatti tutti i dati a disposizione indicano un rientro delle aspettative di inflazione, lo shock dei prezzi delle materie prime e dei prodotti energetici è sostanzialmente assorbito, come testimoniato dall’andamento dei prezzi alla produzione. La trasmissione ai prezzi al consumo di questi effetti è solo questione di tempo ed è già in atto. Inoltre i profitti delle imprese potrebbero aiutare ad assorbire il prevedibile e legittimo tentativo di aggancio dei salari all’inflazione, senza innescare alcuna spirale. Infine i segnali di debolezza dell’economia sono già evidenti, almeno nel settore manifatturiero.

Panetta teme che gli effetti delle scelte restrittive di Francoforte debbano ancora manifestarsi pienamente e – con un candore degno di miglior causa – ritiene possibile che “la trasmissione della politica monetaria produca effetti ancora più forti rispetto alle previsioni”. Insomma, sono partiti per dare un ceffone ed hanno assestato un cazzotto.

Allora è il tempo di cambiare approccio e prendersi “un attimo di respiro”, perché il rischio di spingersi troppo oltre con i rialzi è ora evidente ed è prudente attendere il completo manifestarsi degli effetti dei rialzi precedenti. Meglio mantenersi su questi livelli a lungo che alzare e poi precipitosamente tagliare.

Immediatamente il giorno dopo abbiamo letto sul Wall Street Journal il professor Tomas Philipson dell’Università di Chicago, secondo il quale i rialzi dei tassi stanno, in alcuni settori industriali, alimentando l’inflazione. Infatti, la diffusa convinzione che i rialzi riescano a contenere la domanda e quindi la pressione rialzista sui prezzi non tiene in considerazione gli effetti sull’offerta. E se l’offerta cala più della domanda, le tensioni sui prezzi aumentano, anziché diminuire. È proprio quanto sta accadendo nel mercato immobiliare e in quello automobilistico degli USA, perché i tassi alti disincentivano i potenziali venditori ad offrire l’usato sul mercato per non rinunciare a finanziamenti ricevuti in passato a tassi fissi molto bassi. Più in generale, le imprese potrebbero trasferire sui prezzi a valle i maggiori oneri finanziari ed alimentare ulteriormente l’inflazione.

Da ultimo, giovedì 10 è arrivato un ben documentato articolo sulla Reuters, in cui si parla esplicitamente della probabilità che la Bce faccia addirittura marcia indietro e cominci a tagliare i tassi che solo poche settimane fa ha aumentato. D’altronde, simili repentini cambi di rotta sono già avvenuti nel 2009 (dopo aver rialzato nel 2008) e nel 2012 (dopo aver rialzato nel 2011). Raccogliendo pareri di diversi economisti, la tesi è che la Germania, l’attuale grande malato d’Europa, stia subendo troppi danni dai rialzi dei tassi e la Bce sia andata ben oltre il necessario nella lunga sequenza di rialzi. Al punto che alcuni economisti prevedono che da marzo 2024 possa partire una sequenza di riduzione dei tassi.

È tempo che la Lagarde si renda conto che la clava non può avere la precisione di un bisturi e si prenda una bella vacanza.

Sorgente: Bce, tutti gli erroracci di Lagarde (anche secondo Panetta) – Startmag


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