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L’allarme del generale Cavoli, comandante delle forze Usa e atlantiche : “Durante la Guerra Fredda c’era un codice condiviso per segnalare le intenzioni reciproche, adesso stiamo cercando di ristabilirlo ma è tutto più difficile”.

Più i venti di conflitto in Europa si fanno impetuosi, più cresce il rischio di incidenti catastrofici. Perché, contrariamente a quanto accadeva durante la Guerra Fredda, le armate contrapposte non sanno più comunicare: è scomparso quel codice condiviso di azioni e parole che per decenni ha permesso di chiarire le intenzioni ed evitare che dagli equivoci si scatenasse l’apocalisse nucleare. “Potevamo leggere l’uno i segnali dell’altro. Sapevamo come mandarci avvisi… ma è stato perso tutto”, ha dichiarato lunedì il generale Christopher Cavoli, intervenendo alla Georgetown University.

 

Sulle spalle di Cavoli oggi ci sono le responsabilità più gravose del pianeta. E’ il comandante in capo di tutte le forze in Europa, sia statunitensi che della Nato: navi, aerei, soldati, missili; tutto dipende da lui. Nello scorso anno il numero dei militari ai suoi ordini è aumentato del settecento per cento, sotto la spinta dei rinforzi affluiti di corsa sulle frontiere della nuova crisi. Ma questa impennata vertiginosa della capacità bellica non è stata accompagnata dallo sviluppo di un livello strategico per impedire che le potenze nucleari possano fraintendere le intenzioni reciproche. Un problema drammatico: dall’invasione dell’Ucraina in poi, il Cremlino ha evocato spesso la minaccia nucleare mentre i duelli ravvicinati con i reparti dell’Alleanza atlantica nei cieli e nei mari avvengono quasi ogni giorno.

 

Il generale non ha dubbi: bisogna recuperare il prima possibile canali di comunicazione. Cavoli parla correttamente il russo e ha diretto l’ufficio del Pentagono incaricato di studiare l’evoluzione dell’armata di Mosca: anche per questo nel luglio 2022 gli è stato affidato il comando delle forze in Europa. Ha spiegato che il suo quartier generale da mesi sta cercando di adattare le vecchie procedure ai tempi moderni, ma la situazione è molto complicata: “Anzitutto, stiamo tentando di ristabilire dei canali mentre è in corso la guerra calda scatenata dai russi contro l’Ucraina”, ha spiegato, per poi sottolineare un’altra novità fondamentale rispetto al passato: bisogna fare i conti pure con la Cina. “Non ci sono più soltanto due partiti principali a decidere. Ora c’è Pechino sullo sfondo di ogni scenario e la grande domanda è come si potrà stabilire un’interazione sulla base di tre protagonisti”.

 

Durante la Guerra Fredda, ha ricordato il generale, “l’Occidente e l’Unione Sovietica condividevano un vocabolario ricco e compreso da entrambi. Sapevamo come comunicare le nostre intenzioni in maniera verbale o attraverso le azioni, in modo che l’altra parte potesse comprendere il significato delle nostre mosse. Questa è stata una delle cose più importanti che abbiamo usato per gestire il rischio di escalation e portare avanti la deterrenza senza correre grandi pericoli”. Sono le scene che si vedono nei film di spionaggio sulla competizione all’ombra del Muro di Berlino, dove ogni movimento sospetto di sottomarini e missili veniva interpretato dagli analisti e tradotto sulla base di quel “vocabolario” citato dal generale Cavoli.

 

 

Nella stagione della “Cortina di ferro” e della contrapposizione con il “Blocco comunista”, era stata creata un’architettura a sostegno della pace. Esisteva infatti la consapevolezza che uno scontro nucleare avrebbe provocato la distruzione totale reciproca: si viveva quella che George Orwell chiamava “la non-pace” perché generata solo dall’immanenza dell’arsenale atomico. Erano stati sottoscritti trattati, accordi, previste ispezioni e altri modi per tenere aperte le linee di confronto. “Abbiamo perso l’abitudine di usare questi meccanismi per mandare segnali. E in maniera collettiva abbiamo abbandonato alcuni dei patti e delle convenzioni che ci davano la capacità di comunicare”, ha riconosciuto l’alto ufficiale.

 

Adesso è difficile costruire dei ponti mentre si scavano trincee. Gli Stati Uniti e la Nato stanno schierando reparti di ogni tipo sulla frontiera orientale, soprattutto nei Paesi Baltici e in Polonia. Per Mosca queste iniziative sono una minaccia; per l’Alleanza sono una misura difensiva. “Come possiamo proseguire in questo riposizionamento, ripristinando le nostre capacità di difesa, senza essere minacciosi e senza provocare per errore un effetto che non desideriamo? – si è chiesto il generale Cavoli – Credo che il primo passo sia descrivere noi stessi in maniera chiara per quello che siamo: siamo un’alleanza difensiva”.Il discorso del comandante è indicativo della tensione che si accumulando sui confini europei, con un moltiplicarsi di focolai che si fatica a contenere. E tanta paura che la manovra azzardata di un Sukhoi sul Mar Nero o la virata di un sottomarino nel Baltico possa provocare una spirale inarrestabile.

Sorgente: Il capo della Nato in Europa: “Riaprire i canali con i russi per evitare equivoci nucleari” – la Repubblica