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Sull’Ucraina nessuno è pronto a negoziare sul serioPierre Haski, France Inter, Francia1 marzo 2023FacebookTwitterEmailPrintIl 28 febbraio il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha dichiarato che la Russia è favorevole a un negoziato, ma ha anche aggiunto che “nessun compromesso” è possibile in merito a quelle che ha definito come “le nuove realtà territoriali”, ovvero le regioni ucraine conquistate dall’esercito russo. Un po’ come chiarire di non voler negoziare mentre ci si dichiara pronti a negoziare.Questo equilibrismo riassume perfettamente la situazione. Allo stato attuale nessuno è davvero pronto a trattare, ma bisogna fingere di volerlo fare per non essere indicati come nemici della pace. Il discorso vale sicuramente per la Russia, che non ha rinunciato a conquistare con la forza la totalità del Donbass, già annesso ma controllato soltanto in parte.La stessa ambivalenza si ritrova sul fronte ucraino, dove il presidente Volodymyr Zelenskyj ha presentato in autunno un piano di pace in dieci punti e risponde positivamente a ogni offerta di mediazione. Tuttavia Kiev non ha abbandonato l’idea di riconquistare con la forza i territori perduti, e attende di ricevere gli equipaggiamenti militari occidentali per attaccare.La proposta cinese presenta la stessa logica. Alla fine della scorsa settimana Pechino ha illustrato un piano in dodici punti e si sta attivando diplomaticamente. Il 28 febbraio il governo cinese ha ricevuto nella capitale il dittatore bielorusso Aleksandr Lukašenko, alleato di Mosca che in molti paesi del mondo è considerato persona non grata. Inoltre prossimamente Xi Jinping andrà a Mosca: sarà il quarantunesimo incontro con Putin da quando i due leader sono al potere.Tra le esternazioni e la realtà esiste un divario che Pechino non ha ancora colmatoQuesta agitazione diplomatica lascia pensare che qualcosa si muova, ma non c’è bisogno di essere particolarmente cinici per notare i punti deboli dell’iniziativa cinese. Prima di tutto Pechino non ha fatto precedere l’annuncio del suo piano da alcun contatto significativo con Kiev. Da più di un anno Xi né trova il tempo né sente la necessità di telefonare a Zelenskyj. Soltanto il capo della diplomazia cinese Wang Yi ha incontrato recentemente il ministro degli esteri ucraino, Dmytro Kuleba.Inoltre il piano cinese manca di sostanza. In molti si sono soffermati sull’utilizzo della parola “sovranità”, che potrebbe rispondere a una richiesta ucraina, e sul rifiuto dell’arma atomica. Ma il resto si riduce a una vana speranza in una trattativa, senza la minima indicazione in merito al formato o agli obiettivi del negoziato.La Cina, in definitiva, ha anch’essa bisogno di mostrarsi favorevole a una soluzione diplomatica. In quanto grande potenza responsabile, agisce in questo senso. Ma tra le esternazioni e la realtà esiste un divario che Pechino non ha ancora colmato.

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