Draghi va negli Usa senza passare dal parlamento | il manifesto

7 Maggio 2022 0 Di Luna Rossa

Effetto Ucraina. Gelo da Palazzo Chigi: «Non c’è tempo. E lo chiede solo il M5S» Guerini costretto alla rettifica sulle armi «di lunga gittata»

Mario Draghi venga in parlamento, se possibile anche prima di partire per gli Stati uniti. Così Giuseppe Conte dopo le tensioni degli ultimi giorni sul conflitto in Ucraina, l’escalation e le modalità del coinvolgimento italiano ed europeo. «È legittimo che il parlamento e l’intero popolo italiano possano valutare ed esprimere, attraverso i rappresentanti del popolo, una nota di indirizzo», dice Conte a margine di un convegno a Palazzo Giustiniani.

«SE IL PRESIDENTE dovesse partire senza passare dal parlamento sarei molto deluso», insiste Conte. Da Palazzo Chigi reagiscono gelidi: «I tempi sono stretti e la richiesta di Conte è del tutto isolata». Dunque, è la domanda, quando comparirà davanti alle camere? «Il 19 maggio è già in calendario un question time con il presidente del consiglio», la risposta laconica. Più tardi, presentando un libro, Conte replica indirettamente: «Siamo entrati nel secondo anno di governo, dobbiamo consentire un pieno sviluppo alla dialettica politica, che è fatta di un confronto anche duro, l’importante è che tutti siano orientati a una soluzione di interesse per la collettività, non ci dobbiamo spaventare di un confronto anche aspro. Altrimenti si creano condizioni critiche».

I 5 STELLE presenteranno una mozione? L’avvocato non si sbilancia: «Lasciamo che siano i parlamentari a valutare». Per il leader pentastellato, l’indirizzo politico deve essere più esplicito: «L’Italia insieme all’Ue deve imporre una sua linea, deve imporre un negoziato. Serve un grande sforzo collettivo perché quanto accaduto in questi settanta giorni di guerra possa invece tramutarsi in quello che l’Unione europea ha garantito in settant’anni, cioè la pace».

L’OGGETTO del contendere, rinfocolato dalla relazione di Lorenzo Guerini in commissione difesa riguarda le tipologie di armamento e le forme istituzionali. Il ministro si era riferito al supporto italiano all’Ucraina parlando anche di «dispositivi in grado di neutralizzare le postazioni dalle quali la Russa bombarda». Di fronte alla richiesta di chiarimento dei 5 Stelle, dal ministero della difesa hanno fornito ulteriori spiegazioni e una (parziale) smentita. Guerini, recita la precisazione, si riferiva a «munizionamenti a cortissimo raggio funzionali al solo scopo difensivo e per proteggere città e cittadini». Il che ha alimentato la polemica: «L’imbarazzata nota di precisazione di ieri sul ‘munizionamento a cortissimo raggio funzionale al solo scopo difensivo’, ha ammesso implicitamente che il munizionamento a lungo raggio sarebbe a scopo offensivo – trapela dai 5 Stelle – Ciò chiarisce che si può tracciare la distinzione avanzata dal M5S, che molti avevano provato a criticare, tra armi difensive e offensive».

C’È POI la questione del passaggio in parlamento. Per Guerini, l’audizione al Copasir, con la presentazione della lista segretata del materiale bellico da consegnare sul fronte ucraino, è più che sufficiente. Questa posizione poggia sulla natura del decreto interministeriale, che nel sistema gerarchico del diritto disegnato dalla Costituzione è considerato una fonte secondaria, dunque deve essere autorizzato da una legge ordinaria. Nella fattispecie si tratta della conversione votata dalle camere lo scorso 5 aprile del decreto legge che porta la data del 25 febbraio (il giorno successivo dell’attacco all’Ucraina da parte della Russia) «recante disposizioni urgenti sulla crisi in Ucraina».

CONTE CONSIDERA, e spera di convincere anche il Pd, che l’escalation in corso giustifichi almeno un’altra votazione, quantomeno il fatto che il presidente del consiglio si presenti in parlamento a dare conto degli ultimi accadimenti prima che sulla scorta di un voto di oltre un mese fa si arrivi al terzo decreto interministeriale (e alla terza lista di armamenti segretata). Nel M5S avrebbero preferito che avvenisse prima della visita ufficiale di Draghi a Washington, chiedono che almeno avvenga subito dopo. Tanto più che, come ha ricordato il costituzionalista Michele Ainis sulle colonne di Repubblica, la mozione approvata il primo marzo impegna il premier a tenere le camere «costantemente informate» degli sviluppi della situazione.

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