Legge di bilancio, è rottura tra governo e sindacati: la scuola verso lo sciopero | il manifesto

Legge di bilancio, è rottura tra governo e sindacati: la scuola verso lo sciopero | il manifesto

17 Novembre 2021 0 Di Luna Rossa

Il caso. Dopo la pioggia di miliardi promessi nel Piano di ripresa e resilienza (Pnrr) nella manovra poco o nulla per chi lavora. Flc Cgil, Uil scuola, Gilda e Snals hanno dichiarato lo stato di agitazione. Sinopoli (Flc Cgil): : «Si “concedono” aumenti a chi mostra “dedizione”. Una definizione patetica». Venerdì 19 novembre gli studenti in piazza

Roberto Ciccarelli

Dopo le tante, e incaute, parole sulla pioggia di miliardi che pioveranno su una parte dell’edilizia scolastica e solo sugli istituti tecnico-professionali dal forziere del Piano di ripresa e resilienza (Pnrr) ora si scopre che poco sarà riconosciuto dalla legge di bilancio al lavoro di chi la fa e la vive: i docenti e il personale Ata.

I sindacati della scuola Flc Cgil, Uil Scuola, Snals-Confsal e Gilda Unams hanno interrotto i rapporti con il governo Draghi e indetto uno stato di agitazione che potrebbe portare anche a una sciopero della scuola. Anche la Cisl scuola, che non partecipa per ora alla mobilitazione, si è espressa in termini critici sulla mancanza di risorse. Giovedì parteciperà all’incontro convocato dal ministro dell’istruzione Patrizio Bianchi e contesta la riproposizione di «una logica di interventi a costo zero».

LA TENSIONE è molto alta anche sul contratto. È scaduto a fine 2018. Da allora, nonostante molte inconsistenti promesse, e qualche accordo firmato a Palazzo Chigi con effimeri governi, non è stato rinnovato. E si parla di aumenti risibili rispetto a quanto docenti e personale, tra i peggio pagati nei paesi Ocse, hanno perso negli ultimi dieci e più anni. Secondo i sindacati, le risorse stanziate nella manovra economica, «sono assolutamente insufficienti per concludere la trattativa e contengono vincoli inaccettabili che ostacolerebbero qualunque conclusione positiva del negoziato contrattuale». «Che fine ha fatto l’applicazione del patto per la scuola firmato a maggio scorso? Va data applicazione a quell’accordo».

LA CRISI tra il governo e i sindacati della scuola non è scoppiata solo sulle pur importanti risorse economiche, ma anche su alcune espressioni, alcune inquietanti, scritte nella legge di bilancio. La prima ha fatto indignare Francesco Sinopoli (Flc Cgil). Nel testo, infatti, si parlerebbe di «dedizione». Di cosa si tratta, di preciso? «Si parla di quattro spicci che si “concedono”, cioè devono essere erogati esclusivamente a quel personale che mostra “dedizione” al lavoro – sostiene Sinopoli – Dopo il metro e il chilo, ora abbiamo la dedizione. Una definizione patetica che richiama la fallimentare stagione renziana, un insulto a chi lavora ogni giorno e ha dimostrato nella pandemia quanto sia centrale il lavoro a scuola. È una invasione di campo da parte del governo che, se non lo sa, dovrebbe solo limitarsi a stanziare le risorse e poi tramite l’atto di indirizzo dare indicazioni all’Aran (l’Agenzia della rappresentanza negoziale nelle pubbliche amministrazioni) per contrattarle con il sindacato, senza entrare pesantemente in campo addirittura per via legislativa».

IL SECONDO MOTIVO di una polemica feroce è stato dato da un’altra frase che riguarda il rapporto gerarchico tra i dirigenti scolastici, l’amministrazione e i docenti. Tutti i sindacati hanno criticato la relazione illustrativa della manovra dove si parla di un dirigente che «non riceve un idoneo supporto, sul piano giuridico, da parte dell’apparato amministrativo posto alle sue dipendenze» e «il supporto fornito dal personale di segreteria risulta spesso non adeguato». Espressioni frutto di una cultura aziendalista che ha sfigurato un mondo applicando i precetti del «new public management». «Questa frase ha suscitato polemiche tanto velenose quanto infondate, probabilmente a seguito di una lettura semplicistica e banalizzante» ha commentato il presidente nazionale dell’associazione nazionale dei presidi (Anp) Antonello Giannelli. Sarà anche così, ma come tutti i lapsus dice la verità.

MOBILITATI gli studenti. Venerdì 19 novembre organizzano proteste in 40 città, da Nord a Sud e anche a Roma. Con altre realtà sociali l’Unione Degli Studenti ha scritto un manifesto per la scuola pubblica consultabile online. La rete degli studenti medi è tra coloro che si stanno mobilitando questa settimana. Gli universitari di Link chiedono fondi per il diritto allo studio, innalzamento della no tax area a 30 mila euro Isee verso la gratuità dell’istruzione. Gli studenti di Osa danno appuntamento al «No Draghi Day» promosso dai sindacati di base il 4 dicembre.

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