0 5 minuti 1 anno

Sull’ex senatore anche il reato di trasferimento fraudolento di denaro in concorso con la moglie

L’ex senatore di Forza Italia, Marcello Dell’Utri, conservava nella sua abitazione e nell’ufficio, documenti riservati che possono riscontrare alcune delle accuse formulate dai pm della procura della Repubblica di Firenze nell’ambito dell’inchiesta sui mandanti esterni delle stragi del 1993. All’amico di Silvio Berlusconi sono stati trovati atti ritenuti di estrema importanza che supportano l’impianto accusatorio. La scoperta è stata fatta dagli investigatori del Centro operativo della Dia di Firenze che mercoledì hanno bussato alla porta di casa della famiglia Dell’Utri, dando esecuzione ad un decreto di perquisizione disposto dai procuratori aggiunti Luca Turco, Luca Tescaroli e dal sostituto Lorenzo Gestri.

 

I documenti vagliati dai magistrati sono stati acquisiti nel procedimento sulle bombe mafiose e su alcuni di questi sono stati disposti accertamenti per verificare l’origine e avviare riscontri. E quindi, nuovi filoni di indagine. L’arrivo nella residenza di Segrate degli investigatori della Dia di Firenze ha colto di sorpresa i coniugi Dell’Utri. Forse per questo motivo tenevano fra Segrate e gli uffici di via Senato a Milano i documenti sequestrati.

A Dell’Utri vengono contestati tre capi d’accusa. Il primo è quello di concorso in strage con i boss Giuseppe e Filippo Graviano e Gaspare Spatuzza (tutti e tre già giudicati e condannati in altri processi). I pm hanno inserito le aggravanti di aver agito per finalità di terrorismo e di eversione dell’ordine democratico, di aver agevolato l’attività di Cosa nostra, con riferimento agli attentati commessi a Roma, Firenze e Milano dal 28 luglio 1993 al 23 gennaio 1994. Il secondo è il trasferimento fraudolento di valori in concorso con la moglie Miranda Ratti, alla quale Silvio Berlusconi aveva bonificato somme di denaro, con la causale di prestito infruttifero, «al fine di eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione». Il terzo è per aver omesso di comunicare, per lui che ha una condanna definitiva per mafia, le “variazioni patrimoniali”, in particolare bonifici ricevuti da Berlusconi per quasi un milione di euro nell’arco di nove mesi fra il 2021 e il 2022. Per i magistrati «l’accordo stragista descritto nell’imputazione, di cui si è reso protagonista Dell’Utri, si fonda sui rapporti economici tra Giuseppe Graviano ed esponenti di Cosa nostra, da una parte, Dell’Utri e Berlusconi dall’altra». I pm sottolineano nel decreto gli esiti di una consulenza tecnica «che individua ingressi di flussi finanziari nelle imprese riconducibili a Berlusconi, di cui Dell’Utri già all’epoca era referente e fidato collaboratore, privi di paternità per 70 miliardi e 540 milioni di lire, nel periodo febbraio 1977 — dicembre 1980».

Da brani di intercettazioni riportati nel decreto emergerebbero contatti fra l’ex vice ministro Gianfranco Micciché con Matteo Renzi e Silvio Berlusconi in cui avrebbero discusso di Dell’Utri e della volontà del cavaliere di voler votare un presidente della Repubblica che avrebbe dato la grazia a Marcello, che scontava la condanna definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa. Renzi ieri ha affidato ai social la sua reazione attaccando la procura di Firenze, sostenendo che “inseguono il fantasma di Berlusconi”. Mentre l’avvocato Giorgio Perroni che è stato il difensore di Berlusconi smentisce l’esistenza di un accordo stragista tra Cosa nostra e Dell’Utri, «tale ipotesi nel corso del tempo si è sempre inequivocabilmente dimostrata priva di qualsivoglia fondamento, ed è stata smentita dall’accertamento dei fatti che ha originato plurime archiviazioni». E infine il difensore di Dell’Utri, l’avvocato Francesco Centonze dice di attendere la chiusura delle indagini che «consentirà anche di conoscere, finalmente, su

quali elementi si fondi la tesi accusatoria — già a prima vista del tutto incredibile e fantasiosa — per la quale Marcello Dell’Utri avrebbe addirittura “istigato e sollecitato” il boss Graviano “ad organizzare la campagna stragista” del 1993». Intanto per martedì 18 luglio è previsto l’interrogatorio dell’ex senatore a Firenze.

Sorgente: Stragi del ‘93, dalle carte sequestrate i riscontri alle accuse a Dell’Utri – la Repubblica


Scopri di più da NUOVA RESISTENZA antifa'

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.