0 16 minuti 1 anno

Un breve tour negli ultimi mesi di una vertenza che è, oramai per distacco, la più lunga occupazione di una fabbrica della storia d’Italia

Francesca Gabbriellini – Giacomo Gabbuti (*)

«Rompiamo l’assedio, tentiamo il futuro»: si chiude così l’appello con cui il Collettivo di Fabbrica Gkn ha lanciato, poche settimane fa, una nuova manifestazione nazionale per sabato 25 marzo a Firenze. L’appello, firmato e rilanciato da centinaia di personalità e decine di associazioni di tutta Italia, denuncia il mancato pagamento degli stipendi da sei mesi – un «licenziamento di fatto», che ha messo queste lavoratrici e lavoratori nella assurda condizione di non avere né ammortizzatori sociali né stipendio, mentre come tutte e tutti noi fanno i conti col ritorno prepotente dell’inflazione – e chiede l’intervento pubblico perché si arresti la procedura di liquidazione da parte della nuova proprietà, dopo mesi di tavoli disertati.

Nell’assenza conclamata di volontà e capacità da parte delle istituzioni, nazionali e regionali, di pensare a politiche industriali che accompagnino la transizione ecologica e invertano la spirale di delocalizzazioni, dismissioni e salari da fame in cui il nostro paese si avvita da decenni, il Collettivo di Fabbrica chiede che si dia spazio alla «reindustrializzazione dal basso». Per evitare che di quella che era una grande fabbrica di semiassi rimanga solo un capannone sfitto, pronto a trasformarsi in ecomostro o al più nell’ennesima speculazione immobiliare, gli operai sono pronti al recupero cooperativistico, mettendo in campo i propri piani industriali per la produzione di pannelli fotovoltaici, batterie e cargo-bike. In mancanza di politiche pubbliche, per i finanziamenti si tenta la via del crowdfunding, con il sostegno di Arci, BancaEtica e Fridays For Future, in prospettiva di un vero e proprio «azionariato popolare».

Per preparare al meglio il vostro viaggio a Firenze, vi proponiamo un breve tour negli ultimi mesi di una vertenza che è, oramai per distacco, la più lunga occupazione di una fabbrica della storia d’Italia; una storia che nemmeno un anno fa le istituzioni celebravano come risolta, e che invece continua a regalare colpi di scena. Non solo per le prevedibili (e previste) inadempienze da parte padronale, ma anche e soprattutto per la capacità di lavoratrici e lavoratori di rilanciare, fino a tentare qualcosa di inedito.

La tattica della rana bollita

Quando l’estate scorsa il presidio nella ex-Gkn di Campi Bisenzio compiva un anno, si addensavano le ombre nere che in autunno avrebbero portato per la prima volta i post-fascisti a Palazzo Chigi. Se per un curioso scherzo della storia, il governo Meloni prendeva forma nei giorni del centenario della Marcia su Roma, l’esperienza del fascismo storico poteva lasciare qualche dubbio sull’atteggiamento che Fratelli d’Italia avrebbe avuto in materia di politiche industriali. A fugare ogni incertezza sulla subalternità culturale della nuova destra al neoliberismo è bastato l’elenco dei ministeri, con la dicitura «Sviluppo Economico» a lasciare spazio a un emblematico «delle Imprese e del Made in Italy», e la «Transizione ecologica» autarchicamente riconvertita in «Sicurezza energetica».

Il “piano” lanciato dal Collettivo e dalle ricercatrici e ricercatori solidali nel dicembre 2021 (disponibile come ebook gratuito di Fondazione Feltrinelli), e la richiesta di un nuovo impegno pubblico nelle politiche industriali, è stato definitivamente accantonato. La rete solidale, in costante allargamento, si è dunque rimessa al lavoro su un piano di riconversione dal basso.

Alla mancanza di sponde istituzionali si contrappone, infatti, la «presenza» piuttosto peculiare della nuova proprietà: il presidente di Unindustria Cassino Francesco Borgomeo (che, per onor di cronaca, l’intervento dello Stato lo ottiene sì in queste settimane, a sostegno della sua Saxa Gres). Inizialmente advisor del fondo Melrose per trovare acquirenti, si era reinventato salvatore: il 23 dicembre 2021, salvando Natale e fabbrica, si annunciava compratore lui stesso, in attesa di investitori e piani industriali. Su entrambi bisognava mantenere il massimo riserbo, ma bastavano a portare «Fiducia» e «Futuro» alla Fabbrica di Firenze – da queste quattro «f» la nuova, grottesca, denominazione dell’azienda: QF Spa.

Come rivela una bella scena del documentario E tu come stai?, il Collettivo sospetta da subito che questa operazione serva solo a comprare tempo, perdipiù con soldi pubblici. Ottenere la cassa integrazione, svuotare lo stabilimento dai milioni di euro di macchinari che lo riempiono, far sgonfiare la mobilitazione, e aspettare via via che lavoratrici e lavoratori lascino, dopo un anno al 60% dello stipendio e con tutta l’incertezza legata a un cambio radicale di attività (tra le varie evocate a mezzo stampa, «macchinari per l’industria farmaceutica», «componentistica per energie rinnovabili», «motori elettrici»). Riprendendo una metafora di Noam Chomsky e applicandola alla storia di tante vertenze operaie degli ultimi decenni, il Collettivo lo descrive da allora come il principio della rana bollita.

A pensar male, diceva un politico molto popolare nei dintorni di Cassino, spesso ci si azzecca. Da gennaio 2022, quando firmò l’accordo quadro al fu Mise, QF non ha rispettato alcuna tempistica. L’apice dell’inconsistenza della nuova proprietà si tocca a luglio 2022 quando, al posto dei piani industriali, ai tavoli ministeriali vengono presentate mirabolanti slide, che delineano la possibilità di una collaborazione con il consorzio di imprese Iris Lab. La direzione sarebbe stata quella di installare in fabbrica «un centro di ricerca e sviluppo sulla meccatronica e sull’elettronica industriale»; ma ancora una volta, all’annuncio non segue alcuna concretezza, né tantomeno i millantati investitori.

La società operaia di mutuo soccorso

Questi mesi, in cui Borgomeo rifuggiva il confronto con gli operai ma anticipava la cassa integrazione per riorganizzazione aziendale e rassicurava sull’imminente ripartenza, vengono sfruttati per riorganizzare i gruppi di supporto, a partire dalla creazione di un team legale. Si consolidano le attività per tenere vivo il presidio, dalla Brigata Alimentare, che tiene aperta la mensa operaia sui tre turni del presidio permanente, alla Convergenza Culturale: attività di auto-formazione aperte al pubblico, ancorate alle 150 ore di diritto allo studio previste dallo Statuto dei lavoratori e dal Ccnl Metalmeccanica, dove si sono alternati solidali del territorio e personaggi pubblici come Alessandro Barbero, e che insieme a Edizioni Alegre ha organizzato il primo Festival di letteratura working class del nostro paese, che si terrà presso il presidio Gkn dal 31 marzo al 2 aprile.

Anche la «reindustrializzazione dal basso» conosce un nuovo corso. Il Gruppo di Ricerca Solidale si è trasformato in un più ampio Gruppo Reindustrializzazione, impegnato da un lato nella ricostruzione del «curriculum» dello stabilimento, attraverso il disegno del layout della fabbrica e la schedatura di tutti i macchinari e infrastrutture logistiche; dall’altro nello scouting progetti per valorizzare macchinari e competenze e per concretizzare gli obiettivi delineati nel «piano»: la riconversione verso mobilità sostenibile ed energie rinnovabili.

Contemporaneamente, si è cominciato a ragionare su percorsi di mutualismo, che permettessero anche a una minoranza di lavoratrici e lavoratori di riattivarsi su micro-produzioni (compreso un birrificio), ma anche di avviare una riflessione legata alla filiera agro-alimentare corta, a cosa e come consumiamo. A ottobre 2022, in una giornata di fabbrica aperta, il nuovo assetto dei gruppi è stato reso pubblico e aperto a ulteriori contributi dal territorio e dalle varie realtà e competenze solidali. A ottobre, l’assemblea operaia ha anche lanciato l’Associazione di Promozione Sociale Soms Insorgiamo, affiliata all’Arci e alla rete nazionale Fuori Mercato, dotandosi così di soggettività giuridica per regolarizzare queste attività. Ufficialmente costituita a gennaio 2023, sin dal nome la Soms – Società Operaia di Mutuo Soccorso – intende recuperare i valori di reciprocità, solidarietà e mutualismo che animano quelle esperienze fin dall’Ottocento.

La reindustrializzazione dal basso

Si arriva così a novembre 2022, nuovo spartiacque materiale, emotivo e strategico per la vertenza: gli operai non ricevono più né lo stipendio né i cedolini attestanti la retribuzione. L’accesso agli atti da parte del team legale rivela i ripetuti tentativi di QF di ottenere dall’Inps la Cassa Integrazione ordinaria, rigettati per l’assenza di un piano industriale. Fatto salvo per una minaccia di svuotamento dello stabilimento, da allora i rapporti con la proprietà si fanno quasi nulli: il Tribunale del lavoro accoglie decine di decreti ingiuntivi per il pagamento degli stipendi – la prima udienza, annunciano i membri dell’Rsu nella conferenza stampa del 21 marzo, si terrà il 23 dello stesso mese. Si aspetta solo l’annuncio della messa in liquidazione dell’azienda: questo arriva il 21 febbraio, a tre giorni dall’ennesimo tavolo ministeriale, cui si presenta un commissario che può solo ammettere di non aver avuto tempo di approfondire la questione, prima di essere sostituito il 7 marzo. Borgomeo, intanto, accusa il «movimento Insorgiamo» di aver fatto fuggire gli investitori, presidiando la fabbrica – come del resto faceva a dicembre 2021, quando proprio la forza lavoro esperta e motivata era stata presentata come un asset della fabbrica che si era deciso di comprare.

Una narrazione che proprio l’attività dei gruppi di lavoro aveva messo in crisi: da dicembre 2022, una start-up italo-tedesca impegnata nello sviluppo di nuove tecnologie e prodotti legati alla produzione di energia pulita inizia un’interlocuzione serrata con il Collettivo di Fabbrica, esplorando la possibilità di produrre pannelli fotovoltaici e batterie d’avanguardia nello stabilimento. Prodotti la cui produzione non prevederebbe l’utilizzo di terre rare – con ovvia riduzione dell’impatto sociale e delle difficoltà di approvvigionamento dell’attuale fase geopolitica – e che avrebbero addirittura la certificazione di rifiuti ordinari, scongiurando anche il problema dello smaltimento.

Il piccolo villaggio gallico non solo resiste all’assedio, ma sembra riuscire a realizzare, lui sì, le roboanti missioni di Agende e Piani Nazionali. Parallelamente alle questioni tecniche su piani industriali e organizzazione di lavoro, l’elaborazione si è focalizzata sul tema dell’assetto proprietario, studiando la strada del recupero cooperativistico – o workers’ buy-out – con gli strumenti previsti dalla Legge Marcora. Primo nodo, il capitale iniziale: se è usuale, in questi processi, l’investimento dei Tfr, nel caso Gknsi consolida fin da subito l’idea che il territorio debba essere protagonista della riattivazione produttiva, come lo è stato finora nella partecipazione alla lotta operaia. Nasce così l’idea della campagna di azionariato popolare, e si avviano interlocuzioni con Banca Etica (solidale con la lotta Gkn fin dall’apertura della Cassa di Resistenza), Legacoop, e il fondo mutualistico a essa connesso, Coopfond, di cui il crowdfunding lanciato in questi giorni è uno degli esiti.

Accanto all’individuazione di quello che si può considerare il futuro core business dello stabilimento, in quanto prevede fin dalla messa a terra l’impiego di 110-120 lavoratrici e lavoratori, è proseguito lo sviluppo di altri progetti. In termini di mobilità sostenibile, si è studiata la possibilità di realizzare cargo-bike, utilizzate oramai persino dalle grandi imprese, sia per la logistica di prossimità, che per la movimentazione degli articoli all’interno dei grandi magazzini. Anche in questo caso, i gruppi di lavoro hanno interagito con aziende già impegnate nel settore per sviluppare un piano di sviluppo concreto, con la speranza di occupare fino a 30-40 unità tra produzione e commerciale. Il primo prototipo di cargo-bike interamente «made in Gkn», in uno sgargiante e non casuale viola, è stato presentato con grande entusiasmo nelle «giornate campali» dell’11-12 febbraio 2023, con tanto di recensione di riviste specializzate come Bike Italia. Nella stessa occasione, è stata presentata alla cittadinanza anche la terza «gamba» della proposta operaia: la trasformazione dello stabilimento in un Comunità Energetica Rinnovabile Solidale, in ovvia sinergia con la produzione di pannelli solari. Avviata la produzione principale, l’idea è di puntare rapidamente all’efficientamento energetico della fabbrica, per poi produrre energia pulita per il territorio circostante – a partire dall’enorme centro commerciale I Gigli, che si staglia proprio di fronte allo stabilimento, con tanto di striscione di solidarietà da parte di lavoratrici e lavoratori, ancora lì dal 9 luglio 2021.

La rana deve saltare

Venti mesi dopo il primo licenziamento, e dopo più di un anno di «bollitura» nella pentola della nuova proprietà, la rana è esausta, provata anche psicologicamente, oltre che redditualmente. Ma i mesi di «attesa» sono serviti a trovare energie, alleati, idee. La risposta all’assedio, a marzo 2023 come nel luglio 2021, è passare al contrattacco. Se la proprietà si ritira, e le istituzioni continuano a non saper dare soluzioni, saranno le lavoratrici e i lavoratori della ex-Gkn a dimostrarsi, ancora una volta, «classe dirigente». Così, il Collettivo di Fabbrica chiama a raccolta per una manifestazione che chiede il pagamento di ciò che è dovuto a lavoratrici e lavoratori, il ritiro della liquidazione e l’intervento pubblico, ma anche di lasciare spazio alla reindustrializzazione dal basso.

Assieme al corteo, si lancia la campagna di crowdfunding GKN FOR FUTURE, verso la costruzione di quell’azionariato popolare che continuerà a difendere la fabbrica e a costruirne il futuro. Una campagna che chiunque può sostenere sul portale Produzioni dal Basso, e che mentre scriviamo ha già superato i 15 mila euro di donazioni, anche grazie al sostegno di Arci, Fridays for Future, e da una fitta rete di realtà politiche e sociali eterogenee. Un vero e proprio abbraccio – un tenersi stretti, come ci insegna da mesi il Collettivo di Fabbrica – che travalica lo stivale: il confronto con la start-up ha fornito anche l’occasione per un delegazione operaia di incontrare le realtà ecologiste tedesche a Lipsia e Berlino durante l’ultimo Climate Strike.

La prima fase, il cosiddetto reward crowdfunding, mira a raccogliere tante piccole quote, che andranno a comporre il primo nucleo di capitale, per far fronte ai costi di apertura della nuova cooperativa e a coprire le prime quote sociali da versare per la sua definitiva costituzione giuridica. Successivamente si avvierà l’equity crowdfunding, volto a reperire soggetti investitori di dimensioni maggiori. Infine, avviata produzione di pannelli, sarà il turno del cosiddetto product crowdfunding – le prime commesse vere e proprie, puntando a quel mondo di imprese recuperate e cooperative di produzione che troveranno nelle operaie e operai di Campi Bisenzio un poderoso alleato nella strada verso la giusta transizione.

Il 25 marzo, e oltre con la campagna di crowdfunding e azionariato popolare, è tempo per la vasta galassia solidale di tornare a stringersi attorno a questa vertenza. Come dice il Collettivo di fabbrica, «per la rana è arrivata la necessità di saltare. O la peggiore sconfitta o un salto verso il futuro». E allora tentiamolo, questo futuro. Da perdere, in fondo, abbiamo solo salari da fame e catastrofe climatica.

(*)Francesca Gabbriellini è dottoranda in Storia all’Università di Bologna. Giacomo Gabbuti è assegnista di ricerca di storia economica alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Fanno entrambi parte del Gruppo Reindustrializzazione dell’ex Gkn.

FacebookTwitterPinterestEmail

Sorgente: La nuova sfida di Gkn. E voi, con chi state? – Jacobin Italia


Scopri di più da NUOVA RESISTENZA antifa'

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.