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di Daniel Vanhove

Ci sono anniversari che non vorremmo mai ricordare. A meno che non permettano di denunciare un delitto atroce e imperdonabile. Questi giorni segnano il giorno dell’intervento americano in Iraq, 20 anni fa. Non contenti delle loro sanzioni omicide – nessuno dimenticherà le parole di Mrs. Albright che ne giustificano l’applicazione in nome dei “valori” occidentali, nonostante la morte di quasi 600.000 bambini privi di medicine – il mondo intero oggi sa che questo intervento è stato fatto a pretesto di un bugia grossolana da parte delle massime autorità americane nella persona del Segretario di Stato Colin Powell e la sua fiala (di polvere bianca) davanti alle autorità delle Nazioni Unite,

Nella certezza della propria supremazia egemonica, gli Stati Uniti, affiancati da alleati altrettanto complici, si sono lanciati nella sistematica distruzione di un intero Paese. Nessuna parola può dire o tradurre l’orrore che i residenti hanno sopportato da allora. Senza nemmeno contare il numero esatto delle vittime – cosa che in Occidente dà fastidio a un conteggio preciso quando questi Paesi ci vengono presentati come “barbari” – la maggioranza dei loro cittadini hanno perso tutto. E il paese è stato, come promesso dai malvagi promotori di questi crimini, riportato all’età della pietra.

Guarda la nostra supremazia distendersi in tutto il suo splendore, e prova a sentire e capire lo sguardo di questi bambini per sempre traumatizzati, immaginando che fossero i tuoi:

La Francia dell’epoca, un po’ solitaria tra i paesi occidentali, aveva denunciato questo uso deliberato della forza, poiché nessuna prova convincente era stata in grado di concludere le affermazioni di Washington. Il ministro degli Esteri Dominique de Villepin e il presidente Jacques Chirac avevano resistito, nonostante le pressioni esercitate su di loro dietro le quinte. Anche l’immagine della Francia si era trovata ingigantita in molte parti del mondo, il che oggi non è più appropriato, anzi, da quando Nicolas Sarkozy si è schierato docilmente con la politica atlantista. Lezione sacra per coloro che cercano di capire i dettagli dei fatti.

Dopo i primi anni di questa devastazione, una voce, tra le altre, mi ha parlato durante questa tragedia. Una voce di donna. La voce irachena di Layla Anwar che avevo riportato nel mio libro ” La Démocratie Lie ” (2008) e di cui voglio ricordare le osservazioni di scottante attualità:

Niente passato, niente futuro…
“C’è qualcosa in Iraq che gli americani non hanno distrutto?
La minima cosa?
E osi chiederti che ti odio così tanto…
E tu hai l’audacia di venire sul mio blog a chiedermi delle mie origini, della mia residenza, delle mie idee, delle mie radici, del mio senso di appartenenza…
Di che razza sei? Che tipo di persone siete?
SÌ. Ho detto persone, non governo. Non sono politicamente corretto. Il tuo governo è parte di te e tu ne fai parte. Che ti piaccia o no. E non venire a dirmi nel tuo stile imbarazzato che conosco fin troppo bene: “Oh, ma io non ho votato per quello! »
Siete tutti responsabili……..

Niente da aggiungere…

Altrimenti, la nostra giustizia occidentale, incomparabile e così spesso presa ad esempio tra i “nostri valori” – nei discorsi ufficiali! – non si è mai preoccupata minimamente dei responsabili, diretti o indiretti, di quelli che ancora oggi devono essere designati con termini appropriati: crimini di guerra e crimini contro l’umanità.

E oggi, a cosa stiamo assistendo? La Corte Penale Internazionale (ICC) osa emettere un mandato d’arresto contro il Presidente Vladimir Putin e Maria Lvova-Belova, nominata Commissaria per i Diritti dei Bambini in Russia. Fortunatamente per la CPI, il ridicolo non uccide (qualunque cosa…). Se da diversi anni l’Occidente è diventato maestro in quella che viene chiamata “inversione accusatoria”, vi trova il suo parossismo. Guarda invece dopo soli 15 anni di regno, il bilancio del presidente Putin che non dovrebbe certo vergognarsi di quello dei suoi coetanei occidentali, tanto più che dal 2013 queste cifre sono migliorate sensibilmente:

Nessuna azione della CPI è mai stata intrapresa contro gli ultimi presidenti americani – o israeliani, ovviamente –, alcuni dei quali hanno calcolato di essere direttamente responsabili di quasi 20 milioni di morti solo nei seguenti paesi: Iraq, Siria, Libia, Yemen, Palestina , Sudan, Afghanistan. Per non parlare dei loro interventi in altri paesi dove i loro interessi prevalgono su qualsiasi altra considerazione. Sempre in nome dei “nostri valori”, pare! Come possiamo ancora credere a questi sinistri personaggi e alle loro morbose accuse?

Il cittadino comune si chiede spesso perché la sua situazione personale abbia subito un duro colpo negli ultimi anni e si lamenta di come il benessere sociale così difficile da acquisire dai suoi anziani sembri sempre più tenue quando non è completamente soppresso dallo stato di diritto che si è ripetutamente detto che trae beneficio da quello. Quando morderà davvero la polvere – come sembra stia lentamente ma inesorabilmente diffondendosi sotto le direttive europee – finirà (forse) per capire che la sua situazione, che vede peggiorare ogni giorno di più, è il risultato di politiche estere portate avanti da governi agli ordini dell’alta finanza, apolidi e delocalizzati in qualche rifugio e paradiso fiscale, lontani dalle turbolenze sul terreno.

Con quest’ultima battuta della CPI non è più detto che il ridicolo non uccida, perché abbiamo così perso definitivamente ogni credibilità sulla scena internazionale. E il nuovo ordine verso il quale si è imbarcato il presidente Putin, sempre più sostenuto da tutte le nazioni del mondo, inclusi grandi paesi come India, Iran, Venezuela, Brasile, Cina e molti paesi africani, per rovesciare il vecchio ordine di cui abbiamo sicuramente abusato sulle spalle dei più deboli senza opporvisi con la determinazione che ci sarebbe voluta, ha avuto inizio. Il cantiere è titanico. Ma sta prendendo forma. Tutto dovrà essere rimontato. Come la Cina, che ha appena ribaltato lo scacchiere riuscendo a riconciliare Iran e Arabia Saudita, sotto il naso e la barba degli USA.
Tutte le nostre prestigiose organizzazioni dovranno essere ridisegnate, comprese le Nazioni Unite. E la guerra in Ucraina è solo l’inizio. Ci sarà, tra i più lucidi e responsabili dell’Occidente, qualche scossone che impedisca la completa e definitiva rottura con l’Oriente del continente eurasiatico? Questo è davvero ciò su cui dovremmo lavorare instancabilmente e malsanamente compromettendo con le autorità russe per cominciare, e con quelle cinesi allo stesso tempo, per il futuro dei nostri figli e nipoti. A rischio di seguire gli Stati Uniti nel loro declino, come possiamo cominciare a vedere, e nella loro caduta che seguirà, come aveva giustamente previsto Laila Anwar.
Daniele Vanhove

Fonte: Reseau International

Traduzione: Luciano Lago

Sorgente: Dall’orrore di identificarsi con il “campo del bene” secondo gli standard occidentali – controinformazione.info