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Le reazioni dei presidi dopo quello che è avvenuto al liceo Michelangiolo

di Giulio Gori

La prima scuola a scendere in campo, lunedì scorso, a fianco del liceo Michelangiolo, era stato l’istituto superiore Salvemini Duca d’Aosta. Che con un comunicato del suo dirigente, Luca Stefani, aveva definito i fatti avvenuti sabato scorso in via della Colonna, una «azione squadristica tipica della mala pianta del fascismo», richiamando i principi costituzionali fondati sui valori della Resistenza. Ieri, anche il liceo statale Giovanni Pascoli e il liceo scientifico Leonardo da Vinci sono intervenuti nella stessa direzione.

Al Pascoli, la scuola di viale don Minzoni, di fronte alla quale il 9 febbraio c’era stato uno scontro tra alcuni ragazzi dell’istituto e alcuni militanti di Azione Studentesca (la preside Maria Maddalena Erman a tal riguardo smentisce di aver parlato domenica scorsa alle agenzie di una possibile relazione con i fatti del Michelangiolo), i docenti hanno redatto un documento dal titolo molto netto: «Questa scuola, la scuola, è antifascista, sempre». «La nostra scuola promuove il dialogo costruttivo e si oppone a ogni forma di violenza, a ogni aggressione fisica e ideologica, a ogni forma di sopraffazione che neghi i valori democratici nati dalla Resistenza — è la nota pubblicata ieri sul sito della scuola — Perciò guardiamo con crescente preoccupazione al numero sempre maggiore di soggetti che si sente legittimato a perpetrare atti e divulgare contenuti che non siano rispettosi di tali principi. Nessuna motivazione può giustificare la violenza e la negazione della libertà di espressione. La persona è e resta intoccabile». «Come comunità scolastica, ci sentiamo perciò ora più che mai chiamati e chiamate a condannare e a contrastare atti di sopraffazione, ovunque essi si verifichino», prosegue il testo, che si conclude: «Esprimiamo la nostra solidarietà agli studenti aggrediti davanti al Liceo Michelangiolo».

Firenze, presidi e insegnanti scrivono agli studenti dopo il pestaggio al Michelangiolo: «Non siate indifferenti, apritevi al mondo»

La dirigente scolastica del liceo scientifico Leonardo da Vinci, Annalisa Savino, dopo i fatti del «Miche» ha invece deciso di scrivere una lettera ai suoi studenti: «Il fascismo in Italia non è nato con le grandi adunate da migliaia di persone. È nato ai bordi di un marciapiede qualunque, con la vittima di un pestaggio per motivi politici che è stata lasciata a sé stessa da passanti indifferenti». Savino cita Gramsci e «Odio per gli indifferenti» e invita i suoi ragazzi a condannare «la violenza e la prepotenza» e «ad avere fiducia nel futuro e ad aprirsi al mondo».

Il «caso Miche» continua a scuotere la politica e la società italiana. Ieri è stato il presidente della Cei, il cardinale Matteo Zuppi, a spiegare che «accettare delle modalità squadriste di qualunque genere è esattamente il contrario di quel che dobbiamo vivere» e invitare a non trasformare «l’avversario in nemico»: «La violenza non è mai la risposta», dice la ministra dell’Università, Anna Maria Bernini, mentre in Regione, dopo l’affondo dell’assessora Monia Monni contro Fdi («Penso che le aggressioni, le intimidazioni e gli atti vigliacchi appartengano alla storia che vi ispira»), il Pd presenterà una mozione in Consiglio per esprimere «solidarietà agli studenti dei licei fiorentini vittime di squadrismo e violenza».

 

Sorgente: La lettera della preside agli studenti dopo il pestaggio a Firenze: «Il fascismo è nato sui bordi di un marciapiede» | Corriere.it


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