ESCLUSIVO. Il regista Paolo Cassina racconta il docu-film “Invisibili” – BGS News – Buongiorno Südtirol

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ESCLUSIVO. Il regista Paolo Cassina racconta il docu-film “Invisibili”

Il mainstream e taluni medici l’hanno etichettato come film “no-vax”, in opposizione alla scienza. In realtà “Invisibili” racconta il dramma di quelle persone che, dopo aver creduto proprio a “La Scienza” ed essersi sottoposte alla vaccinazione anti-Covid, hanno subito gravi effetti avversi. Alcuni si erano fatti somministrare le dosi convintamente, altri per poter lavorare o per riacquistare la libertà perduta attraverso l’imposizione del Green Pass. Per chi ha subito forti reazioni post-inoculazione è crollato il mondo addosso: ora si sentono abbandonati dalla scienza (alla quale si  erano affidati) e traditi dallo Stato. C’è chi convive con dolori e bruciori atroci, chi con neuropatie e problemi cardiaci ricorrenti. C’è chi, diventato invalido, non può più lavorare e chi, come nel caso di una giovane body-builder, non potrà più frequentare la palestra. Sono “invisibili” in quanto all’inizio del loro calvario sono stati “scaricati” da parecchi medici del sistema sanitario nazionale, per i quali invece i loro disturbi erano riconducibili semplicemente a uno stato ansioso, che richiedeva una valutazione psichiatrica. Per quasi tutti i casi descritti nel film è stata riconosciuta, seppure a fatica e dopo lunghe tribolazioni, la correlazione con la vaccinazione. Prodotto da Playmastermovie e diretto da Paolo Cassina, il docu-film si è avvalso della collaborazione del Comitato Ascoltami, del quale fanno parte i danneggiati. È stato proiettato in numerose città italiane e, a breve, farà tappa a Montecatini Terme e a Bolzano. Inoltre è possibile scaricarlo gratuitamente e vederlo sul sito www.playmastermovie.com. In Toscana l’appuntamento (organizzato dall’Associazione Picasso) è per le 16.30 di domenica 29 gennaio all’Hotel Tuscany Inn in via Cividale 86/E, mentre l’evento di Bolzano (curato dal Cineforum Bolzano, con la collaborazione di Genitori Attivi) avrà luogo alle 20 di mercoledì 8 febbraio, presso la sala Videodrome di via Roen 6. Interverranno, tra gli altri, medici e avvocati. Alla proiezione di Montecatini si collegherà anche il professor Marco Cosentino, autore (unitamente alla professoressa Franca Marino) di un’importante pubblicazione scientifica, secondo la quale gli attuali prodotti a mRNA andrebbero considerati alla stregua di veri e propri farmaci (di questo aspetto ci eravamo occupati nel servizio del 20 settembre scorso). A Bolzano sarà presente, in sala, il regista Paolo Cassina, che abbiamo intervistato.

Dove è nata l’idea di “Invisibili” e perché il documentario è stato fortemente criticato da alcuni, se non addirittura boicottato e censurato?

 

 

“Il documentario nasce da un’idea mia e del produttore. Nel corso della campagna vaccinale avevamo notato un aumento di reazioni avverse, anche tra amici e parenti, di cui però non si occupava nessuno. Fra l’altro i danneggiati non venivano presi in carico dal sistema sanitario nazionale: ci è parso anomalo, considerato che molti di loro si erano vaccinati per adempiere all’obbligo o per ottenere il Pass”.

 

 

Media mainstream e alcuni medici l’hanno definito film “no-vax”, cioè un documentario propagandistico anti-sistema e contrario alla scienza. Come ribatte a queste accuse?

“Abbiamo subito attacchi da chi, evidentemente, non aveva visto il documentario, i cui protagonisti sono tutti vaccinati. Oltre alle interviste ai danneggiati, sono presenti quelle a medici e a ricercatori, i quali citano dati e studi riguardanti gli effetti avversi. Nel docu-film non si esprime alcuna teoria, perciò non lo si può definire fake. Inoltre alle proiezioni -ad accesso libero e gratuito- abbiamo invitato ripetutamente i nostri detrattori, che però non si sono mai presentati. Chi considera “Invisibili” un’opera “no-vax” e contraria alla scienza dovrebbe avere il coraggio di argomentare la sua tesi confrontandosi con noi in sala, nel dibattito che si apre sempre al termine della proiezione”.

 

 

In alcuni Paesi il dogma vaccinale sta crollando e all’estero qualcuno inizia a interrogarsi sulla reale efficacia e sicurezza di questi prodotti. In Italia, invece, medici e scienziati che pongono semplici domande rischiano addirittura procedimenti disciplinari. Perché, da noi, l’argomento è ancora tabù?

“Perché la politica si è schierata sostanzialmente da una sola parte, approvando e votando gli stessi provvedimenti sulle misure restrittive e sugli obblighi vaccinali. Nessuno ha messo realmente in discussione tali provvedimenti, perciò è normale che la politica non faccia davvero marcia indietro. Rivedere le proprie posizioni significa riconoscere di aver sbagliato completamente. Fortunatamente a livello locale qualcosa si sta muovendo, in quanto alle nostre proiezioni hanno partecipato anche alcuni sindaci, i quali hanno sostenuto l’importanza della libertà d’espressione”.

 

 

Da tre anni a oggi lo schema comunicativo adottato si è rivelato identico: aumento dei contagi, malattia sempre mortale e incurabile (chi guariva era semplicemente fortunato); seguivano misure restrittive sempre più rigide, fino all’annullamento dei diritti inderogabili, con conseguente panico e psicosi. L’unica soluzione era rappresentata dai vaccini. I danneggiati da Lei intervistati erano consapevoli di questo “circuito”?

“I casi descritti nel documentario sono molto variegati: c’è quello della giovane sportiva che si era vaccinata per frequentare la palestra e non aveva ponderato i rischi e i benefici e, ad esempio, quello della coppia di lavoratori nel mondo della scuola che si era fatta inoculare per poter lavorare. Purtroppo è mancata una campagna informativa adeguata e necessaria a far comprendere i potenziali rischi”.

 

 

Il primo vaccino arrivò in Italia attraverso un furgoncino che viaggiò per mezza Europa, nel periodo natalizio. Lo stile rievocava quello del film d’animazione “Balto”, il cane-eroe che trasportò con la slitta l’antitossina difterica, per salvare i bambini di una cittadina. Quale fu la Sua impressione, in qualità di regista?

“La spettacolarizzazione del furgoncino scortato dalle forze dell’ordine fu ovviamente voluta. Non si mantenne però fede alle promesse: ci dissero, infatti, che le fiale andavano conservate a -80°, per non interrompere la catena del freddo e che potevano essere esposte all’esterno solo per un periodo limitato. Successivamente abbiamo assistito alle vaccinazioni sulle spiagge e in luoghi ben diversi dagli hub”.

Sui social è cambiata un po’ l’aria. Fino a pochi mesi fa tracimavano di offese gratuite e di cattiverie nei confronti di non vaccinati e non greenpassati, mentre ora chi insultava e invocava per i non vaccinati la condanna a morte per fame non commenta quasi più: vergogna e sensi di colpa? Paura degli effetti avversi o semplice menefreghismo? Tuttavia la censura è sempre presente…

 

 

“Secondo me, banalmente, la gente ha capito che, oltre a causare a volte gravi effetti avversi, questi vaccini non rappresentano la soluzione migliore. Non erano come li avevano dipinti: i vaccinati si sono ammalati anche due o tre volte, perciò l’attenzione nei confronti dei vaccini è calata. Ne dà dimostrazione il fatto che la somministrazione della quarta dose sia ferma. Le persone hanno cambiato il loro approccio”.

Sarebbe stato sufficiente leggere lo studio autorizzativo Pfizer e il report FDA del 10 dicembre 2020 per rendersi conto dei grossi limiti di questi prodotti, sia in relazione all’efficacia, sia alla sicurezza. I media sono stati in grado di filmare gli inseguimenti sulle spiagge di chi violava lockdown e quarantene ma hanno ignorato clamorosamente tali evidenze. Perché?

“Bisognerebbe chiederlo a loro. È un fatto, però, che salvo eccezioni, nessuno abbia indagato. Le recenti dichiarazioni della responsabile commerciale Pfizer sull’assenza di prove scientifiche, circa la proprietà dei vaccini di prevenire il contagio, sono passate praticamente sotto silenzio”.

author:Francesco ServadioESCLUSIVO. Il regista Paolo Cassina racconta il docu-film “Invisibili”Il mainstream e taluni medici l’hanno etichettato come film “no-vax”, in opposizione alla scienza. In realtà “Invisibili” racconta il dramma di quelle persone che, dopo aver creduto proprio a “La Scienza” ed essersi sottoposte alla vaccinazione anti-Covid, hanno subito gravi effetti avversi. Alcuni si erano fatti somministrare le dosi convintamente, altri per poter lavorare o per riacquistare la libertà perduta attraverso l’imposizione del Green Pass. Per chi ha subito forti reazioni post-inoculazione è crollato il mondo addosso: ora si sentono abbandonati dalla scienza (alla quale si  erano affidati) e traditi dallo Stato. C’è chi convive con dolori e bruciori atroci, chi con neuropatie e problemi cardiaci ricorrenti. C’è chi, diventato invalido, non può più lavorare e chi, come nel caso di una giovane body-builder, non potrà più frequentare la palestra. Sono “invisibili” in quanto all’inizio del loro calvario sono stati “scaricati” da parecchi medici del sistema sanitario nazionale, per i quali invece i loro disturbi erano riconducibili semplicemente a uno stato ansioso, che richiedeva una valutazione psichiatrica. Per quasi tutti i casi descritti nel film è stata riconosciuta, seppure a fatica e dopo lunghe tribolazioni, la correlazione con la vaccinazione. Prodotto da Playmastermovie e diretto da Paolo Cassina, il docu-film si è avvalso della collaborazione del Comitato Ascoltami, del quale fanno parte i danneggiati. È stato proiettato in numerose città italiane e, a breve, farà tappa a Montecatini Terme e a Bolzano. Inoltre è possibile scaricarlo gratuitamente e vederlo sul sito www.playmastermovie.com. In Toscana l’appuntamento (organizzato dall’Associazione Picasso) è per le 16.30 di domenica 29 gennaio all’Hotel Tuscany Inn in via Cividale 86/E, mentre l’evento di Bolzano (curato dal Cineforum Bolzano, con la collaborazione di Genitori Attivi) avrà luogo alle 20 di mercoledì 8 febbraio, presso la sala Videodrome di via Roen 6. Interverranno, tra gli altri, medici e avvocati. Alla proiezione di Montecatini si collegherà anche il professor Marco Cosentino, autore (unitamente alla professoressa Franca Marino) di un’importante pubblicazione scientifica, secondo la quale gli attuali prodotti a mRNA andrebbero considerati alla stregua di veri e propri farmaci (di questo aspetto ci eravamo occupati nel servizio del 20 settembre scorso). A Bolzano sarà presente, in sala, il regista Paolo Cassina, che abbiamo intervistato.Dove è nata l’idea di “Invisibili” e perché il documentario è stato fortemente criticato da alcuni, se non addirittura boicottato e censurato?“Il documentario nasce da un’idea mia e del produttore. Nel corso della campagna vaccinale avevamo notato un aumento di reazioni avverse, anche tra amici e parenti, di cui però non si occupava nessuno. Fra l’altro i danneggiati non venivano presi in carico dal sistema sanitario nazionale: ci è parso anomalo, considerato che molti di loro si erano vaccinati per adempiere all’obbligo o per ottenere il Pass”.Media mainstream e alcuni medici l’hanno definito film “no-vax”, cioè un documentario propagandistico anti-sistema e contrario alla scienza. Come ribatte a queste accuse?“Abbiamo subito attacchi da chi, evidentemente, non aveva visto il documentario, i cui protagonisti sono tutti vaccinati. Oltre alle interviste ai danneggiati, sono presenti quelle a medici e a ricercatori, i quali citano dati e studi riguardanti gli effetti avversi. Nel docu-film non si esprime alcuna teoria, perciò non lo si può definire fake. Inoltre alle proiezioni -ad accesso libero e gratuito- abbiamo invitato ripetutamente i nostri detrattori, che però non si sono mai presentati. Chi considera “Invisibili” un’opera “no-vax” e contraria alla scienza dovrebbe avere il coraggio di argomentare la sua tesi confrontandosi con noi in sala, nel dibattito che si apre sempre al termine della proiezione”.In alcuni Paesi il dogma vaccinale sta crollando e all’estero qualcuno inizia a interrogarsi sulla reale efficacia e sicurezza di questi prodotti. In Italia, invece, medici e scienziati che pongono semplici domande rischiano addirittura procedimenti disciplinari. Perché, da noi, l’argomento è ancora tabù?“Perché la politica si è schierata sostanzialmente da una sola parte, approvando e votando gli stessi provvedimenti sulle misure restrittive e sugli obblighi vaccinali. Nessuno ha messo realmente in discussione tali provvedimenti, perciò è normale che la politica non faccia davvero marcia indietro. Rivedere le proprie posizioni significa riconoscere di aver sbagliato completamente. Fortunatamente a livello locale qualcosa si sta muovendo, in quanto alle nostre proiezioni hanno partecipato anche alcuni sindaci, i quali hanno sostenuto l’importanza della libertà d’espressione”.Da tre anni a oggi lo schema comunicativo adottato si è rivelato identico: aumento dei contagi, malattia sempre mortale e

Sorgente: ESCLUSIVO. Il regista Paolo Cassina racconta il docu-film “Invisibili” – BGS News – Buongiorno Südtirol

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