2 March 2024
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MEGLIO TARDI CHE MAI…

Constato, non senza (amara) soddisfazione, che anche il Prof Burioni, riprendendo un articolo del Wall Street Journal, ha preso atto che c’è un preoccupante aumento di tumori in giovane età e che tutto ciò “sta sconcertando i medici”. Come ben noto il rischio di ammalarsi di cancro cresce con l’età e l’incremento di tumori nei giovani, addirittura in bambini e adolescenti, solleva non pochi interrogativi.

Qualcuno molto meno illustre del Prof Burioni – per l’esattezza i familiari di bambini con cancro –  si era accorto del problema ben 12 anni fa, scrivendo una lettera aperta ai pediatri italiani. Io stessa ho fatto il possibile scrivendone in diversi contesti (vedi l’articolo ”Tumori in bambini e adolescenti in aumento: è il momento di chiedersi perché” a pag. 34 de Il Cesalpino 45 anno 2018) e cercando di informare con ogni mezzo anche i non addetti ai lavori.

Già nel 2004 un articolo su Lancet dimostrava che dal 1970 al 1990 si registrava in Europa una costante crescita nella incidenza di cancro da 0 a 14 anni, con un incremento annuo dell’1% fra 0 e 14 anni e dell’1.5% fra 15 e 19 anni, vedi Fig.1

 

Figura 1 Tassi di incidenza del cancro specifici per età in bambini e adolescenti in Europa dal 1970 al 1990 [Lancet 2004; 364: 2095-105]

In seguito, nel 2017, un ulteriore articolo degli stessi Autori analizzava a livello globale l’incidenza di cancro in giovane età, dimostrando che, dal 1980 al 2010, l’incidenza era passata mediamente da 120 a 140 casi anno/milione di bambini fra 0 e 14 anni e da 150 a 185 casi/milione fra 15 e 19 anni. Da questo importante lavoro emergeva anche il tristissimo record del nostro paese che registrava la più alta incidenza a livello internazionale, superando, in alcuni Registri i 200 casi/milione fra 0 e 14 anni ed i 300 fra 15 e 19

Ci sarebbe quindi da rallegrarsi del fatto che finalmente la questione sia emersa all’attenzione del grande pubblico, ma ci si domanda perché l’analisi del Prof Burioni si fermi al 2019 e non prenda in esame quanto avvenuto dal 2020 in poi, gli anni bui della pandemia.

Eppure, da dati di recente presentati, relativi a tutte le età, si parla di una vera ondata di tali malattie, con un incremento nel triennio 2020-2023 a 18.000 casi, rispetto ai  7.700  del triennio 2015-2019. Ma cosa sappiamo per quanto riguarda i casi insorti in giovane età? Purtroppo nulla…

Va detto che questi numeri sono stime elaborate da organismi internazionali perché purtroppo la raccolta di dati da parte dei Registri Tumori in Italia è carente.

In Inghilterra, dove l’ONS ( Official for National Statistics) fornisce viceversa dati attendibili ed aggiornati, si registra addirittura – fra i 15 e 44 anni-  uno spaventoso incremento della mortalità per alcuni tumori nel triennio 2020-2023 rispetto ai 10 anni precedenti, come si vede dalla Fig.2.

Figura 2. Variazioni della mortalità per alcuni tumori ( 15-44 anni ) in Inghilterra e Galles nel triennio 2020-2022 rispetto al decennio 2010-2019 (dati ONS)

Cosa è successo di diverso nell’ultimo triennio che ha aggravato in modo così drammatico una situazione già di per sé preoccupante?

Esattamente un anno fa mi ero occupata del problema e devo dire che, dopo un anno, le fosche previsioni fatte circa il ruolo causale dei prodotti a m RNA in tema di cancerogenesi hanno trovato preoccupanti conferme.

Sono forse queste le scomode verità che portano il Prof. Burioni a stoppare le sue riflessioni sull’aumento di cancro al 2019? Prendere in esame ciò che succede dopo tale data sarebbe forse troppo dirompente?

Eppure non è mancata la coraggiosa testimonianza dell’anatomo patologa svedese Ute Kruger, esperta di tumori mammari, che nell’agosto 2022 coniò il termine “Turbo Cancer” per indicare tumori molto aggressivi, di grandi dimensioni, spesso in giovane età, che comparivano entro pochi mesi dalla vaccinazione e che sempre più frequentemente osservava.  A lei si è aggiunto nel novembre del 2022 Angus Dalgleish Direttore del Di­partimento di Oncologia della St George’s University di Londra che ha scritto una lettera aperta al British Medical Journal riportando una analoga esperienza e denunciando l’inconsueta ripresa di tumori o la comparsa ex novo a seguito della vaccinazione a mRNA.

Si sono poi aggiunti almeno 25 “Case Report”, ovvero lavori che riportano l’insorgenza di tumori (soprattutto linfomi e leucemie) a distanza di pochi giorni/settimane dalla somministrazione dei preparati contro COVID19, ed in un caso è addirittura comparso un sarcoma nel sito di iniezione.

Sono inoltre aumentate notevolmente le conoscenze circa gli effetti dei vaccini Covid 19 sull’organismo ed è ormai acclarato che, con i preparati in uso nei nostri paesi, si avvia una serie di eventi biologici profondamenti diversi da quelli indotti dall’infezione naturale.

Con studi accurati eseguiti su soggetti sani, prima e dopo la somministrazione dei vaccini mRNA COVID 19, sono emerse profonde alterazioni nelle funzioni delle cellule coinvolte nella risposta immunitaria, con esiti addirittura controproducenti per l’immunocompetenza sia a breve che a lungo termine. Nello specifico nei vaccinati si riduce sia il controllo delle infezioni, che la sorveglianza verso il cancro.

E’ ormai esperienza comune che i vaccinati si ammalano a più riprese di COVD e di altre patologie infettive e probabilmente, potrebbero più facilmente sviluppare forme tumorali per il venir meno della sorveglianza immunitaria verso eventuali cloni cellulari tumorali. Al venir meno delle funzioni del sistema immunitario va aggiunta poi l’azione pro infiammatoria dei nanolipidi in cui è incapsulato l’mRNA e la contaminazione da plasmidi a seguito dell’utilizzo di batteri, metodo adottato per velocizzare i processi di processi di produzione. Quindi sono davvero molteplici i meccanismi patogenetici attraverso cui la trasformazione neoplastica può essere indotta dai preparati a mRNA.

Va ricordato infine che la tecnologia a mRNA – conosciuta e studiata da oltre 20 anni come terapia di alcune forme tumorali – non ha ancora portato ad alcun utilizzo per questo scopo e al riguardo sono tutt’ora in corso solo studi di fase 1 e 2. Gli scarsi risultati ottenuti nella cura del cancro con vaccini a mRNA erano ascrivibili essenzialmente alla rapida degradazione del prodotto che, una volta iniettato, innesca una forte risposta immunitaria. Nel caso dei vaccini anti COVID-19, l’mRNA è stato reso molto più stabile grazie alla sostituzione delle basi uridiniche con pseudouridina, ψ, base non presente in natura nell’mRNA delle cellule eucariotiche. L’incorporazione di N1-metilpseudouridina (1-metilΨ) negli acidi ribonucleici messaggeri (mRNA) – scoperta che ha valso il Nobel 2023 per la Medicina – influisce tuttavia sulla fedeltà complessiva della traduzione dell’mRNA, con possibili conseguenze indesiderate e difficilmente prevedibili sulla sintesi proteica, come riportato in questo recente importantissimo lavoro.

Utilizzare questa tecnologia su soggetti sani nel corso della recente pandemia attraverso “vaccini” da somministrare fin dai primi mesi e in tutte le età della vita, compreso soggetti fragili e donne in gravidanza, nonostante queste categorie fossero state escluse negli studi registrativi, e soprattutto continuare a insistere con queste raccomandazioni, mi appare un atto di inaudita sfrontatezza.

Credo che quando si tocca lo scottante tasto dell’aumento dei tumori in giovane età non ci si possa limitare ad analisi viziate e parziali: il problema esiste da decenni e, come riportato già in questo articolo del 2011, un ruolo causale è certamente legato all’esposizione prenatale a cancerogeni ambientali, visto che “oltre 300 sostanze chimiche di origine industriale si trovano nel sangue del cordone ombelicale”. Ma a tutto questo si è aggiunto negli ultimi 3 anni qualcosa di ancora più preoccupante, che richiede urgentemente l’avvio di indagini serie e puntuali: abbiamo forse acceso la miccia di un processo esplosivo già da tempo innescato?

CIRCA L’AUTORE

Patrizia Gentilini

Medico oncologo ed ematologo, ha lavorato per oltre 30 anni nel reparto di Oncologia di Forlì. Si occupa fattivamente di problematiche ambientali ed è impegnata attivamente nel Comitato Scientifico della Fondazione Allineare Sanità e Salute e nella CMSi.

Sorgente: MEGLIO TARDI CHE MAI… – AsSIS

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