GIU’ LE MANI DA BULGAKOV – Lettera da Mosca

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24 Settembre 2022 0 Di ken sharo
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GIU’ LE MANI DA BULGAKOV

Nell’onda di risentimento verso la Russia sono diventati un bersaglio, per gli ucraini e in genere per le autorità dei Paesi usciti trent’anni fa dal blocco sovietico, non solo i monumenti ma anche i grandi scrittori, da Pushkin a Bulgakov. L’ultimo caso è stato registrato a Kiev, dove l’Unione degli scrittori ha appunto chiesto che venga chiuso il museo cittadino dedicato a Mikhail Bulgakov, che non solo è in assoluto uno dei maggiori romanzieri del Novecento ma era anche nato a Kiev nel 1891 da genitori ucraini, a Kiev si era laureato in Medicina e a Kiev aveva vissuto e lavorato come medico fino al 1919, quando venne inviato nel Caucaso come medico militare e iniziò a scrivere. Tutti peraltro conoscono i problemi che Bulgakov ebbe sempre con la censura sovietica e con il potere staliniano, che gli negò per tutta la vita l’espatrio per raggiungere i fratelli che vivevano a Parigi.
L’Unione degli scrittori dell’Ucraina ha chiesto la chiusura del museo sostenendo che Bulkakov fu in realtà uno dei primi esponenti della teoria del Russkij Mir (in estrema sintesi: l’esistenza di un mondo russo, bielorusso e ucraino, indivisibile sotto l’egida di Mosca) su cui Vladimir Putin ha basato la propria politica imperialista e guerrafondaia.

 

La proposta dell’Unione ha ovviamente trovato sostenitori e se non altro ha avuto il merito di aprire un forte dibattito sul possibile futuro dell’Ucraina, se essa vada consegnata al nazionalismo estremo o a una forma più intelligente di orgoglio nazionale, capace di assorbire e utilizzare anche i contributi “altri”. In ogni caso, sono parse intelligenti le parole di Anatoly Konchakovsky, fondatore del Museo dedicato a Mikhail Bulgakov, con le parole che seguono. “Sono sicuro che la notizia è stata diffusa dai nostri nemici, che odiano noi ucraini. Del resto, siamo nel pieno di una guerra dell’informazione. Per quanto riguarda l’Unione degli scrittori: è sempre stata la mano destra del KGB. Hanno fatto marcire tutti gli scrittori e i poeti: sia Maxim Rylsky sia Vladimir Sosiura, Vasily Simonenko e Mikhail Bulgakov, e così via. Se vogliono chiudere qualcosa dovrebbero proporre di aprire qualcosa. E invece non è stato aperto un solo museo. Ad esempio, è molto amato Gogol. Ma non c’è un museo a lui dedicato a Kiev. Non c’è un museo dedicato a Mikhail Kotsiubynsky e così via. Invece di distruggere, costruisci qualcosa”.
Konchakovsky, inoltre, nell’intervista a Strana, ha fatto notare che Bulgakov, al contrario, amava molto l’Ucraina e non ne aveva mai parlato male. “Conosco molto bene il lavoro di Bulgakov. In nessuna pagina di Mikhail Afanasyevich si può trovare qualcosa di negativo sugli ucraini, sulla lingua ucraina o sull’Ucraina. Lui è lo scrittore ucraino di maggiore fama mondiale, un kieviano che ha scritto in russo ma amava l’Ucraina, adorava Kiev e gli ucraini. Tutti i suoi testi sono perfettamente tradotti in ucraino, perché sono saturi di Ucraina e di aria di Kiev. Bulgakov è il nostro genio. E il Museo Bulgakov deve rimanere aperto. Anche Oleksandr Tkachenko, il nostro ministro della Cultura, lo ha detto. Grazie a Dio, anche lui lo capisce bene e sa che i musei non dovrebbero essere toccati”.
Lettera da Mosca

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