La guerra lontana che colpisce la nostra quotidianità. L’Italia e la quasi ‘guerra del pane’ –

La guerra lontana che colpisce la nostra quotidianità. L’Italia e la quasi ‘guerra del pane’ –

21 Marzo 2022 0 Di Luna Rossa

21 marzo 2022

Guerra in Ucraina ha bloccato l’export di grano tenero, mais e concime, ed ecco «perché la sicurezza alimentare in Italia è a rischio», spiegano sul Corriere della sera Milena Gabanelli e Michelangelo Borrillo. Partendo da una cronaca di guerra ignorata nei reportage televisivi.
«Una nave che il 27 febbraio scorso avrebbe dovuto caricare nel porto d’Azov 30 mila quintali di grano tenero e che non è mai partita. Altre 90, di cui almeno una quindicina con destinazione finale Italia, sono ferme allo stretto di Kerch, che collega il Mar Nero al Mar d’Azov. Senza quelle navi il mercato internazionale dei prodotti alimentari ha già cambiato volto».

Grafica dal Corriere della sera

Ucraina granaio d’Europa, Russia del mondo

  • «Se l’Ucraina è il granaio d’Europa, la Russia lo è del mondo. Per l’Italia le principali importazioni dai due Paesi sono grano tenero, mais, semi oleosi e fertilizzanti».
  • Grano tenero (quello che serve per il pane e la pasticceria): da gennaio del 2021 fino al 23 febbraio 2022 (l’invasione), l’Italia ne ha importato 142 mila tonnellate dall’Ucraina e 116 mila dalla Russia. Secondo Confagricoltura, solo circa il 5% del totale delle importazioni italiane di grano tenero. «Ma le quantità che mancano fanno salire i prezzi». Più 33% in un mese.
  • Il mais che rischia di non essere nemmeno seminato nel mese di aprile, e quindi la sua mancanza potrebbe prolungarsi a tutto il 2023. L’Ucraina è il secondo fornitore di mais (dopo l’Ungheria). Ultimo anno abbiamo importato 1,1 milioni di tonnellate dall’Ucraina (105 mila dalla Russia). Sul totale delle importazioni pesa per il 15%, e il rialzo dei prezzi è già stato del 41% in un mese.
  • Il mais e la carne. Mais fondamentale per la produzione di mangimi per gli animali. Conseguenza l’incremento del costo della carne. Aumento prevedibile, 20% in più.

I fertilizzanti

Il terzo mercato andato in tilt è quello dei fertilizzanti. La Russia –dati di Confagricoltura- produce il 15% dell’intera produzione mondiale di fertilizzanti. Vendite del nitrato di ammonio bloccate fino ad aprile. Nell’ultimo anno l’Italia ne ha importato dall’Ucraina 47 milioni di euro (il 6% sul totale) con un aumento del 600% rispetto al 2020, e dalla Russia per 61 milioni di euro(7% sul totale) con una diminuzione dell’11%.

Nuovi mercati nuovi rischi

  • Altri mercati, dagli Stati Uniti all’Argentina fino al Canada.
  • Problema n.1): gli alti costi della logistica e tempi lunghi del trasporto navale atlantico per prodotti che ci servono a breve.
  • Problema n.2): il grano trattato con glifosato, un potente erbicida classificato dallo IARC come «probabile cancerogeno», consentito in Italia solo in fase di pre-semina, ma in Canada lo usano anche in pre raccolta del grano.
  • I prodotti agroalimentari extracomunitari venduti in Europa presentano residui chimici irregolari pari al 5,6% rispetto alla media Ue dell’1,3% e quella italiana di appena lo 0,9%.
  • Per il mais, gran parte della produzione Usa è Ogm. In Italia il mais ogm non è vietato per la mangimistica, ma molti consorzi ne proibiscono comunque l’uso.

Tentati rimedi

Per i fertilizzanti, una soluzione ‘antica’. Letame e liquami trattati con batteri anaerobici che contengono azoto, fosforo e potassio, ideali per concimare i terreni. Ma con problemi normativi che funzionavano per il mercato di ieri.
Il cambio di produzioni. Rimuovere i limiti alla coltivazione di grano tenero, mais e semi oleosi nei terreni italiani imposti dalla Politica agricola comune europea. Ma se molti produttori decidono di puntare su mais, girasole o soia, diminuirà la coltura del pomodoro da industria. Aggiungi l’impennata dei prezzi dei concimi, dell’energia, della logistica, oltre alla siccità in corso su tutto il centro-nord.
Chi ne trae vantaggio è la Cina, ormai diventata il primo fornitore italiano di concentrato di pomodoro: 60 mila tonnellate solo nei primi 6 mesi del 2021. Ma ne risentiranno anche altre grandi colture che sono patrimonio dell’agroalimentare italiano come piselli, fagioli e ceci, perché è più conveniente coltivare mais.

Ma la pasta non si tocca

Almeno sulla pasta i rischi stanno a zero. Si fa con il grano duro e dall’Ucraina non ne importiamo, dalla Russia solo il 2,5%. «La percentuale prodotta in Italia di grano duro è del 60%, e questo fa del nostro Paese un esportatore di pasta, per cui anche in caso di necessità basterà esportarne di meno. Costerà un po’ di più per via dei rincari dell’energia elettrica, e del gas».

Cambio dei consumi

Con l’aumento dei costi di energia e carburanti sta aumentando tutto: il recente blocco dei pescherecci per il caro carburante ha fatto incrementare il prezzo del 30% all’ingrosso e del 50% nelle pescherie. Dalla Borsa Merci di Bologna sulle contrattazioni dei prodotti agricoli: grano tenero +33% e mais +41,1% , ma per fortuna il grano duro è rimasto pressoché invariato (2,2%), e per il riso bianco siamo totalmente autosufficienti.

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