Il sabato neofascista di Trieste finisce sul tavolo del Viminale

Il sabato neofascista di Trieste finisce sul tavolo del Viminale

5 Novembre 2020 0 Di Luna Rossa

Una manifestazione dell’estrema destra contro i migranti. La polizia ha caricato il presidio antirazzista. La senatrice Paola Nugnes ha chiesto al ministro dell’Interno con una interrogazione parlamentare di far luce sul comportamento tenuto dagli agenti nella città friulana lo scorso 24 ottobre

  • «Se si ritiene necessario intervenire sulla gestione dell’ordine pubblico a Trieste, salvaguardando la libertà costituzionale di manifestare pacificamente contro il fascismo ed il nazismo». A chiederlo alla Ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese, in una interrogazione parlamentare che è stata depositata lo scorso 29 ottobre, è la senatrice Paola Nugnes.
  • Perché negli stessi istanti in cui si svolgeva il presidio fascista, venivano  «caricati, bastonati e sgomberati con violenza, intossicati con spray al peperoncino un centinaio di persone che stavano semplicemente dimostrando la propria civiltà, a fronte dell’intolleranza fascista bandita dalla nostra Costituzione», si legge nell’interrogazione presentata dalla senatrice Nugnes.
  • Il bilancio finale del sabato nero di Trieste parla di 4 persone finite a farsi medicare in ospedale e di un rapporto parlamentare che è finito sul tavolo del Viminale.

 

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LaPresse

«Se si ritiene necessario intervenire sulla gestione dell’ordine pubblico a Trieste, salvaguardando la libertà costituzionale di manifestare pacificamente contro il fascismo ed il nazismo, e prendendo provvedimenti nei confronti di coloro  che hanno permesso lo svolgimento di questo sabato nero che rimarrà nella memoria delle vergogne della città di Trieste». A chiederlo alla Ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese, in una interrogazione parlamentare che è stata depositata lo scorso 29 ottobre, è la senatrice Paola Nugnes.

Il 24 ottobre, nel piazzale antistante la stazione della città giuliana, piazza della Libertà, si è tenuta una manifestazione organizzata dal gruppo Son Giusto, una pagina facebook che sulla rete ha 76.000 seguaci e che si definisce un «sito di informazione, opinione e critica indipendente del nostro paese, l’Italia». Nella realtà, il canale social è un aggregatore di istanze razziste e xenofobe che nel recente passato ha organizzato proteste in alcune piazze di Trieste «per fermare il business dell’immigrazione», a cui avevano preso parte esponenti locali di Forza Nuova e del Veneto Fronte Skinheads.

Sabato scorso, invece, il gruppo aveva deciso di «riprendersi la sua piazza pagata con i soldi pubblici ora invasa dai buonisti» srotolando uno striscione bianco  che recitava: «Trieste, Lampedusa, stessi destini, basta clandestini».

Son Giusto si era presentato nella piazza della stazione con la volontà di provocare. Già, perché piazza della Libertà, a Trieste, non è una piazza qualunque, perlomeno dal punto di vista simbolico. Qui, infatti, da oltre un anno i volontari dell’associazione Linea d’ombra, insieme ai medici di strada SiCura, curano, letteralmente, le ferite dei migranti che arrivano nella città giuliana attraverso la rotta balcanica. E lo fanno nel piazzale della stazione che ora è stata ribattezzata “Piazza del mondo”.

Fino a sabato scorso, appunto. Quando l’estrema destra locale aveva tentato di riappropriarsene. Scatenando già nei giorni precedenti un coro di proteste. I consiglieri comunali del partito democratico, per esempio, si erano dichiarati preoccupati per l’autorizzazione data dal questore di Trieste «a gruppi che non rispettano la Costituzione e a cui si permette che ancora una volta infieriscano sulle persone più fragili e su chi si adopera per garantire loro i minimi diritti umani», lanciando, inoltre, l’allarme sulle tensioni sociali che la manifestazione dell’estrema destra locale avrebbe scatenato. E in effetti così è stato.

Perché negli stessi istanti in cui si svolgeva il presidio fascista, venivano  «caricati, bastonati e sgomberati con violenza, intossicati con spray al peperoncino un centinaio di persone che stavano semplicemente dimostrando la propria civiltà, a fronte dell’intolleranza fascista bandita dalla nostra Costituzione», si legge nell’interrogazione presentata dalla senatrice Nugnes.  E in cui si rileva anche che il giorno successivo, sempre a Trieste, nel corso della cerimonia istituzionale per il 66° anniversario del ricongiungimento della città all’Italia, «tra i vessilli militari è apparso indisturbato, e addirittura impreziosito dalla sosta del Sindaco Roberto Di piazza, il labaro della Decima Mas i cui famigerati battaglioni operarono con i nazisti contro gli alleati e i partigiani».

Anche per questo episodio, ha chiesto la senatrice«quali iniziative urgenti intende assumere il Ministro dell’Interno di fronte a simili violazioni delle libertà costituzionali».

Intanto, il bilancio finale del sabato nero di Trieste riporta  quattro persone finite a farsi medicare in ospedale e di un rapporto parlamentare che è finito sul tavolo del ministero dell’Interno.

Sorgente: Il sabato neofascista di Trieste finisce sul tavolo del Viminale

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