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Coronavirus, raccolti e produzioni in crisi: aumenti a raffica nell’alimentare

Manca la manodopera, la verdura resta nei campi e le aziende agricole sono senza soldi. Istat e Coldiretti: siamo solo all’inizio, quest’estate​​​​​​​ andrà peggio

Nicola Pinna

TORINO. Scordatevi le pesche, le ciliegie e le albicocche. Tra un mese, o poco più, dai banconi dei mercati italiani potrebbero essere già sparite. Anche carote, finocchi, zucchine e melanzane cominciano a scarseggiare. E quelle che al momento sono ancora disponibili si trovano a prezzi molto più alti del consueto. Questo non è il solito allarme, bensì una stima precisa: Istat e Coldiretti misurano insieme i rincari e la carenza di prodotti che arrivano dalle campagne. Gli effetti collaterali della pandemia influenzano anche i consumi. Perché se è vero che ancora non è sparito del tutto il rischio contagio, allo stesso tempo si prolungano anche gli effetti del forte rallentamento che ha interessato le produzioni. E ad aggravare la situazione ci sono le difficoltà economiche delle aziende che fanno parte della filiera alimentare.

I prezzi
I rincari sui prodotti alimentari sono scattati quasi subito, già nelle prime settimane del lockdown, stando ai dati che emergono dal monitoraggio curato da Coldiretti. Durante l’estate potrebbero addirittura appesantirsi. Per il momento l’aumento maggiore, che è già pari all’8,4%, è quello che riguarda la frutta. La verdura segue col 5%, ma l’elenco è abbastanza lungo. C’è il pesce surgelato con un +4,2% e c’è il latte che aumenta del 4,1%. I salumi subiscono un rincaro del 3,4%, la pasta del 3,7%, il burro del 2,5%. Le carni, infine, subiscono un incremento pari al 2,5% e i formaggi del 2,4%. «A pesare – spiega la Coldiretti – è anche la situazione climatica avversa che ha tagliato le produzioni, sulle quali gravano anche le preoccupazioni per la carenza di lavoratori per la raccolta. Tutto questo potrebbe comportare ulteriori perdite a carico dell’offerta nazionale. Per gli agricoltori italiani oltre al danno si aggiunge la beffa, quella di essere costretti a lasciare i già scarsi raccolti nei campi per la mancanza di manodopera. È l’effetto della chiusura delle frontiere decisa nel corso dell’emergenza Covid, che ha tenuto a casa loro i lavoratori stranieri che ogni anno arrivano nei nostri campi per poi tornare nel proprio Paese». Il risultato è che 1 frutto su 5, tra quelli che durante l’estate risultano i più venduti, spariranno dalle nostre tavole.

I produttori in crisi
A stravolgere i mercati, riducendo l’assortimento e facendo gonfiare i prezzi, si sommano più fattori. La carenza di braccianti nelle principali zone di produzione, ma anche le difficoltà delle aziende che sono state costrette a fronteggiare un calo di consumi (specie per la prolungata chiusura di bar e ristoranti) e che ora si ritrovano a fare i conti con l’ulteriore difficoltà nell’ottenere i contributi previsti dal governo e i prestiti garantiti dallo Stato. In molti hanno anche anticipato i fondi della cassa integrazione ai dipendenti. Il mix, alla fine, lo pagano i consumatori. E mentre circolano scontrini che includono un’improbabile tassa Covid, c’è chi approfitta della situazione per applicare rincari che sfuggono persino alle statistiche dell’Istat.

Banconi vuoti

La carenza di frutta e verdura, già nelle prossime settimane, potrebbe arrivare quasi al 30 per cento. Coldiretti, che monitora quotidianamente l’andamento della raccolta, ha già la lista dei prodotti introvabili: albicocche, ciliegie, pesche, meloni, limoni, arance, clementine, ma anche fragole, mandorle e castagne. Situazione più o meno analoga anche per molti ortaggi: dalla lattuga ai cavolfiori, dai broccoli agli spinaci, ma anche per zucchine, aglio, ceci, lenticchie e legumi freschi. «Il rischio -denuncia Coldiretti – è che una ridotta disponibilità di frutta nazionale provochi un deciso aumento delle importazioni dall’estero da spacciare poi come “Made in Italy”. Di fronte al fortissimo pericolo dell’inganno bisogna consigliare ai consumatori di verificare su cartellini ed etichette, che sono obbligatori per legge, l’origine dei prodotti, di preferire le produzioni locali che non essendo soggette a lunghi tempi di trasporto garantiscono anche maggiore freschezza. Per sostenere l’economia nazionale sono consigliabili gli acquisti diretti dagli agricoltori, magari nei mercati di campagna o nei punti vendita specializzati, anche quelli della grande distribuzione, dove è più facile individuare facilmente l’origine dei prodotti».

Sorgente: Coronavirus, raccolti e produzioni in crisi: aumenti a raffica nell’alimentare – La Stampa – Ultime notizie di cronaca e news dall’Italia e dal mondo

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