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Solo i beni strumentali in positivo, tra quelli di consumo si segnala la particolare difficoltà di quelli “durevoli”: -5,4%

MILANO – Il 2023 dell’industria tricolore va in archivio con il segno “meno”. L’Istat ha pubblicato il dato sulla produzione di dicembre, completando così le rilevazioni dell’anno passato. “Il 2023 si chiude con una diminuzione della produzione industriale rispetto all’anno precedente del 2,5%”, scrive l’istituto annotando che “la dinamica tendenziale dell’indice corretto per gli effetti di calendario è stata negativa per quasi tutti i mesi del 2023”.

Anche se si guarda l’evoluzione nel corso dell’anno, si notano “cali congiunturali in quasi tutti i trimestri, con l’eccezione del terzo, allorché si è registrato un lievissimo recupero. Tra i principali raggruppamenti di industrie, solamente per i beni strumentali si osserva una crescita nel complesso del 2023 rispetto all’anno precedente”.

Nelle tabelle dell’Istat si scopre infatti che questa categoria di beni – che comprendono ad esempio “la fabbricazione di macchine e motori, la fabbricazione di strumenti e apparecchi di misurazione e controllo, la fabbricazione di autoveicoli” – è salita del 2,8%. Tra i beni di consumo, che nel complesso sono retrocessi del 3,5%, il saldo peggiore è per quelli “durevoli” che segnano un -5,4%: il riferimento è agli apparecchi per uso domestico, mobili, motocicli, apparecchi audio e tv.

 

 

Il dato del solo mese di dicembre segnala una qualche ripresa, con la produzione in crescita dell’1,1% rispetto a novembre ma l’indice al netto degli effetti di calendario riporta ancora un -2,1% rispetto al dicembre del 2022.

Bce, le industrie in Italia e Germania più vulnerabili

Preoccupazioni, quelle che emergono dal tessuto produttivo, che fanno il paio con i recenti rilievi di altri istituti quali la Bce e l’analisi di Prometeia-Intesa Sanpaolo.

Ieri il bollettino di Francoforte segnalava infatti come l’aumento dei tassi di interesse – voluto proprio dall’Eurotower per combattere l’inflazione – abbia acuito la fragilità finanziaria delle aziende. Italia e Germania sono indicati come i Paesi più a rischio di vulnerabilità, in uno scenario in cui il numero dei fallimenti nel secondo e terzo trimestre del 2023 ha superato i livelli pre-pandemia, toccando il record dal 2015, cioè dall’inizio della serie storica. Lo scorso anno sono aumentate le imprese finanziariamente vulnerabili e la quota maggiore, se si guarda ai quattro grandi Paesi dell’Eurozona, si trova in Italia e Germania (9%). Un “aumento notevole”, hanno spiegato gli economisti dell’Eurotower, che riflette la quota “relativamente elevata delle imprese industriali” nei due Paesi. Di positivo, nel bollettino della Bce, c’è l’indicazione di una lenta ripresa dell’attività economica nel corso del 2024. Ma è una situazione fragile, se si prende l’analisi sui settori industriali di Intesa e Prometeia che rimarca ancora per il primo semestre 2024 una debolezza degli ordini, in un quadro di incertezza.

Sorgente: Industria, il 2023 si chiude con un calo della produzione del 2,5% – la Repubblica

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