L’Europa tra virus e migranti: due crisi, stesso fallimento | Rep

2 Marzo 2020 0 Di Luna Rossa

Sono figlie dell’incapacità degli stati nazionali nell’affrontare emergenze che sarebbero di loro competenza

di ANDREA BONANNI

L’Europa, per sua natura, è la composizione degli interessi spesso contrastanti dei suoi stati membri. Per questo motivo detesta le situazioni di incertezza. Se non è chiaro quale sia l’interesse degli uni e quello degli altri, non si sa nemmeno come comporre la dinamica interna tra i governi trovando soluzioni di compromesso. Ma oggi la Ue rischia di essere travolta da due emergenze globali in cui l’incertezza, la difficoltà nello stabilire le priorità e gli interessi di ciascuno, è la caratteristica dominante. La prima è l’epidemia di coronavirus. La seconda la nuova crisi dei migranti riaperta dalla Turchia, che usa i profughi siriani come arma di ricatto per avere il sostegno degli europei nella sua guerra in Siria.

Entrambe le crisi sono figlie del fallimento degli stati nazionali nell’affrontare emergenze che sarebbero di loro competenza. Le politiche sanitarie non prevedono una gestione comune, così come la sorveglianza delle frontiere esterne e dei flussi migratori rientra nella sovranità delle capitali, che da tempo non riescono a intendersi su una linea di condotta unica.

Ma le emergenze non rispettano i trattati europei. Così, dopo che ogni governo della Ue ha cercato di fermare l’epidemia per conto proprio, tutti si devono tardivamente arrendere al fatto che il contagio è un problema comune. Ma questo, purtroppo, non basta a decidere di centralizzare la lotta al virus a livello europeo proprio a causa dell’incertezza su come agire. Qual è il punto di equilibrio tra tutela della salute e difesa dell’economia e della vita sociale delle nostre comunità? Poiché nessuno conosce la risposta, ognuno pensa di avere la propria verità in tasca e vuole applicarla a modo suo.

Lo stesso vale per la questione migratoria. La Grecia e la Bulgaria, da sole, non riescono a frenare l’afflusso dei profughi siriani sospinti verso l’Europa da Erdogan, che ha rinnegato gli accordi del 2016 in base ai quali Bruxelles si impegnava a versare 6 miliardi per il mantenimento dei rifugiati sul suolo turco. L’Europa sa di non potersi permettere una nuova ondata di migranti come avvenne nel 2015 quando un milione di siriani arrivarono in Germania. Ma non sa come fermarli. Anche in questo caso, nessuno conosce quale sia il punto di equilibrio tra tutela dei diritti umani dei profughi e salvaguardia della sovranità europea e dei suoi equilibri democratici. È giusto respingere questi disperati al confine con i lacrimogeni? E quanto una nuova ondata di rifugiati e di migranti farebbe pendere gli equilibri politici del continente verso la destra sovranista, fino a scardinare le nostre fondamenta democratiche?

E ancora, dopo aver ceduto al ricatto di Erdogan nel 2016 solo per scoprire di essere ancora più ricattabili, fin dove si deve accondiscendere alle prepotenze del presidente turco? Dobbiamo appoggiarlo a Idlib, dove difende dagli attacchi di siriani e russi le ultime roccaforti dell’estremismo islamico? Si deve dargli via libera in Libia, dove sta mandando i suoi mercenari per sostenere Sarraj in cambio della spartizione del petrolio nel Mediterraneo orientale? Si deve cedere sulle trivellazioni illegali che sta facendo in acque cipriote dietro lo scudo di navi militari?

Anche su questi interrogativi, nessuno può dare una risposta oggettivamente valida, semplicemente perché non esiste. E dunque ciascuno cerca di seguire la strada che gli viene dettata dall’interesse immediato. Il problema è che, come dimostrano le due emergenze globali dell’epidemia e della crisi migratoria, di fronte a situazioni di incertezza, in mancanza di una verità oggettiva e condivisa, dovrebbe essere la politica a dettare i criteri da seguire. Ma la Ue, nonostante il Parlamento europeo, la Commissione e i consigli dei ministri ora convocati in sessione straordinaria, non ha ancora una personalità politica unica. O queste crisi contribuiranno, sia pure tardivamente, a dargliene una, oppure anche l’Europa finirà per annegare nel naufragio dei suoi stati nazionali.

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