Caos Libia, missione Ue a rischio. E Erdogan manda i primi soldati | Rep

6 Gennaio 2020 0 Di Luna Rossa

Dopo l’ultimo attacco di Haftar, la visita dei ministri europei ritenuta “inutile”

Tommaso Ciriaco e Vincenzo Nigro

La crisi politica e militare in Libia precipita, si avvita in maniera sempre più infernale. Di fatto verrà cancellata la visita a Tripoli di domani dei ministri degli Esteri Ue. E invece arrivano i militari promessi da Erdogan. Il presidente turco dice in tv che “i primi soldati sono partiti, i nostri uomini vengono per difendere il governo di Fayez Serraj, per proteggere la pace, per creare il cessate-il-fuoco, non per la guerra”. E il governo Serraj li accoglie a braccia aperte, mentre chiude le porte alla missione della Ue giudicata semplicemente “inutile”.

Secondo una fonte del Consiglio presidenziale “siamo stati noi libici a dire ai leader europei che in queste condizioni la loro missione era inutile, soprattutto perché l’Europa continua a non fare differenza fra chi aggredisce, cioè la milizia di Khalifa Haftar, e noi che siamo sotto assedio. Decidano loro che cosa fare”.

Quindi non solo le condizioni di sicurezza a Tripoli sono impossibili, con continui bombardamenti e tiri di artiglieria della milizia di Haftar. Non solo l’aeroporto di Mitiga è ancora chiuso. Ma ormai la freddezza e il disinteresse di Tripoli per la Ue e per la stessa Italia sono la nuova linea scelta dal Consiglio presidenziale.

La dichiarazione di “inutilità della visita” è arrivata ieri dopo l’attacco dell’aviazione di Haftar all’accademia di polizia di Tripoli. Un bombardamento che ha ucciso 30 cadetti e ne ha feriti altri 28, in maniera anche grave. Per ore i portavoce di Haftar hanno giocato con questa strage: prima, nella notte fra sabato e domenica, l’hanno rivendicata con forza. Hanno detto di aver ucciso “settanta terroristi stranieri nell’accademia di polizia”. Poi l’hanno negata, perché sono iniziate a girare le foto delle vittime, delle famiglie dei cadetti disperate, e infine è arrivato un video. Si vedono i poveri cadetti (civili, non militari) marciare nel piazzale dell’accademia. Il missile arriva improvviso, centra la piccola formazione, lascia a terra i corpi straziati di decine di giovani, mette in fuga tutti gli altri.

In tutta la Tripolitania è partita immediatamente un’ondata di sdegno e furore contro il generale Haftar. E per questo i portavoce del generale hanno negato di essere autori della strage, accusando Al Qaeda o l’Isis. “Abbiamo raccolto i resti del missile per analizzarli, dovremmo offrirli all’Onu per le analisi”, dice una fonte del governo di Tripoli. Il missile sarebbe stato lanciato da un drone degli Emirati al servizio del generale della Cirenaica.

L’attacco di sabato notte all’Accademia, ieri mattina è entrato nelle telefonate che i leader del governo di Tripoli hanno avuto con il “ministro degli Esteri” della Ue Josep Borrell e con quello italiano Luigi Di Maio. Il presidente Fayez Serraj e il suo ministro degli Esteri, Mohammed Siyala, hanno chiesto una dura condanna per la strage alla Ue e ai quattro Paesi che dovevano viaggiare fino a Tripoli (Italia, Francia, Germania e Gran Bretagna).
La Francia, che in Libia da mesi sostiene Haftar, ha bloccato la condanna comune. L’unico che ha espresso condanna e condoglianza, da solo, è stato Di Maio. Mentre il portavoce di Borrell è riuscito a trovare soltanto queste parole: “Esprimiamo forte preoccupazione per l’attacco aereo contro l’Accademia che ha provocato decine di morti e feriti. Gli attacchi violenti porteranno solo più violenza e sofferenza umana”. Nulla di più: “Preoccupazione” e non “condanna”.
Troppo poco per i libici. Per questo Fayez Serraj, il vice-presidente Ahmed Maitig e il ministro degli Interni Fathi Bishaga hanno deciso di dichiarare di fatto non grato il viaggio a Tripoli dei 4 ministri più Borrell. Se non cambierà qualcosa in extremis questa mattina, il viaggio sarà definitivamente cancellato. Entra la Turchia, esce l’Italia, affonda l’Europa.

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