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L’intervento doveva essere effettuato solo dall’esterno. Le indagini sono condotte dalla squadra mobile di Palermo su incarico della procura di Termini Imerese

Chi ha autorizzato gli operai a scendere nella vasca killer? È la domanda chiave alla quale gli investigatori della squadra mobile guidata da Marco Basile stanno cercando di dare una risposta. Dentro la vasca gli operai hanno iniziato a lavorare ore prima della tragedia. Dovevano rimuovere l’occlusione della rete fognaria ma erano ignari dei rischi che stavano correndo. Poco dopo le 13 il tappo è saltato e i tre operai che erano all’interno della vasca sono stati travolti dai liquami e dal gas letale, l’idrogeno solforato. Hanno chiesto aiuto prima di morire e i due compagni di lavoro accorsi hanno perso la vita nel tentativo di salvarli.

I poliziotti hanno acquisito tutta la documentazione relativa alla filiera dell’appalto di Casteldaccia. E si scopre che la Quadrifoglio Group non è la vincitrice della commessa che riguarda la manutenzione ordinaria delle fognature in un’area con più comuni della provincia di Palermo e non solo Casteldaccia. A vincere la gara da un milione di euro di cui centomila per servizi di autospurgo, è stata la Tek Infrastrutture srl con sede a San Cipirello che a sua volta ha dato in sub appalto i lavori per Casteldaccia alla Quadrifoglio group di Partinico. L’intervento di ieri, dunque, faceva parte delle opere previste nel bando per la manutenzione ordinaria vinto da un’azienda diversa da quella in cui lavoravano i cinque operai morti.

L’ordinativo di lavoro è stato protocollato il 2 maggio 2024 e recita: «Disostruzione fognaria con ausilio di autospurgo lungo la SS113 altezza impianto di sollevamento fognario “Vini Corvo”». Non si parla dunque di interventi dentro l’impianto di sollevamento ma di lavori solo in superficie: cinque tombini coperti dall’asfalto da liberare e la rimozione dell’occlusione nella condotta attraverso l’uso di una sonda ad alta pressione.

In base all’appalto ottenuto, gli operai non avrebbero dovuto nemmeno scendere nella cisterna interrata dell’impianto di sollevamento delle acque reflue di Casteldaccia. Le indagini stanno cercando di ricostruire i motivi per cui la squadra della Quadrifoglio e i due operai interinali dell’Amap, l’azienda acquedotti di Palermo, siano scesi nella struttura invece di operare l’autospurgo dai tombini sulla strada. L’intervento pianificato da mesi prevedeva proprio che l’occlusione nella rete fognaria che da settimane produceva un odore nauseabondo nella zona, dovesse essere rimossa con una sonda ad alta pressione.

Non era prevista la discesa nella vasca tanto che la squadra non aveva nemmeno nei furgoni le maschere antigas e lo strumento elettronico per calcolare la presenza e la saturazione dei gas nell’ambiente (gas-alert). Uno dei sopravvissuti, Paolo Sciortino, prima della tragedia aveva tolto il coperchio di alcuni tombini lungo la statale 113. Lui era l’addetto a manovrare il mezzo per rimuoverli e consentire alla squadra di operare dalla strada.

Una ricostruzione avvalorata anche dalla testimonianza di un altro dei sopravvissuti, Giovanni D’Aleo. «Ho lavorato fino alle 10 in quella vasca e tutto è filato liscio. Mi ha dato il cambio mio cugino Giuseppe Miraglia. Poi è successo qualcosa di imprevisto», ha raccontato il 44enne operaio scampato alla strage a uno dei soccorritori nei momenti concitati della tragedia. Gli operai avevano iniziato il lavoro alle 8 e dopo due ore si erano dati il cambio. D’Aleo al momento della tragedia era in pausa pranzo, a pochi metri dalla vasca. «Ho capito subito che era successa qualcosa di grave e ho dato l’allarme».

Già oggi nella sede dell’Amap in molti ipotizzavano che durante la mattina di ieri sia successo un imprevisto nella cisterna. «Forse hanno aperto una paratia che doveva restare chiusa – ipotizzavano fra loro alcuni tecnici Amap fuori dalla sede di via Volturno – Forse si è sbloccata l’occlusione e i liquami sono arrivati nella cisterna saturando immediatamente l’ambiente».

L’impianto è stato sequestrato e nelle prossime ore la procura di Termini Imerese incaricherà un perito per cristallizzare la situazione all’interno dell’impianto di sollevamento. È durato fino a tarda notte alla presenza del procuratore Ambrogio Cartosio l’interrogatorio del direttore dei lavori Gaetano Rotolo che doveva controllare l’intervento di manutenzione. Al momento non ci sono indagati nel fascicolo per omicidio colposo plurimo.

Sorgente: Indagine Casteldaccia, gli operai non dovevano entrare nella vasca – la Repubblica