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Il giornalista Ferruccio Sansa, sfidante di Giovanni Toti per il centrosinistra alle scorse elezioni regionali in Liguria, denuncia a Today.it: “Quelle elezioni furono falsate, ora lo dice anche la magistratura. Toti aveva 500mila euro per la campagna elettorale, io 50 mila”

Fabio Salamida

“Da quello che dice la Procura di Genova c’è il rischio che le elezioni regionali del 2020, in Liguria, siano state falsate. Non so se è davvero così ma faccio un esempio per rendere l’idea delle proporzioni: io in quel mese di campagna elettorale avevo a disposizione 50 mila euro, di cui 45mila messi di tasca mia. Giovanni Toti aveva almeno mezzo milione di euro, dieci volte tanto. Erano soldi donati anche dai soggetti coinvolti nell’inchiesta. Dispiace, perché in quel modo la sfida era impari e perdemmo l’occasione di cambiare in meglio la Regione”.

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Così, a Today.it, il giornalista e consigliere regionale della Liguria Ferruccio Sansa, che alle ultime regionali era candidato contro l’attuale governatore finito ai domiciliari con l’accusa di aver ricevuto finanziamenti elettorali in cambio di favori. In quella tornata elettorale Toti si impose con il 56,1 per cento, mentre lo sfidante si fermò al 38,9 per cento.

Lei afferma di aver avuto, sin da allora, la percezione che ci fosse qualcosa che non andasse. Può spiegare?

“Sono tre anni – spiega Sansa a Today.it – che in perfetta solitudine ho posto il problema dei soldi di Toti. Al di là della questione penale, di cui si occuperà il giudice, era evidente a tutti il macroscopico conflitto di interessi. Se un imprenditore dà i soldi al politico e poi chiede allo stesso politico una concessione o un’autorizzazione per operazioni economiche enormi, il corto circuito diventa assurdo. È il caso di Esselunga, ma anche della sanità privata ligure: i principali imprenditori della sanità della Regione hanno finanziato Giovanni Toti e poi hanno ottenuto la gestione della campagna vaccinale contro il Covid; si sono visti comprare milioni di euro di prestazioni per eliminare le liste d’attesa. Con la sanità pubblica va in malora, sono state comprate le prestazioni dai privati, assurdo”.

E poi c’è la questione del porto di Genova.

“Certamente. È stato coinvolto Aldo Spinelli, un suo finanziatore che ha ottenuto concessioni nelle aree portuali più pregiate: dovete sapere che a Genova un’area portuale vale quasi come via Montenapolone a Milano, è oro. Anche in questo caso il conflitto di interessi è gigantesco, sia quello che riguarda Toti che quello dell’ex presidente dell’Autorità Portuale, Paolo Emilio Signorini, anche lui finito nei guai. Ripeto: della questione penale si occuperà la magistratura, ma lo spreco di denaro pubblico era sotto gli occhi di tutti. Se un politico prende soldi da una società di grande distribuzione come Esselunga, che fa ipermercati ovunque, il rischio è che faccia l’interesse di quella società e non quelli dei cittadini”.

“I principali imprenditori della sanità della Regione hanno finanziato Giovanni Toti e poi hanno ottenuto la gestione della campagna vaccinale contro il Covid; si sono visti comprare milioni di euro di prestazioni per eliminare le liste d’attesa. Con la sanità pubblica va in malora, sono state comprate le prestazioni dai privati, assurdo”. Così Ferruccio Sansa a Today.it

Quanti soldi pubblici potrebbero essere stati deviati ai soggetti coinvolti?

“Questo lo dirà la magistratura. Faccio però notare che la Liguria è la regione dove negli ultimi anni sono piovuti più finanziamenti pubblici, circa 7 miliardi. Una cifra così enorme che una volta mi sono sentito dire dal sindaco di Genova ‘abbiamo troppi soldi e non sappiamo come spenderli’. E quando in Italia si gestiscono somme così colossali si creano meccanismi molto rischiosi tra imprese e politica. In particolare invito tutti ad accendere i fari sulla Diga di Genova, un’opera su cui è stato scelto il progetto più costoso; un’opera che rischia di arrivare a costare tre miliardi, diventando una specie di Mose due. I principali sponsor della Diga sono proprio Toti, Bucci, Spinelli e Signorini: io penso che ora dia fondamentale andare a vedere cosa è successo nell’iter di assegnazione di quell’opera”.

Pensa che Toti si dovrebbe dimettere?

“Ovviamente sì. In consiglio regionale gli avrò detto una cinquantina di volte che secondo me c’erano delle ombre profondissime nel modo con cui lui veniva finanziato. Non ho mai ricevuto una risposta adeguata ed ero l’unico a porre il problema, una roba da farsi venire l’ulcera. E non è un modo di dire”.

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Giovanni Toti (LaPresse)

C’è la possibilità che non sapesse cosa si muoveva alle sue spalle?

“Secondo me la mentalità era quella del ‘così fan tutti’; ma c’è una cosa ancor più grave: la Regione, solo quest’anno, sta spendendo 20 milioni di euro per immagine, propaganda e comunicazione istituzionale. Soldi che vanno a giornali e a televisioni. Il Corriere della Sera ha preso 125 mila euro in un anno per organizzare eventi per Giovanni Toti; il Sole 24 Ore ne ha presi 115 mila per organizzare eventi enogastromomici, tanto che ho chiamato i colleghi e ho chiesto ‘ma voi vendete giornali o fate le trofie?’. E poi ha dato più di tre milioni di euro alle squadre di calcio… non ci sono soldi per comprare le macchine per curare la gente ma si trovano per darli a club milionari che in cambio mettono ‘la mia Liguria’ sulla maglietta. Toti ha speso 20 milioni di euro di soldi pubblici per il suo personale consenso, questa è la verità”.

Aveva sospetti su Matteo Cozzani, il fedelissimo del governatore accusato di corruzione elettorale aggravata dall’agevolazione mafiosa?

“Posso dire solo che due anni fa avevo portato tutte le carte che avevo ai carabinieri. C’erano informazioni su Esselunga, sull’Autorità Portuale, sulla sanità privata e su tutto quello che sta emergendo”.

Sorgente: Ferruccio Sansa: “Sistema Toti anche sulla diga di Genova, avevano così tanti soldi da non sapere come spenderli”