La notte degli aut aut fa ballare il governo. Franceschini: “Con i ricatti non si dura” | Rep

17 Ottobre 2019 0 Di Luna Rossa

A Palazzo Chigi è stata una lunga notte sull’orlo della crisi. Notte di ultimatum, riunioni ristrette e allargate, sudate mediazioni intorno alla legge di bilancio. Lo scontro più duro sul fisco. Italia viva: non votiamo il tetto sui contanti a mille euro. La telefonata a Renzi e il compromesso all’alba

DI TOMMASO CIRIACO E GOFFREDO DE MARCHIS

È una notte sull’orlo della crisi. Notte di ultimatum, riunioni ristrette e allargate, sudate mediazioni intorno alla legge di bilancio. Si comincia alle 11 di sera per uscire quasi all’alba (5 meno 20). Alle due di notte si affaccia sull’uscio della sala del consiglio il ministro dell’Istruzione Fioramonti. Ai suoi collaboratori dice: “Finita? Ne abbiamo ancora per molto”.

Cosa succede dietro quella porta? Di tutto. C’è il partito di Matteo Renzi che si mette di traverso sul decreto fiscale. “Diciamo sì alla manovra – spiega la capodelegazione di Italia Viva Teresa Bellanova – . Ma il decreto non ci convince, rinviamolo. Pretendiamo che la soglia dei pagamenti in contante rimanga a 3 mila euro”. La pattuglia dei ministri del Pd fa muro: impossibile cancellare la promessa di abbassare il tetto dei pagamenti cash.

“Una coalizione che si basa sulle minacce ha due strade: o finisce male o tutti i partiti si mettono a minacciare e vediamo quanto dura”, avverte Dario Franceschini, il dem più alto in grado. O così o niente è il ritornello che il ministro della Cultura sente ripetere da Italia Viva (sul contante) e dai 5 stelle (il carcere agli evasori). Il governo per qualche ora trema davvero. Il ministro della Salute Roberto Speranza cerca di riportare la calma. “Non esiste l’aut-aut. Fateci una controproposta sul contante e ne parliamo”. Giuseppe Conte però rialza il tiro contro i renziani: “Ci ho messo la faccia sulla lotta all’evasione, non torno indietro. Mi dovete spiegare bene qual è il motivo per cui vi opponete. Non mi alzo finché non capisco le vostre ragioni, se ne avete”.

Parlano tutti, i ministri dem e gli altri. Giro di tavolo ma l’accordo non c’è. “È un bluff – insinua Francesco Boccia – . Vediamo se Matteo va fino in fondo”. La pensano allo stesso modo Conte e Franceschini. Bellanova armeggia col telefonino in collegamento whatsapp con Renzi. Si assenta per telefonare. Torna con una mediazione. Non basta. Si cerca un nuovo compromesso, ma i renziani non hanno sponde nell’esecutivo. O rompono o si adeguano. Anche Lorenzo Guerini, ex fedelissimo, è convinto che si debba uscire con un accordo e senza rinvii. “Magari non fissiamo subito la soglia a 1000, però troviamo una soluzione”. Alla fine il decreto fiscale, nella parte che riguarda che il cash, passa con la formula dei 2000 euro i primi due anni e 1000 il terzo.

Ogni forza deve portare a casa qualcosa, avere un successo da sbandierare seppure con la zavora dei 23 miliardi di clausole Iva. Il Pd incassa il cuneo fiscale, Italia Viva gli interventi sulla famiglia, Leu i 2 miliardi in più per la salute e gli altri 2 per l’edilizia sanitaria, i 5 stelle la difesa di quota 100 sponsorizzata anche da Conte. Ma Luigi Di Maio chiede di più. Alfonso Bonafede e Riccardo Fraccaro, mentre si litiga sul cash (e i pentastellati la pensano come Renzi), affilano le armi sul carcere per gli evasori. Sono le due e sta per cominciare un’altra battaglia di un paio di ore.

La manovra resta sullo sfondo, è ancora il decreto il terreno di scontro. Il ministro della Giustizia torna alla carica per le manette ai grandi evasori: “La nostra priorità è questa. Se vogliamo dare una svolta a questo governo, la norma va inserita subito”. Fraccaro tace. Intervengono invece i ministri del Pd. Peppe Provenzano, titolare del Sud, usa le armi del diritto: “Non si possono inserire norme penali in un decreto legge”. Franceschini torna avvocato per una notte e spiega: “Parliamo di introdurre nuove fattispecie di reato e il carcere in un decreto che entra in vigore domattina.

Quali ripercussioni avrà sui processi in corso? Non mi sembra una buona idea”. Insomma, la maggioranza del Consiglio dei ministri frena, media, Ma una volta di più si capisce come la dialettica del governo sia quella tra Renzi e i grillini. Da lì possono venire i pericoli e il gioco al rialzo. La “fenonimite” denunciata dal premier. Il Pd, come al solito, si carica del ruolo di mediatore e Roberto Gualtieri fa la sua parte, con un profilo ormai riconosciuto da tutti. Sta per albeggiare. Conte, sul carcere agli evasori, dice: “Ci penso io, sapete che voglio questa misura”. Verrà preparato un provvedimento di legge ad hoc. Il resto viene approvato “salvo intese”. Il governo ha tremato, ma ha retto. Per ora.

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