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Venezuela, lo staff di Guaidó sprofonda nello scandalo aiuti | il manifesto

Rivelazioni di sito Usa. Almeno 800 mila dollari per i disertori sperperati in lussi, alcol, prostitute. L’idrovora di denari intorno a Cúcuta sul confine colombiano, luogo del concerto e della morte del deputato Freddy Superlano

Che l’operazione degli aiuti umanitari dello scorso febbraio avesse ben poco di umanitario non lo sapevano solo i chavisti, ma quale gigantesco schema di corruzione sia andato in scena a Cúcuta era senz’altro più difficile da prevedere. È un tale scandalo, quello che ha travolto l’opposizione venezuelana fino ai suoi massimi vertici – cioè fino all’autoproclamato presidente Juan Guaidó – che persino Luis Almagro, l’antichavista segretario generale dell’Oea, è dovuto intervenire. «Sollecitiamo le autorità competenti – ha detto, senza specificare di quali autorità si tratti – a condurre un’indagine esauriente sulle gravi accuse qui formulate, a determinare le responsabilità e a esigere chiarezza. Non c’è democratizzazione possibile all’ombra di atti di corruzione».

La vicenda, portata alla luce il 14 giugno dal giornale online statunitense PanAm Post inizia con la lettera al governo colombiano con cui Guaidó sottrae il coordinamento degli aiuti umanitari agli esponenti dell’opposizione Juan Manuel Olivares e Gaby Arellano per affidarlo ai militanti di Voluntad Popular, Kevin Rojas e Rossana Barrera, quest’ultima cognata del deputato Sergio Vergara, mano destra di Guaidó.
INCARICATI di gestire i fondi destinati all’accoglienza dei militari disertori, a cui era stato promesso ogni genere di aiuti e di onori, i due – rivela il giornale fornendo fatture e pezze di appoggio – avrebbero gonfiato il numero di militari dai non più di 700 reali fino ai 1.450, per poi dilapidare un fiume di denaro in hotel di lusso, discoteche, noleggio di aerei per un numero imprecisato di persone (per un totale di 800 mila dollari), cibo, alcol e vestiti firmati. E secondo le fonti a cui ha avuto accesso il PanAm Post, Leopoldo López e Juan Guaidó, benché informati di quanto stessero facendo Rosana Barrera e Kevin Rojas, non avrebbero preso alcun provvedimento.
Quanto agli aiuti umanitari, di cui pure erano responsabili i due inviati dell’autoproclamato presidente, secondo il PanAm Post «almeno il 60% di tutti gli alimenti donati dagli alleati di Guaidó è andato a male». Mentre è ben noto quale fine abbiano fatto i militari disertori: cacciati dagli hotel e abbandonati al loro destino.

MOLTI INTERROGATIVI sorgono anche rispetto al famoso concerto organizzato il 22 febbraio a Cúcuta dall’imprenditore britannico Richard Branson, durante il quale erano stati raccolti 2,4 milioni di dollari (sui 100 previsti), che, si era detto, sarebbero stati destinati agli aiuti umanitari «attraverso un investimento sociale sostenibile, efficace e trasparente». Quattro mesi dopo, tuttavia, non esiste ancora alcun rendiconto sull’utilizzo del denaro.
E impossibile da dimenticare è la notte di eccessi, alla vigilia del concerto, trascorsa dal deputato Freddy Superlano e dal suo assistente Carlos José Salinas (poi deceduto in seguito all’intossicazione da scopolamina) in compagnia di due prostitute, che poi li avevano derubati di 250.000 dollari in contanti. Che cosa ci facesse il deputato con quei soldi non è mai stato chiarito.

MA LO SCANDALO DEGLI AIUTI a Cúcuta pare che sia solo la punta dell’iceberg. È dallo scorso marzo, del resto, che il governo Maduro denuncia l’appropriazione da parte di Guaidó di risorse, denaro e beni appartenenti al popolo venezuelano, sulla base delle informazioni recuperate dal cellulare del capo dello staff di Guaidó, Roberto Marrero, arrestato il 21 marzo. E già allora era emersa la relazione del leader dell’opposizione con una certa «Rosana de Cúcuta», sui cui conti venivano depositati centinaia di migliaia di dollari.

IN PARTICOLARE, il ministro per la Comunicazione Jorge Rodríguez ha definito «assai probabile» l’apertura di un’indagine negli Stati uniti sulla giunta direttiva designata da Guaidó per la filiale della Pdvsa negli Usa, la Citgo. «Abbiamo informazioni – ha detto – di alterazioni di libri contabili» legate al «trasferimento su conti personali di 70 milioni di dollari di interessi appartenenti a Citgo» e «a quanto pare la persona che si sarebbe intascata questa somma è Carlos Vecchio», il cosiddetto ambasciatore del Venezuela a Washington al centro della vicenda dell’illegale sgombero della sede diplomatica bolivariana.

Sorgente: Venezuela, lo staff di Guaidó sprofonda nello scandalo aiuti | il manifesto

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