0 19 minuti 6 mesi

di Davide Frattini, corrispondente, e Redazione Online

Le notizie di mercoledì 13 dicembre sul conflitto tra Israele e Hamas, in diretta. L’Assemblea generale dell’Onu approva la risoluzione per l’immediato cessate il fuoco a Gaza

• È il 68esimo giorno di guerra: oltre 18 mila palestinesi morti, di cui 7.112 bambini, secondo Hamas. In Israele 1.200 morti nell’attacco del 7 ottobre
• Né Israele, né gli Stati Uniti riusciranno mai a eliminare Hamas. Lo ha sostenuto il ministro degli Esteri iraniano Hossein Amirabdollahian, intervenendo a Ginevra a un incontro dell’Onu
• Hezbollah ha annunciato altri due attacchi contro Israele
• Oggi Biden incontrerà i familiari degli ostaggi
• Le parole e le sigle per capire il conflitto: qui il glossario
• La storia del conflitto tra palestinesi e israeliani, spiegata qui

Ore 11:51 – Meloni: «È stato il Governo Conte a vendere le armi a Israele»

«Noi non stiamo trasferendo armi a Israele. Oppure vi riferite alle armi che il Governo Conte ha venduto ad Israele, visto che il governo Conte è stato quello che ha venduto più armi di tutti a Israele». Lo ha detto la premier Giorgia Meloni intervenendo in sede di replica in Senato dopo la discussione sulle sue comunicazioni in vista del Consiglio Europeo.

Ore 11:15 – Von der Leyen: «Sanzionare i coloni israeliani violenti»

«L’aumento della violenza da parte dei coloni estremisti sta infliggendo enormi sofferenze ai palestinesi. E sta mettendo a repentaglio le possibilità di raggiungere una pace duratura. Potrebbe anche rendere più instabile l’intera regione. Per questo motivo sono favorevole all’imposizione di sanzioni agli autori degli attacchi in Cisgiordania. Devono essere chiamati a rispondere delle loro azioni. Questa violenza non ha nulla a che fare con la lotta ad Hamas e deve cessare». Lo ha detto la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen parlando alla Plenaria dell’Europarlamento.

Ore 10:48 – Raid aereo di Israele contro la Siria dopo gli attacchi di ieri

Israele ha riferito di aver attaccato postazioni dell’esercito siriano, in risposta agli attacchi del giorno prima contro il territorio dello Stato ebraico provenienti dal Paese vicino. Quattro i proiettili lanciati ieri dalla Siria, di cui due caduti in Israele, senza fare vittime. Nel Paese sono presenti sia il gruppo sciita libanese Hezbollah che altri gruppi armati sostenuti dall’Iran, considerati da Israele come una minaccia alla sua sicurezza.

Ore 10:34 – Piogge su Gaza, gli sfollati lottano contro l’allagamento delle tende

Piogge sono cadute sulla Striscia di Gaza, allagando le tende dei palestinesi sfollati, costretti a vivere in condizioni difficilissime. Haaretz ha rilanciato un video che mostra civili mentre cercano di costruire barriere intorno alle tende per fermare l’acqua e il fango in gran quantità.

desc img

(Afp)

Ore 10:08 – Usa: due missili dallo Yemen mancano petroliera nel Mar Rosso

Due missili lanciati dallo Yemen hanno mancato una petroliera vicino allo stretto di Bab el-Mandeb, che congiunge il Mar Rosso con il Golfo di Aden. Lo ha riferito un funzionario americano, precisando che durante l’incidente una nave da guerra Usa ha abbattuto un presunto drone Huthi che volava nella sua direzione. Nessuno è rimasto ferito nell’attacco, ha sottolineato la fonte all’Associated Press. La petroliera Ardmore Encounter, battente bandiera delle Isole Marshall, stava viaggiando verso il Canale di Suez nel Mar Rosso, proveniva dall’India e aveva a bordo un equipaggio di sicurezza armato. Nessuna rivendicazione è arrivata finora dagli Huthi, ribelli sciiti filo-Iran che negli ultimi giorni hanno intensificato gli attacchi contro navi commerciali.

Ore 09:51 – Il Papa: rinnovo l’appello per l’immediato cessate il fuoco

«Continuo a seguire con molta preoccupazione e dolore il conflitto in Israele e Palestina», «rinnovo il mio appello per un immediato cessate il fuoco umanitario. Si soffre tanto lì». Lo ha detto il Papa alla fine dell’udienza generale.

Ore 09:06 – Morti altri 2 soldati israeliani, totale ora a 115

L’esercito ha annunciato la morte di altri 2 soldati durante i combattimenti a Gaza. Lo ha riferito il portavoce militare. Il totale è ora a 115 dall’inizio delle operazioni di terra nella Striscia. I due nuovi caduti — della Brigata Golani — sono stati uccisi in un’imboscata a Shujaia, sobborgo di Gaza City, come gli otto annunciati durante la notte scorsa.

Ore 09:05 – Israele: l’operazione a Gaza procede, ieri centrati 250 obiettivi

L’esercito israeliano ha identificato e distrutto «una cellula terroristica nell’area di Shujaia (quartiere di Gaza City, ndr) che si apprestava a lanciare razzi verso Israele». Lo ha fatto sapere il portavoce militare secondo cui truppe di terra, d’aria e di mare «stanno continuando ad attuare attacchi precisi su obiettivi terroristici in tutta la Striscia». Solo ieri sono stati centrati «oltre 250 obiettivi» in tutta l’enclave palestinese.

desc img

(Afp)

Ore 08:21 – Presidenza Anp: la maggioranza del mondo è con la causa della Palestina

«Il mondo è in grande maggioranza dalla parte del popolo palestinese e della sua giusta causa». Lo ha detto la presidenza dell’Autorità nazionale palestinese di Abu Mazen (Anp) salutando la Risoluzione dell’Assemblea generale dell’Onu a favore di un cessate il fuoco a Gaza. «Il mondo — ha detto Nabil Abu Rudeinah, portavoce di Abu Mazen, citato dalla Wafa — conferma il suo rifiuto dell’aggressione israeliana contro il nostro popolo, del suo allontanamento dalle sue terre e della creazione di una nuova Nakba. Il governo occupante deve prendersi la responsabilità dei risultati del voto e affrontarli seriamente».

Ore 08:12 – Media: diversi leader di Hamas via dal Qatar, irreperibili

Diversi leader di Hamas hanno lasciato il Qatar per una destinazione sconosciuta, spegnendo i telefoni e non rispondendo alle chiamate. Lo ha riferito il canale in lingua araba dell’emittente israeliana Kan, citando fonti a Doha. Ugualmente, anche Saleh al-Arouri, alto esponente del Movimento islamico e tra i fondatori delle Brigate Ezzedin al-Qassam, ha lasciato la sua residenza abituale a Beirut per la Turchia, ha aggiunto Kan.

Ore 06:56 – Biden sconfessa Netanyahu

(Alessandro Trocino) È una crepa importante, in un rapporto che è sempre stato molto saldo. Dopo avere a lungo sostenuto Israele e dato il consenso all’invasione di Gaza, dopo aver messo il veto alle Nazioni Unite a un cessate il fuoco, Joe Biden alza i toni con Benjamin Netanyahu e avverte Israele che «sta perdendo il sostegno internazionale». Anche il premier israeliano ammette «divergenze di opinione» con l’alleato americano.

Una divergenza che si poteva intuire, e di cui si era intravista solo qualche traccia nei giorni scorsi, ma che ora appare in tutta la sua evidenza. Benjamin Netanyahu non solo non frena l’offensiva su Gaza ma avverte che «non ripeterà gli errori degli accordi di Oslo». Che è il patto firmato nel ‘93 tra Rabin e Arafat da cui nacque un primo embrione di autogoverno palestinese e con il quale per la prima volta israeliani e palestinesi si riconoscevano come legittimi interlocutori. Netanyahu boccia senza appello quegli accordi: «Non permetterò che, dopo l’enorme sacrificio dei nostri cittadini e combattenti, vengano portati a Gaza coloro che educano al terrorismo, lo sostengono e lo finanziano. Gaza non sarà né `Hamastan´ né `Fatahstan´». Non solo la distruzione di Hamas, dunque, ma anche il veto ribadito all’altra grande formazione palestinese, che governa la Cisgiordania. Anche se proprio Mahmoud Abbas, presidente dell’Autorità nazionale palestinese, era stato indicato come il leader che potrebbe avere un ruolo nel dopo Hamas nella Striscia.

La risposta di Biden non si fa attendere. Il presidente, che nei giorni scorsi era stato criticato per essere stato troppo morbido con Israele, invita Netanyahu a «rafforzare e a cambiare il suo governo, che è il più conservatore nella storia di Israele» per trovare una soluzione al conflitto. Netanyahu «non vuole la soluzione a due Stati», ricorda Biden, mentre la Casa Bianca è contraria a una nuova occupazione della Striscia da parte dello Stato ebraico. Riferisce Davide Frattini: «Biden racconta un vecchio e noto episodio, quando aveva detto a Bibi: “Non sono d’accordo con niente di quello che dici”. Aggiunge: “E siamo ancora lì”. Allora gli aveva sussurrato: “Ma ti voglio bene”». Ora no.

Ma la frase più forte di Biden è questa: «Israele sta perdendo il sostegno del mondo con i bombardamenti indiscriminati». Una frase da leggere in controluce perché all’isolamento di Israele rischia di aggiungersi anche quello degli Stati Uniti. Che hanno posto il veto a una risoluzione Onu sul cessate il fuoco, ma sono sempre più sotto accusa a livello internazionale. Biden deve fare i conti anche con i malumori crescenti dentro il Partito democratico.

Ieri sera, intanto, l’Assemblea generale dell’Onu ha approvato a larga maggioranza una risoluzione nella quale si chiede «un cessate il fuoco umanitario immediato» nella Striscia di Gaza. In favore del documento si sono espressi 153 Paesi. Dieci i contrari, tra i quali Israele e Stati Uniti, e 23 gli astenuti. Nel testo si chiede anche un rilascio immediato e incondizionato degli ostaggi israeliani detenuti da Hamas a Gaza. Tra i Paesi astenuti sulla risoluzione figurano sia il Regno Unito sia l’Italia sia la Germania. Favorevoli alla tregua invece Spagna, Francia e Belgio. Con loro hanno votato Cina, Russia, Giappone e Brasile.

A Gaza, secondo le fonti di Hamas, le vittime sono almeno 18.400. Il capo dell’Unrwa, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi, Philippe Lazzarini, in visita nella Striscia, ha parlato di «tragedia senza fine» e di «inferno in terra», dove le persone «vivono per strada e hanno bisogno di tutto». Anche Josep Borrell, Alto rappresentante Ue per la politica estera, ha definito quello in corso «un orrore che non può essere giustificato da quello vissuto il 7 ottobre a causa dell’attacco terroristico di Hamas».

Questa analisi è stata pubblicata su PrimaOra, una delle newsletter che il Corriere riserva ai suoi abbonati. Per riceverla occorre iscriversi a Il Punto: lo si può fare qui.

Ore 05:31 – Israele inizia ad allagare i tunnel di Hamas, Biden incerto su presenza ostaggi

Le Forze di difesa israeliane (Idf) hanno iniziato ad allagare parte della rete di gallerie scavate dall’organizzazione islamista palestinese Hamas a Gaza, utilizzando acqua marina. Lo riferisce l’emittente televisiva «Cnn», secondo cui Israele ha informato gli Usa dell’avvio delle operazioni. La notizia dell’allagamento dei tunnel ha destato preoccupazione per la sorte degli oltre 100 ostaggi nelle mani di Hamas, che l’organizzazione palestinese starebbe nascondendo proprio nella vasta rete di gallerie scavata per anni nel territorio dell’enclave palestinese.

Alla richiesta di chiarimenti da parte dei giornalisti, il presidente Usa Joe Biden ha confermato di aver ricevuto rapporti in merito all’allagamento di sezioni della rete di gallerie, e ha ammesso di non potersi esprimere con sicurezza in merito all’eventuale presenza di ostaggi: «Per quanto riguarda l’allagamento dei tunnel, non sono nelle condizioni… Ci sono affermazioni secondo cui sono piuttosto sicuri che non ci siano ostaggi in nessuno di questi tunnel, ma non lo so per certo. Non so dirlo, ma in ogni caso ogni morte civile è assolutamente una tragedia».

Ore 05:29 – Gaza, la Difesa israeliana: «Stiamo distruggendo tutti i tunnel di Hamas»

Il ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant ha detto che i soldati delle Forze di difesa israeliane (Idf) stanno operando nelle profondità sotterranee di Gaza «localizzando e distruggendo le loro infrastrutture». Lo riportano i media locali. Gallant ritiene che le operazioni di Hamas a Gaza City e nella zona settentrionale della Striscia siano sull’orlo del collasso. «Stiamo espandendo i nostri risultati e presto elimineremo l’intera infrastruttura di Hamas a Gaza».

Ore 04:26 – Usa a Israele, tenere aperto valico Kerem Shalom per aiuti

Il governo degli Stati Uniti sta esortando Israele a tenere aperto il suo confine con la Striscia di Gaza a Kerem Shalom, poiché il valico di Rafah non basta a soddisfare i bisogni dei palestinesi sfollati. Lo ha detto ieri sera il consigliere per la Sicurezza nazionale della Casa Bianca Jake Sullivan. «Abbiamo bisogno della capacità fornita da Kerem Shalom per ottenere più cibo, acqua, medicine e beni di prima necessità da distribuire ai civili palestinesi».

Un funzionario americano ha detto a Nbc News che la risposta del governo israeliano sarebbe stata che si può rafforzare la capacità del valico di Rafah. Biden avrebbe sollevato la questione direttamente con Netanyahu nella loro ultima telefonata, ha aggiunto la fonte.

Il valico commerciale di Kerem Shalom collega Israele, Gaza ed Egitto. È stato aperto ieri per la prima volta dall’inizio della guerra, ma solo per consentire ulteriori controlli di sicurezza per gli aiuti che passeranno attraverso quello di Rafah.

Ore 03:55 – Gaza, Blinken: «I giornalisti devono essere protetti»

Gli Stati Uniti insisteranno sempre sulla necessità di proteggere i giornalisti che riferiscono da Gaza durante il conflitto tra Israele e miliziani di Hamas, ha detto il segretario di Stato americano Antony Blinken in una lettera all’agenzia di stampa francese Afp, che con altri media internazionali aveva scritto a Blinken alla fine di ottobre sollecitando il suo aiuto nella protezione dei giornalisti sul campo nella Striscia dopo che molti erano stati uccisi dall’inizio della guerra. «Gli Stati Uniti hanno e continueranno a sottolineare con Israele, e con tutti i Paesi, che i giornalisti devono essere protetti — ha detto Blinken —. Siamo inequivocabilmente a favore della protezione dei giornalisti durante i conflitti armati e piangiamo coloro che sono stati uccisi o feriti».

Secondo il Comitato per la protezione dei giornalisti (Cpj), da quando è iniziato il conflitto tra Israele e Hamas almeno 63 giornalisti e operatori dei media —56 palestinesi, 4 israeliani e 3 libanesi — sono stati uccisi. L’Afp e gli altri gruppi media hanno anche sollecitato l’aiuto di Blinken per evacuare i propri dipendenti da Gaza, mentre le forze israeliane bombardano il territorio come rappresaglia per l’attacco di Hamas del 7 ottobre che ha ucciso 1.200 persone, secondo i dati israeliani, e ha visto la presa di circa 240 ostaggi. Israele ha imposto la chiusura totale dei confini del territorio il 9 ottobre. «Il continuo passaggio sicuro dei cittadini statunitensi e dei cittadini stranieri fuori da Gaza rimane la nostra massima priorità e stiamo lavorando con l’Egitto, le Nazioni Unite e Israele per facilitare la loro capacità di uscire da Gaza in sicurezza», ha scritto Blinken.

Ore 02:27 – Hamas: «Rispettare la richiesta Onu sulla tregua, stop al genocidio»

Hamas ha accolto con favore la richiesta dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite di un cessate il fuoco immediato a Gaza, secondo quanto riportano i media arabi. Izzat Al-Rishq, membro dell’Ufficio politico del movimento islamista palestinese, «ha esortato la comunità internazionale a continuare a esercitare pressioni» su quelle che ha definito le «forze di occupazione» israeliane e ha chiesto «il rispetto» della decisione dell’Onu. In un breve comunicato Al-Rishq ha anche condannato «la guerra di genocidio e pulizia etnica» contro il popolo della Striscia di Gaza.

Ore 02:24 – L’Assemblea dell’Onu approva una risoluzione per l’immediato cessate il fuoco a Gaza

L’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato a larghissima maggioranza una risoluzione che sollecita una cessazione immediata delle ostilità nella Striscia di Gaza per far fronte alla gravissima crisi umanitaria in atto. Hanno sostenuto la risoluzione 153 Paesi, che hanno assunto una posizione opposta a quella degli Stati Uniti, contrari a un cessate il fuoco sino alla completa sconfitta militare dell’organizzazione islamista palestinese Hamas.

Hanno votato contro la risoluzione 10 Paesi, mentre 23 si sono astenuti. Il voto dell’Assemblea è significativo sul piano politico, ma non è vincolante, contrariamente alle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza. La scorsa settimana, proprio al Consiglio di sicurezza gli Stati Uniti hanno opposto il veto a una risoluzione per il cessate il fuoco a Gaza, che era stata approvata dalla maggioranza dei 15 membri del consesso. La breve risoluzione approvata ieri dall’Assemblea generale chiede un cessate il fuoco, il rispetto da parte di tutte le parti del diritto internazionale e l’accesso umanitario agli ostaggi israeliani nelle mani di Hamas, nonché il loro rilascio «immediato e incondizionato». Il documento contiene un linguaggio più forte rispetto a quello votato dall’Assemblea lo scorso ottobre (passato con 121 voti a favore, 14 contrari e 44 astensioni) che chiedeva invece una «tregua umanitaria sostenuta».

Il voto è stato definito «storico» dall’ambasciatore palestinese all’Onu Riyad Mansour: la risoluzione «non “chiede” o “esorta”, ma richiede, e non ci fermeremo finché Israele non ottempererà a questa richiesta», ha affermato Mansour. Un cessate il fuoco è necessario per veicolare l’ingente quantitativo di aiuti umanitari necessari alla popolazione civile assediata di Gaza, ha aggiunto l’ambasciatore.

L’approvazione della risoluzione giunge mentre il conflitto tra Israele e Hamas entra nel terzo mese e mentre operatori sanitari e gruppi di aiuto lanciano l’allarme sulla situazione umanitaria a Gaza, devastata da mesi di bombardamenti e dall’offensiva di terra delle Forze di difesa israeliane. Più di 18.000 persone sono state uccise a Gaza dall’inizio delle ostilità, ha dichiarato il ministero della Sanità controllato da Hamas. Israele ha ribadito che non interromperà la sua campagna militare fino a quando non avrà annientato Hamas, in risposta all’attacco del 7 ottobre a Israele che ha causato la morte di 1.200 persone e il rapimento di circa 240, secondo le autorità israeliane.

Sorgente: L’esercito israeliano ha iniziato ad allagare i tunnel di Hamas | Israele – Hamas in guerra, le notizie di oggi