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La rilevazione di Noto sondaggi per Repubblica: fanno paura attacchi terroristici e possibile espansione del conflitto. E c’è poca fiducia sulla capacità del governo di fronteggiare le ripercussioni economiche della crisi

di Antonio Noto

La reazione alle nuove tensioni in Medioriente corre su un duplice binario. Da un lato la vicinanza al popolo d’Israele, dall’altro la paura che l’inasprimento del conflitto possa coinvolgere l’Italia, sia in termini di sicurezza interna che di impatto sui fattori economici, anche se indirettamente. Sono questi i sentimenti maggioritari fra gli italiani all’indomani della serie di attacchi terroristici di Hamas in territorio israeliano e in attesa dell’annunciata invasione militare nella striscia di Gaza, secondo l’analisi condotta dall’Istituto demoscopico Noto Sondaggi per Repubblica.

 

 

Le immagini dei civili – giovani, bambini, donne – aggrediti, uccisi e presi in ostaggio dai miliziani del movimento estremista palestinese creano sgomento e gettano un’ombra sul futuro. Non solo di Israele: la maggioranza (53%) teme sia che si possano verificare attentati terroristici nel nostro Paese di matrice islamica, sia che il conflitto potrà coinvolgere in tempi brevi altre nazioni arabe (54%). Inoltre, la metà della popolazione (46%) è ancora più allarmata in quanto è convinta che addirittura vi possa essere un nesso fra la guerra in Ucraina e il nuovo conflitto Israelo-palestinese tanto da far scoppiare la terza guerra mondiale. Insomma, al di là dei timori più o meno fondati, è chiaro che le crisi internazionali che coinvolgono nazioni vicine all’Italia, sia geograficamente che culturalmente, creano insicurezza ed ansia nella popolazione. Tra l’altro anche subito dopo l’attacco russo a Kiev emergeva il timore che potesse essere quello l’inizio di una guerra mondiale. Nei mesi successivi tale paura diminuì per poi ricomparire lo scorso sabato.

 

 

In questi giorni si è sollevato il dibattito, complici anche alcuni opinion leader, sulla questione se solidarizzare “senza se e senza ma” con Israele o se su ciò che sta avvenendo in medio oriente ci sia anche in parte una responsabilità dello stato ebraico. Al di là che il 63% degli italiani si sente in questo momento più vicino a Tel Aviv, è da notare che comunque il 18% esprime invece la propria solidarietà ad Hamas. Le quote maggiori si registrano tra gli elettori di Verdi-Sinistra e del M5S.

È da notare che tale percentuale è molto simile a quella rilevata in un nostro sondaggio della scorsa primavera in cui emergeva che il 15%, nell’ambito del conflitto russo-ucraino, si sentiva più vicino alle ragioni di Putin che di Zelensky. Insomma una quota di popolazione, marginale ma non irrisoria, misurabile in un cittadino su 7, in entrambi i casi si è schierata a favore dell’aggressore e non dell’aggredito.

 

Però è vero che quando si approfondisce la problematica emergono risposte che vanno al di là di chi è “buono o cattivo”. Infatti il 60% è convinto che il conflitto scoppiato trovi le sue radici nell’incapacità, ad oggi, della politica internazionale di individuare un compromesso per la convivenza delle due popolazioni. In questo insieme è interessante andare ad analizzare le differenze fra i vari elettorati, perché se questa considerazione è condivisa dalla quasi totalità dei votanti i partiti di opposizione, trova favore anche nella maggioranza di chi vota Fratelli d‘Italia e Forza Italia, ma non Lega.

Per gli italiani, però, il timore non riguarda solo gli attentati o l’allargamento del perimetro della guerra ma anche le ripercussioni di ordine economico. Il 62% si aspetta un ulteriore aumento della bolletta energetica.

Dalla complessità di queste valutazioni derivano le aspettative rispetto alle posizioni ed alle azioni che il governo Meloni debba assumere nell’immediato futuro. Prima di tutto c’è la sensazione (56%) che l’esecutivo non si stia preparando adeguatamente per l’impatto negativo sull’economia nazionale.

 

È interessante invece rilevare il giudizio degli italiani su ciò che dovrebbe fare il governo di Netanyahu. L’invasione della striscia di Gaza è sostenuta da una minoranza di italiani (29%), una posizione che resta marginale anche all’interno dei partiti di governo. Ben oltre la maggioranza sono invece coloro che (55%) vorrebbero che lo Stato d’Israele cercasse di contenere il conflitto, imboccando la via della de-escalation, della diplomazia e degli accordi. Per questi il problema è più strategico che non legato all’obiettivo di sconfiggere Hamas: prevale la percezione del rischio molto alto e si teme sia che si possano contare altre vittime sia che ad essere in pericolo sarebbero anche le centinaia di israeliani presi in ostaggio da Hamas. La sensazione dell’opinione pubblica è che il conflitto in corso non avrà mai un vincitore.

Sorgente: Da Putin ad Hamas: un italiano su sette solidarizza con gli aggressori. È netto il no all’invasione di Gaza – la Repubblica