0 5 minuti 1 anno

 

L’assistenza ai militari impegnati sul campo passa da un pacchetto di aiuti «fuori sacco». Roma contribuisce con informazioni di intelligence e strumenti per un conflitto prolungato

di Francesco Verderami

È cambiata la parola d’ordine tra i partner dell’Occidente: da «aiutare per salvarli» si è passati ad «aiutarli per vincere». Ma è evidente che il conflitto in Ucraina era e resta una guerra di attrito il cui esito non è scontato. A quasi un anno dall’invasione russa «non si vedono ancora spiragli per una soluzione diplomatica» secondo il ministro della Difesa Guido Crosetto, che entro due settimane formalizzerà il sesto decreto di sostegno a Kiev, illustrato ieri per grandi linee al Copasir. Il governo ha deciso di inviare alle Forze armate ucraine un’unità del sistema terra-aria Samp-T dotato di una ventina di missili, insieme a pezzi di artiglieria pesante, carri di movimento e gruppi elettrogeni.

Ma nel pacchetto di aiuti ci sarebbe anche una spedizione «fuori sacco», non direttamente riconducibile alla lista stilata dall’esecutivo. Fonti accreditate raccontano infatti che a Zelensky verrebbero consegnati «droni originati dal progetto israeliano e assemblati in Italia», più utili a contrastare i droni di fabbricazione iraniana che vengono usati da Mosca. Più utili e soprattutto più economici, dato che ogni missile lanciato dal sistema Samp-T costa circa un milione di dollari. Insomma Roma fa quel che può per sostenere Kiev in vista di un «inasprimento del conflitto da parte di Mosca — come dice Crosetto — con massicci attacchi di cielo e di terra».

 

Nonostante l’impegno non sia paragonabile allo sforzo di americani e inglesi, c’è un motivo se all’ultimo vertice Nato il segretario generale del Patto Atlantico è tornato a plaudere al contributo italiano. La collaborazione con Kiev sarà meno visibile ma non per questo meno importante. A parte l’addestramento delle Forze armate ucraine sul territorio nazionale, Roma fornisce una particolare assistenza ai militari ucraini impegnati sul campo: le loro operazioni contro i russi vengono guidate «da remoto» grazie a informazioni di intelligence e sistemi satellitari. È un’attività che — sottolineano fonti dei servizi — «va avanti dai tempi del governo Draghi». E sul dossier Ucraina, Meloni si muove «in piena continuità con il suo predecessore», come riconosce un autorevole esponente dell’opposizione. E come ribadisce il sottosegretario alla Difesa Perego: «L’Italia continuerà a fare la sua parte a supporto di un popolo aggredito».

In attesa di verificare se le previsioni diplomatiche verranno confermate, se cioè «bisognerà attendere l’estate per immaginare l’apertura di una trattativa politica», l’accelerazione militare decisa dall’Occidente con l’invio dei carri armati è insieme «un segnale a Mosca per anticipare la sua riorganizzazione sul terreno e un visibile gesto di sostegno all’Ucraina». «Un gesto», appunto. Perché passerà del tempo prima che i tank americani e tedeschi vengano effettivamente utilizzati dagli ucraini sul campo di battaglia. Il governo italiano ha seguito la complicata trattativa tra alleati sull’invio dei carri armati. Rappresentanti della Farnesina raccontano che lo stallo è stato superato dopo «un’aspra controversia» tra Berlino e Parigi.

 

A colpire gli uomini della Difesa è stata la decisione di Washington di annunciare l’invio degli Abrams insieme ai Leopard tedeschi. Una scelta delicata, perché — viene fatto notare — se un carro armato statunitense fosse colpito dai russi o peggio finisse nelle loro mani, «Putin avrebbe una potentissima arma di propaganda» e inoltre «potrebbe acquisire conoscenze sul sofisticato sistema tecnologico del mezzo». Tanto basta per capire quale sia la posta in gioco e quale sia lo sforzo dei partner occidentali. Ieri Crosetto ha lasciato intendere che è stato dato fondo all’arsenale italiano. In Europa il fondo Epf è nelle stesse condizioni: lo strumento con cui vengono compensati i Paesi che forniscono armi all’Ucraina, andrà rifinanziato. In un anno i sette miliardi fuori bilancio messi a disposizione da Bruxelles sono quasi terminati.

 

Sorgente: Quei droni «fuori sacco» e i sistemi satellitari. L’aiuto visibile (e invisibile) che arriva dall’Italia


Scopri di più da NUOVA RESISTENZA antifa'

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.