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Il dossier dei carabinieri: un controllato su cinque non è in regola, in certi casi anche uno su due. E parte consistente dei guadagni viene trattenuta da chi sfrutta i clandestini

di Rinaldo Frignani

«Se fino a qualche anno fa su dieci rider controllati ne scoprivamo uno che per lavorare usava l’account di un caporale, adesso il rapporto è di uno a cinque, anche se in certi casi anche di uno su due». A lanciare l’allarme è il generale di brigata Antonio Bandiera, alla guida del Comando carabinieri per la tutela del lavoro. Un fenomeno in crescita in tutta Italia, sul quale — conferma l’alto ufficiale dell’Arma — «stiamo indagando ovunque, perché rappresenta anche un grave pericolo per gli stessi lavoratori da un punto di vista di sicurezza stradale: spesso gli sfruttatori forniscono ai fattorini clandestini biciclette a pedalata assistita modificate per andare più veloce in modo da indurli a effettuare più consegne in un lasso di tempo inferiore e far guadagnare di più proprio i caporali. La conseguenza è che gli stessi lavoratori in nero utilizzano mezzi pericolosi per loro e per gli altri utenti della strada».

I contratti negati

Secondo una stima recente, in Italia il popolo dei rider è composto da circa 570 mila persone, quelli assidui sarebbero almeno 350 mila. Si tratta di una cifra altissima, come gli abitanti di una città di provincia. Oltre che dalle organizzazioni sindacali, che hanno combattuto a lungo con le grandi multinazionali del settore per assicurare ai lavoratori contratti e regole a cui attenersi, una fotografia della situazione attuale arriva proprio dai controlli su strada dei carabinieri scattati fin dal 2019 dopo un incidente stradale. All’epoca la delega a compiere accertamenti fu firmata dai magistrati della Procura di Milano, la prima in Italia ad affrontare la questione della figura giuridica del rider, non considerato fino ad allora un lavoratore subordinato a tutti gli effetti, con diritto non solo al versamento dei contributi ma anche a vedere rispettate le norme della legge sulla sicurezza sul lavoro.

Il finto account

«Adesso, con i caporali più attivi che mai — sottolinea il generale Bandiera — i diritti vengono di nuovo negati sempre di più a chi è clandestino e più diffusamente a chi si trova in stato di bisogno». Due sono i «pacchetti» che gli sfruttatori riservano alle loro vittime: il primo prevede la cessione dell’account del caporale, aperto da lui stesso su una delle tante piattaforme di registrazione online dei lavoratori, dove bisogna inserire foto, documento d’identità (anche il permesso di soggiorno), informazioni personali e richiesta del kit dell’azienda (borsa, fratino, dotazioni di sicurezza oggi previste per legge). Una volta ottenuto l’«Id courier», viene subito ceduto al rider clandestino che, con il secondo «pacchetto», viene equipaggiato anche con bici o monopattino.

Fino a 400 euro al giorno per i «caporali»

Nel primo caso il caporale trattiene il 20% dei guadagni, nel secondo anche il 50%. In media ognuno di loro può avere una decina di sub-fattorini, ciascuno dei quali può effettuare anche 15 consegne al giorno per un guadagno di 60-70 euro ciascuno. Si stima che un caporale arrivi a incassare così anche 400 euro al giorno, ottenendo due vantaggi. «Scalare rapidamente il ranking dei fattorini dell’azienda per cui risulta impiegato, assicurandosi così il diritto a lavorare nelle fasce orarie migliori (di sera) e in un raggio più vicino a lui — sottolinea il comandante —, e di poter guadagnare anche una volta tornato nel Paese d’origine, perché con questo sistema è come se fosse rimasto in Italia».

Sorgente: Il caporalato tra i fattorini: «Forniscono bici e account in cambio del 50% della paga»


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