Il «gabinete do ódio» di Bolsonaro a scuola dagli hacker di Putin | il manifesto

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1 Marzo 2022 0 Di Luna Rossa
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L’agenda segreta del team guidato dal figlio Carlos a Mosca nei giorni della recente sortita estera del presidente brasiliano. Per il quale in Ucraina «esagerato parlare di un massacro». Il politologo Guilherme Casarões: «Un viaggio fortemente legato al quadro elettorale»

Glória Paiva

Un giorno prima dell’inizio dell’invasione, Jair Bolsonaro, appena tornato da una controversa visita a Mosca, ha attaccato di nuovo il sistema di voto elettronico utilizzato alle elezioni brasiliane dal 1995, mettendone in dubbio la sicurezza. La popolazione «ha il diritto di sapere se il proprio voto è stato calcolato», ha detto, accennando al fatto che «questa è una guerra» e non intende perderla.

IN ALCUNI SETTORI della società brasiliana comincia a farsi strada la convinzione che la presenza di Bolsonaro a Mosca possa avere avuto altre motivazioni rispetto a quelle ufficiali – rafforzare le alleanze in materia di difesa, energia e agricoltura – e che il presidente brasiliano starebbe già preparandosi alle elezioni presidenziali del prossimo ottobre.

Il sospetto nasce dalla presenza nell’entourage presidenziale in viaggio a Mosca del consigliere comunale Carlos Bolsonaro, figlio del presidente e responsabile della gestione dei social del padre, con 45 milioni di followers, e dell’assessore Tercio Arnaud, capo del cosiddetto gabinete do ódio (ufficio dell’odio), un gruppo che riunisce gli alleati del presidente e agirebbe con focus sulla disinformazione e sugli attacchi digitali agli oppositori politici.

In Russia, Carlos Bolsonaro ha mantenuto un’agenda parallela che non è stata mai divulgata. Si ipotizzano contatti con hacker russi specializzati in fake news, come quelli accusati di aver interferito nelle elezioni americane, a favore di Trump, nelle elezioni tedesche e nel referendum sulla Brexit nel Regno Unito.

NON È UN’IPOTESI invece la richiesta di indagini sulla vicenda che il Supremo tribunale del Brasile ha inviato alla Procura generale, a partire da una sollecitazione del senatore Randolfe Rodrigues (Rede-AP), nell’ambito di un’inchiesta su una milizia digitale finalizzata agli attacchi informatici contro le istituzioni brasiliane. Edson Fachin, presidente dell’Alta corte elettorale (Tse), ha affermato che la lotta contro la disinformazione sarà una delle sfide della giustizia elettorale di quest’anno. Nel suo discorso di insediamento, il 22 febbraio, ha insistito sulla disinformazione che va oltre la distorsione della verità e che utilizza robot, account falsi, invii di messaggi di massa, tutte cose avvenute durante la campagna di Bolsonaro nel 2018.

Fachin nei giorni scorsi parlando di elezioni ha dichiarato che «c’è un elevato rischio di attacchi hacker di diverse forme e provenienza», ricordando che molti di questi attacchi provengono dalla Russia.

Il 15 febbraio il Tse ha firmato un accordo con le piattaforme WhatsApp, Twitter, TikTok, Facebook, Google, Instagram, YouTube e Kwai per creare meccanismi di contenimento della diffusione di fake news. Il social network russo Telegram, invece, non ha una sede in Brasile e non è stato incluso nell’accordo.

PER GUILHERME CASARÕES, politologo e professore alla Fundação Getúlio Vargas, è significativo che il principale mezzo di comunicazione dell’elettorato bolsonarista sia migrato da WhatsApp verso Telegram nell’ultimo anno. «Telegram è una fonte inesauribile di fake news – dice – e difficilmente si arrenderà alle imposizioni del Tse. Ciò rende la Russia particolarmente importante, poiché ospita la grande azienda che rafforzerà la campagna di Bolsonaro sui social media».

Per Casarões, il viaggio di Lula in Europa nel novembre 2021 e il visibile isolamento diplomatico di Bolsonaro alla riunione del G-20, lo scorso ottobre a Roma, hanno reso molto evidente il divario tra i due contendenti per quanto riguarda la politica estera, quindi «questo viaggio a Mosca era strettamente legato al quadro elettorale: Bolsonaro ha voluto scattare quella foto insieme a Putin per farla circolare tra i suoi militanti sui social media, mostrandolo come “il paladino della guerra” per rafforzare la propria narrazione personale presso l’elettorato», osserva ancora Casarões.

Domenica scorsa Bolsonaro ha dichiarato che sull’invasione dell’Ucraina il Brasile adotterà una posizione neutrale, senza firmare alcuna sanzione Aggiungendo che è «esagerato parlare di un massacro». Giorni prima, il ministero degli Affari Esteri brasiliano aveva chiesto «l’immediata cessazione delle ostilità». E anche il vicepresidente, Hamilton Mourão, era contrario agli attacchi.

SECONDO LOURIVAL SANT’ANNA, analista della Cnn Brasil e ricercatore presso il Centro brasiliano per le Relazioni internazionali (Cebri), Bolsonaro è isolato nel suo stesso governo. «Il suo atteggiamento viola una tradizione della politica estera brasiliana – sostiene Sant’Anna – basata sul rispetto della sovranità e il rifiuto delle azioni armate. L’ambasciatore brasiliano all’Onu ha condannato la Russia in modo contundente. Ciò ha creato una profonda divisione tra Bolsonaro e la diplomazia brasiliana».

Tra il 14 e il 16 febbraio Bolsonaro è stato in Ungheria e in Polonia, oltre che a Mosca, mentre ha rifiutato un analogo invito di Kiev. Al ritorno, il presidente brasiliano ha annunciato di aver «risolto la questione dei fertilizzanti» per il paese, la cui produzione agricola dipende in gran parte dai prodotti chimici russi. Il Brasile importa circa l’80% dei fertilizzanti utilizzati nella sua produzione agricola e il 20% di questi proviene dalla Russia.

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