Bataclan, il terrorista a processo: «Vengo trattato come un cane da sei anni». E in aula scoppia il caos

Bataclan, il terrorista a processo: «Vengo trattato come un cane da sei anni». E in aula scoppia il caos

9 Settembre 2021 0 Di Luna Rossa

Parla l’unico attentatore sopravvissuto: «In carcere mi trattano come un cane». E qualcuno gli urla: «Sei un porco!»

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
PARIGI — «Siamo come dei cani qui! — urla Salah Abdeslam nel box degli imputati, dopo essersi alzato in piedi —. Sono più di sei anni che vengo trattato come un cane (in realtà è stato arrestato nel marzo 2016, ndr). Qui è bello (riferendosi alla nuova aula del tribunale, ndr), ci sono gli schermi e l’aria condizionata, ma dietro siamo trattati come cani». Nell’aula, dalla zona riservata alle parti civili, qualcuno urla «Perché sei un porco!». Un altro: «Bastava che tu non uccidessi 130 persone!». Il principale imputato al processo per il Bataclan e e altre stragi del 13 novembre 2015 si rivolge allora al presidente del tribunale indicandolo con il dito: «Non mi sono mai lamentato in sei anni. Dopo la morte resusciteremo, e anche lei sarà chiamato a rendere conto». Il presidente resta calmo, gli dice che può bastare, «non siamo in un tribunale ecclesiastico», Abdeslam torna a sedersi. È il primo scontro di un processo storico, il più grande mai organizzato in Francia per un affare criminale, che durerà nove mesi e che già dall’inizio attira l’attenzione pressoché totale di tutto il Paese.

 

Professione combattente

Poche ore prima il principale imputato, Salah Abdeslam, maglietta nera, capelli raccolti all’indietro, barba, è chiamato a fornire le generalità. A dispetto delle previsioni, che lasciavano supporre un silenzio assoluto, il terrorista si abbassa la mascherina e si avvicina al microfono: «Prima di tutto vorrei testimoniare che non c’è altro Dio se non Allah e che Maometto è il suo messaggero». «Questo lo vedremo più tardi», risponde con grande calma il presidente della Corte di assise, Jean-Louis Periès. I nomi dei genitori? «Non c’entrano nulla con questa storia». È dunque il giudice a pronunciarli. Professione? «Ho abbandonato la mia professione per diventare un combattente dello Stato islamico», dice Abdeslam. «A me risultava professione: lavoratore temporaneo», puntualizza Periès, che ostenta serenità ma al tempo stesso sembra non volere stare al gioco delle provocazioni di Abdeslam.

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L’unico sopravvissuto

Abdeslam è l’unico terrorista islamico che è sopravvissuto dopo avere partecipato alle stragi del 13 novembre allo Stade de France, ai tavolini all’aperto dei ristoranti e al Bataclan. Non è chiaro se la sua cintura esplosiva non ha funzionato, o se lui ha rinunciato a innescare l’ordigno all’ultimo momento, rinunciando al suicidio programmato. Quella sera suo fratello Brahim Abdeslam faceva parte del commando, ed è morto — per fortuna senza fare altre vittime — facendosi esplodere davanti al ristorante Comptoir Voltaire. Salah Abdeslam invece ha gettato la sua cintura in un cestino della spazzatura a Montrouge, e poi è scappato in Belgio, a Molenbeek, dove è stato arrestato il 18 marzo 2016.

L’avvocato: «Tutti vanno difesi»

Estradato in Francia e incarcerato nella prigione di Fléury-Merogis, nell’estate 2018 Salah Abdeslam ha contattato una giovane avvocata sconosciuta all’opinione pubblica, Olivia Ronen, oggi 31enne. Nel settembre 2018 la donna è andata a parlare con il terrorista in prigione. «Abbiamo discusso molto — ha raccontato al Parisien —, ho pensato che si potesse fare qualcosa. Amo le sfide. Un avvocato non difende una causa, ma un individuo. Anche se certe volte si ha la tentazione di escludere qualcuno dall’umanità, questa persona ne fa parte tanto quanto noi». Prima di prendere la parola in tribunale, Abdeslam si è avvicinato a Ronen sussurrandole qualche parola.

Un segnale lanciato all’esterno

Le sue dichiarazioni su Allah e sul suo essere un combattente dello Stato islamico possono essere interpretate come la volontà di non riconoscere la legittimità della Corte a giudicarlo, perché nella sua ottica solo Allah può farlo. Ma c’è anche il timore che le parole di Abdeslam siano un segnale lanciato all’esterno, per fare proselitismo mostrando che la battaglia continua nonostante la sconfitta dello Stato islamico in Siria e Iraq, e per convincere altri potenziali terroristi a entrare in azione, in un momento che vede incrociarsi tre eventi: il processo di Parigi per il Bataclan e le altre stragi del 13 novembre, il ritorno dei Talebani a Kabul e il ventesimo anniversario dell’11 settembre.

Sorgente: Bataclan, il terrorista a processo: «Vengo trattato come un cane da sei anni». E in aula scoppia il caos

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