Gli operai: «Tadini ordinò di tenere i ceppi. E aggiunse: impossibile che la fune si spezzi»

Gli operai: «Tadini ordinò di tenere i ceppi. E aggiunse: impossibile che la fune si spezzi»

31 Maggio 2021 0 Di Luna Rossa

La testimonianza decisiva degli operai. Solo uno coinvolge il gestore ‘ma per il giudice «è per timore di essere lui stesso incriminato»

di Giuseppe Guastella

Per quasi un mese, forse per molto di più, la cabina n.3 della funivia del Mottarone ha viaggiato con i freni di emergenza esclusi. L’incidente dei domenica scorsa, costato la vita di 14 turisti, sarebbe potuto accadere in un qualunque momento, da quando cioè il capo servizio Gabriele Tadini decise di mettere i forchettoni per ovviare al problema di una centralina che non funzionava. I verbali delle testimonianze dei lavoratori della funivia raccontano quello che è successo.

Le domande agli operatori

Emanuele Rossi era in servizio il 23 maggio, il giorno dopo il disastro. Spiega che normalmente i forchettoni, i fermi che vengono inseriti nei due freni di emergenza, «vengono utilizzati per le operazioni di manutenzione e nella stazione finale a monte la sera quando chiudiamo l’impianto» e «posizionati solamente con l’autorizzazione del capo servizio Tadini». Chi li mise la sera prima dell’incidente? Chiedono i Carabinieri della compagnia di Verbania che indagano sulla sciagura. «Il mio collega Massimo Ogadri» mentre a toglierli il giorno dopo doveva essere Fabrizio Coppi. «È stato Tadini ad ordinare di metterli. L’istallazione è avvenuta già dall’inizio della stagione di quest’anno, esattamente il 26 aprile» a causa dei problemi tecnici. «Tadini ha ordinato di far funzionare l’impianto con i ceppi inseriti anche se non erano garantite le condizioni di sicurezza necessarie».

 

Quei ceppi rinasti inseriti

Stefania Bazzaro è anche lei un’operatrice. Racconta che «in un’occasione, durante una giornata di quest’inverno, gli ho chiesto (a Tadini, ndr) espressamente se dovessi toglierli (…) lui mi ha risposto di lasciarli dov’erano a causa di un problema all’inserimento del sistema di emergenza». Alessandro Zurigo, dopo che gli vengono mostrate le foto dei rottami della cabina caduta, riconosce uno dei forchettoni ancora sui freni. «Rimango allibito — mette a verbale — dal fatto che sulla carcassa della cabina ci sia un ceppo inserito. Quel ceppo non ci dovrebbe essere». Ricorda che nel 2019, «quando lavoravo come vetturino, di solito il ceppo veniva inserito solo a fine giornata per fare manutenzione o fare spostamenti vari. Preciso che prima chiudevamo al pubblico l’impianto e dopo veniva inserito e fatta la manutenzione».

Il passaggio coperto da omissis

Nel verbale di Massimo Enrico Ogardi, riportato dal gip Donatella Banci Buonamici nell’ordinanza con cui ha posto ai domiciliari Tadini e ha scarcerato Luigi Nerini e Enrico Perocchio, c’è un passaggio che i pm hanno coperto con un omissis, segno che è qualcosa di caldo per l’indagine. Quello in cui, dopo che gli è stata mostrata la foto della cabina con un forchettone, l’altro è stato sbalzato via nell’urto tremendo, l’addetto spiega: «Secondo la mia esperienza, per la velocità della vettura durante la fase di rientro, un solo freno avrebbe potuto fermare la vettura (omissis)». Ma la dichiarazione più interessante, la fa quando afferma di aver sentito chiaramente «l’anno scorso, durante una operazione di manutenzione, il direttore d’ esercizio Perocchio dire a Tadini che non voleva che la funivia funzionasse con le forchette inserite».

Le dichiarazioni di Coppi e l’episodio del 2012

Massimo Enrico Coppi era, come detto, in servizio la mattina del disastro. Dichiara che fu Tadini a dirgli di «non togliere i ceppi perché la centralina aveva un problema e doveva farla controllare». Quando gli chiedono se sa se la cabina può viaggiare con i ceppi, risponde: «Non ho certezza, ma credo proprio che non possa. Ricordo di averlo chiesto proprio a Tadini quando mi ordinò di non rimuovere il ceppo dalla vettura n.3 (quella dell’incidente, ndr), mi rispose “Prima che si rompa una traente o una testa fusa ce ne vuole”. Ricordo bene queste parole, non ho replicato anche perché è lui il responsabile». È esattamente ciò che è accaduto il 23 maggio sul Mottarone. «Nel 2012, quando iniziai a lavorare, Nerini parlando del pericolo sul lavoro in funivia mi disse che tanto non sarebbe mai successo niente. Questa frase mi rimase impressa perché poi il mese dopo fui costretto a calare 38 persone da una cabina rimasta bloccata».

Le pressioni di Nerini e Perocchio su Tadini

Coppi è il solo nell’ordinanza a confermare le dichiarazioni di Tadini in relazione alle pressioni che questi avrebbe subito da Nerini e Perocchio per far andare la funivia anche con i forchettoni inseriti. Li ha sentiti «più volte discutere animatamente» al telefono. «Tadini voleva chiudere». Come nel caso della anomalia sulla cabina precipitata: «La volontà di Perocchio e del Nerini era di proseguire» e l’unico modo «era di inibire» i freni. Dopo queste telefonate vedevo Tadini «turbato e demoralizzato». Per il gip, però, Coppi avrebbe potuto dire questo perché temeva di «essere lui stesso incriminato».

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