Sciopero dei metalmeccanici: vogliamo salute e aumenti salariali veri | il manifesto

Sciopero dei metalmeccanici: vogliamo salute e aumenti salariali veri | il manifesto

5 Novembre 2020 0 Di Luna Rossa

Per il Contratto. Oggi quattro ore di protesta unitaria di Fim, Fiom e Uilm. Ricerca della fondazione Di Vittorio: Italia unico paese a non aver recuperato salari pre 2007

Massimo Franchi

Ad un anno esatto dall’inizio della trattativa per il rinnovo del contratto con Federmeccanica, questa mattina i metalmeccanici scioperano unitariamente per 4 ore.
Nonostante i problemi legati alla pandemia la voglia di farsi sentire è forte e lo sciopero sarà partecipato come lo furono quelli di marzo per chiedere sicurezza che portarono ai protocolli anti Covid poi copiati in molti paesi.
A Roma il presidio nazionale, in piazza Esquilino a partire dalle ore 10 con conferenza stampa dei tre segretari generali di Fim Roberto Benaglia, Fiom Francesca Re David, Uilm Rocco Palombella. La piazza romana sarà collegata con alcuni presidi, tra i centinaia organizzati in tutta Italia, per dare voce alle richieste dei metalmeccanici per il rinnovo. Molto sentito sarà lo sciopero di Napoli con i lavoratori della Whirlpool di via Argine che continuano la loro lotta per tenere aperta la fabbrica, chiusa a fine ottobre dalla multinazionale americana senza che il governo sia riuscito ad intervenire efficacemente.
«I metalmeccanici sono una grande ricchezza per il nostro paese, come hanno dimostrato anche in questi mesi di emergenza pandemica – commenta la segretaria generale della Fiom Francesca Re David – . Federmeccanica non ha mai voluto discutere di aumenti salariali. Bisogna riconoscere e dare valore alle lavoratrici e ai lavoratori. Scioperiamo per il salario, per l’occupazione e per la salute e la sicurezza. Vogliamo con il rinnovo del contratto nazionale garantire i diritti alle lavoratrici e ai lavoratori e contribuire alla costruzione di un diverso modello industriale e sociale del Paese. Perché questo non funziona», conclude Re David.
Il segretario generale della Fim Cisl Roberto Benaglia commenta: «Siamo consapevoli della delicatezza del momento e ci muoviamo con il massimo della responsabilità. Ma la mobilitazione è necessaria per sbloccare la trattativa interrotta con Federmeccanica-Assistal. Non è quindi uno sciopero nostalgico né anacronistico. Vogliamo un contratto capace di sostenere la ripartenza e di riportare il lavoro al centro della trattativa, in una fase di grandi trasformazioni del mondo del lavoro che sono sotto gli occhi di tutti, nella prospettiva di un patto di solidarietà che ha bisogno, oggi più che mai, di parti sociali responsabili. L’incertezza generale del paese non può risolversi in un alibi per non rinnovare il contratto scaduto da un anno», conclude Benaglia.
«Con la mobilitazione e i presìdi davanti alle più importanti fabbriche italiane vogliamo rivendicare la centralità del contratto nazionale – attacca il segretario generale della Uilm Rocco Palombella – come strumento di tutela minima e universale per tutti i lavoratori. Vogliamo difendere l’occupazione, rilanciare il settore metalmeccanico, da troppi anni dimenticato dai vari governi, Chiediamo l’aumento dei minimi salariali per tutti i lavoratori metalmeccanici, tra i più bassi dell’industria». Anche questa volta noi metalmeccanici faremo la differenza e saremo fondamentali per il rilancio dell’Italia e per il rinnovo contrattuale di dieci milioni di lavoratori», conclude Palombella.
E proprio a conferma dei bassi salari italiani, ieri la Fondazione Di Vittorio ha reso pubblico un suo studio che conferma come in Italia. Siamo penultimi, prima solo della Spagna, tra le sei maggiori economie dell’Eurozona per redditi da salario con una media annua nel 2019 di 30 mila euro lordi annui. L’Italia risulta l’unico tra i sei Paesi dell’Eurozona che non ha ancora recuperato il livello salariale precedente alla crisi del 2007. Per la Fondazione Di Vittorio la stagnazione «risiede in scelte di anni volte a recuperare competitività di costo attraverso moderazione salariale», che produce bassa crescita e occupazione.

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