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Si vaglia l’ipotesi che la richiesta venga promossa dalle cinque Regioni governate dal centrosinistra. Mentre è pronto il ricorso contro la possibilità che la Corte Costituzionale giudichi non ammissibile il referendum perché il ddl Calderoli è collegato alla Legge di Bilancio

Una richiesta di referendum promossa dalle cinque Regioni governate dal centrosinistra ed una supportata da 500 mila firme per mobilitare l’opinione pubblica contro l’Autonomia differenziata. E’ il doppio binario su cui i leader delle opposizioni stanno ragionando in queste ore per provare a fermare lo Spacca-Italia, ovvero il ddl Calderoli approvato mercoledì mattina alla Camera a colpi di maggioranza. Non solo: poiché alcuni giuristi hanno sollevato il dubbio che il referendum possa essere dichiarato inammissibile – dato che il disegno di legge è un collegato alla Legge di Bilancio – una o più Regioni presenteranno anche un ricorso alla Consulta per aprire un conflitto di attribuzione.

La mossa delle Regioni “rosse”

Il ddl Autonomia attua la riforma del titolo V della Costituzione a suo tempo varata dal governo Amato: è quindi una legge ordinaria, sottoponibile a consultazione popolare per invocarne l’abrogazione in base all’articolo 75 della Carta. Per convocarla deve essere richiesta da almeno 5 Consigli regionali o da 500mila cittadini italiani. Due strade su cui i capi dei partiti di opposizione, tutti uniti nella battaglia, si stanno confrontando per capire qual è la più giusta da percorrere, fermo restando che – spiega Alfonso Gianni del Coordinamento per la democrazia costituzionale (Cdc) – si potrebbero anche seguire entrambe. Da quando il centrosinistra ha riconquistato la Sardegna, infatti, ha a disposizione le cinque regioni necessarie a promuovere il referendum abrogativo (insieme a Emilia Romagna, Toscana, Puglia e Campania).

La raccolta firme

Di pari passo potrebbe cominciare la raccolta firme per mobilitare l’opinione pubblica. “Ci muoveremo con tutti gli strumenti democratici”, ha annunciato Alessandro Alfieri, responsabile Riforme del Pd, consapevole che mettere insieme mezzo milione di sottoscrizioni non è uno scherzo. Tant’è che il Nazareno sta già pensando di approfittare delle feste dell’Unità per allestire banchetti ad hoc. E di contattare insieme alle altre forze di opposizione – M5S, Avs, Azione, Iv e +Europa – sindacati, associazioni e reti civiche per chiedere aiuto. In campo non c’è solo il Cdc guidato dal prof. Massimo Villone, ma anche Salviamo la Costituzione del prof Gaetano Azzariti e il Comitato No a qualsiasi forma di Autonomia differenziata, cartello formato da varie realtà associative. Puntando dritto alla Cgil e alla sua iniziativa La Via Maestra, da subito contraria all’Autonomia. Il sindacato di Maurizio Landini, già impegnato nella raccolta firme sul Jobs Act, è in grado di coinvolgere pezzi di società civile che si sono allontanati dai partiti del centrosinistra. Perché, oltre alle 500mila firme, “meglio se 550mila per avere margini di sicurezza”, occorrerà poi raggiungere il quorum del 50% più uno degli aventi diritto al voto. Lo ricorda Matteo Renzi, secondo il quale se si centra l’obiettivo, “il governo va a casa”. Uno slogan capace di mobilitare molti astenuti.

 

 

Il ricorso alla Consulta

C’è solo un ostacolo al referendum abrogativo, ossia la possibilità che la Corte Costituzionale giudichi non ammissibile il referendum perché il ddl Calderoli è collegato alla Legge di Bilancio. “Una furbizia della maggioranza che verrà rispedita al mittente “, secondo il Comitato No all’Autonomia, perché il ddl in realtà è procedurale e non comporta spese. In ogni caso i cinque governatori di centrosinistra, capitanati dal campano Vincenzo De Luca, stanno già studiano un ricorso alla Consulta per illegittimità della legge sull’Autonomia differenziata, così come consente l’articolo 127 della Carta. Già da un mese, quando era apparso ormai scontato che l’iter parlamentare si sarebbe concluso con l’approvazione del testo, l’ufficio legislativo di Palazzo Santa Lucia ha iniziato a esaminare il quadro giuridico nel quale inserire i motivi di impugnazione contro la riforma. Dopo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale e l’entrata in vigore della legge, da Napoli partirà quindi il ricorso alla Consulta.

 

 

 

Fotografia: La manifestazione contro le riforme del premierato e dell’autonomia promossa dalle opposizioni in piazza Santi Apostoli a Roma, 18 giugno 2024 – ANSA/RICCARDO ANTIMIANI
(ansa)

Sorgente: Referendum contro l’autonomia, come si mobilitano sindacati e opposizioni – la Repubblica


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