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Il 31enne indiano morto a causa del dissanguamento dopo aver perso un braccio durante il lavoro in campagna.«Se fosse stato tempestivamente soccorso, si sarebbe salvato»

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Omicidio volontario con dolo eventuale e non solo omicidio colposo. Con questo aggravamento delle accuse finisce in carcere il 38enne Antonello Lovato, il proprietario del terreno in provincia di Latina dove lavorava Satnam Singh, il bracciante indiano risucchiato dieci giorni fa da un macchinario agricolo e abbandonato nel cortile di casa anziché essere portato in ospedale.

I carabinieri sono andati a prelevarlo poco dopo le 13: Lovato era nella sua abitazione a borgo Sabotino. Alla vista dei militari l’imprenditore ha scrollato le spalle, sembrava quasi volesse scappare, ma il maresciallo, comprendendone lo stato d’animo, gli ha detto: «Lo sai perché siamo qui».
L’uomo non ha opposto resistenza ed è stato portato nella caserma di Latina per il fotosegnalamento: polo verde, pantaloni blu, il volto coperto con le mani e la cartellina dell’ordinanza che avrà modo di leggere per capire il perché delle accuse e del carcere che lo attende. Ma non c’era altro epilogo possibile, visto il pericolo di inquinamento delle prove sottolineato nella stessa ordinanza.

 

Morte Satnam, arrestato il titolare dell'azienda di Latina. La procura: «Se soccorso si sarebbe salvato»

Satnam Singh, la vittima

Lovato in carcere

I carabinieri della compagnia di Latina hanno eseguito l’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip di Latina su richiesta del procuratore Giuseppe De Falco, sulla scorta delle risultanze della consulenza medico legale che ha confermato come il 31enne si sarebbe potuto salvare con soccorsi tempestivi. Le condizioni del lavoratore dopo l’infortunio, con un braccio tranciato di netto, erano cosi gravi che era impossibile non rendersi conto del rischio morte. Scegliendo di non soccorrerlo, per non dover far conto del fatto che lavorasse in nero, Lovato accettò di fatto questo rischio come da giurisprudenza in altri casi eccellenti (Marco Vannini, Desirèe Mariotttini, Serena Mollicone). Le indagini proseguono con l’obiettivo di valutare altri eventuali reati connessi alle condizioni di lavoro.

 

Il gip: «Indole insensibile e sprezzante della vita umana»

Nella sua ordinanza il gip Giuseppe Molfese riporta dettagli non emersi: il macchinario avvolgiplastica che ha risucchiato dalla manica della camicia il braccio del 31enne era privo di certificazioni di idoneità e di protezioni; Antonello Lovato non era distante dall’accaduto ma era lui a guidare il trattore dicendo a Singh cosa fare; dopo l’incidente Lovato carica il corpo sul furgone, abbandona il corpo e separatamente l’arto amputato, si allontana repentinamente, intima il silenzio ai presenti, provvede a ripulire le tracce ematiche dal furgone. L’imprenditore non ascolta le preghiere di Soni, moglie del bracciante, di chiamare i soccorsi, e non fa che ripeterle: «E’ morto, è morto». Eppure, ascoltato dai carabinieri, darà proprio colpa alla moglie di Satnam: «Non ho chiamato l’ambulanza perché la moglie mi diceva di portarlo a casa…».

E nelle esigenze cautelari il giudice sottolinea come Lovato, che ha «un’indole insensibile e particolarmente sprezzante della vita umana», potrebbe avvicinare i testimoni e intimidirli per far loro cambiare versione. «Prescindendo da valutazioni etiche, che pure si imporrebbero a fronte di una condotta disumana e lesiva dei più basilari valori di solidarietà – si legge ancora nell’ordinanza d’arresto –  l’indagato si è intenzionalmente e volontariamente disinteressato delle probabili conseguenze del suo agire».

 

Sorgente: Satnam Singh, arrestato Antonello Lovato, il datore di lavoro dell’azienda di Latina. Il gip: «Condotta disumana» | Corriere.it


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