5S, Di Battista e quel manifesto che sa tanto di macchina del tempo | Rep

15 Ottobre 2020 0 Di Luna Rossa

L’ex deputato e il tentativo di arrivare al congresso del Movimento con la speranza di espugnarlo. Di sovvertire tutto e celebrare il suo ritorno sulle scene. Con lui, 30 eletti in Parlamento: basteranno alla rivoluzione? Le ipotesi sulla nascita di un direttorio, le conseguenze sulla tenuta dell’alleanza col Pd e il ruolo di Di Maio e Conte

di ANNALISA CUZZOCREA

Agli occhi di coloro che un tempo gli furono amici, Alessandro Di Battista è ormai Michael J. Fox in Ritorno al futuro. Rocambolescamente alla guida di una macchina del tempo con cui vorrebbe riportare i 5 stelle a dieci anni fa, quando tutto doveva ancora succedere.

Così, il manifesto che ieri l’ex deputato ha postato sulla sua pagina Facebook ha il sapore di un déjà-vu che poco ha a che fare con un incontrovertibile dato di fatto: il Movimento 5 stelle è al governo con le forze di centrosinistra, i suoi iscritti hanno votato per provare a fare alleanze col Pd nei Comuni, il fondatore Beppe Grillo ha scelto una strada oltre un anno fa e quel percorso è stato votato, a stragrande maggioranza, dalla base. Quella digitale, quella che ora Di Battista e Casaleggio dicono di voler difendere da un gruppo dirigente “che rischia di diventare come l’Udeur” (Dibba dixit, con grave scorno di Clemente Mastella).

Sostiene Di Battista di aver coordinato, negli ultimi mesi, “diversi gruppi di lavoro dove hanno partecipato portavoce nazionali, europei, attivisti, esperti in varie tematiche e non iscritti al M5S” e di essere arrivato “grazie al loro contributo a un’agenda che spero vi sia la possibilità di presentare agli Stati generali”. E insomma, presenta una corrente e una mozione che certamente non vorrà chiamare così, ma che è esattamente questo: il tentativo di arrivare al Congresso del Movimento con la speranza di espugnarlo. Di sovvertire tutto e celebrare il suo ritorno sulle scene.

Da chi sia composta, questa corrente, non si sa bene. Le ex ministre Barbara Lezzi e Giulia Grillo, la sindaca di Roma Virginia Raggi, qualche parlamentare alla prima legislatura che non vuole vedere ricandidati chi ne ha già fatte due. I calcoli più ottimistici, contando ad esempio coloro che in aula sarebbero pronti a votare no al Mes anche in caso il governo decidesse di accedervi, portano al numero 30. Trenta eletti in Parlamento, non di più .Qualche consigliere in giro per l’Italia, certo. Basterà alla rivoluzione? Nonostante due tra i fedelissimi, come l’ex socio Rousseau Max Bugani e l’europarlamentare Ignazio Corrao, per quanto legati a Di Battista vedono il futuro del Movimento nel centrosinistra e strenuamente contro alla destra?

Le idee della corrente interna a trazione Di Battista (la seconda, la prima è quella chiamata “Parole guerriere” e fondata dalla deputata Dalila Nesci) sono a ben guardare quelle di sempre: aiuto con sgravi fiscali alle piccole e medie imprese (un tempo c’era la fissazione di Confapi, adesso il punto è più generico); servizio civile ambientale, incentivi pubblici per lo smart working, stop alle grandi opere inutili (vecchio adagio del Movimento, “fare le piccole opere utili”), implementazione del reddito di cittadinanza con obbligo di fare lavori socialmente utili , risanamento sistema idrico, legge sull’acqua pubblica, economia circolare, decarbonizzazione, car sharing, separazione tra banche commerciali e banche d’affari, stop al patto di stabilità e crescita e al Mes, e via così i punti sono 32. Tutti già visti, tranne due che val la pena di segnalare: la “creazione di una casa farmaceutica pubblica che non abbia come obiettivo il profitto” e una “legge sulla prevenzione del suicidio”.

Ci sono poi altre battaglie, la legalizzazione della cannabis, il diritto a non emigrare come soluzione per le migrazioni, un rafforzamento dello spoils system, il divieto degli ogm, lo stop alla vendita di armi, il taglio del numero dei consiglieri regionali e degli stipendi dei parlamentari, stop al finanziamento delle scuole paritarie, il ritiro dall’Aghanistan, una legge sul fine vita e un seggio all’Onu per l’Unione europea.

La parte cruciale che più lo mette in contrasto con gli ex compagni di battaglie è però quella che riguarda il Movimento: massimo due legislature anche non intere per consiglieri regionali, parlamentari ed europarlamentari. Dopo queste, potranno ricandidarsi una volta sola nei Comuni di appartenenza; nomine ministeriali coordinate dal Movimento; collocazione autonoma rispetto a destra e sinistra con l’obbligo di presentarsi da soli alle ultime politiche; al centro di tutto la piattaforma Rousseau. C’è anche una mail per coordinarsi (e probabilmente contarsi): [email protected].

Quel che non c’è è la consapevolezza – o la semplice ammissione – che se il Movimento scegliesse questa strada, la legislatura non potrebbe continuare e il Partito democratico dovrebbe trarne le conseguenze. È quello che negli ultimi mesi hanno ripetuto a tutti – compreso Davide Casaleggio – Luigi Di Maio, Roberto Fico, Stefano Patuanelli, Paola Taverna. È quello che vorrebbero evitare con la nascita di un direttorio che tenga dentro anche Alessandro Di Battista. Ma, dice chi lo conosce, che Dibba non accetterà mai. Anzi, che ha già rifiutato. Il che potrebbe indurre a un passo indietro anche gli altri big. Se così fosse, se nascesse un organo collegiale di seconde file, non si vede come potrebbe trattare la separazione dall’associazione Rousseau di Davide Casaleggio, con il quale è già partita l’ennesima querelle sulla “cassa” (ha lui i soldi raccolti per gli eventi, ma non intende darli a chi vorrebbe usarli per gli Stati generali). Di certo, nessuna delle scelte fa ben sperare per la tenuta della maggioranza: o vincono Di Battista e i suoi e salta tutto. O si fa un organo collegiale debole e tutto rischia di saltare. Oppure, Luigi Di Maio torna e cerca di prendersi tutto il banco, con l’aiuto – un tempo sarebbe stato inconcepibile – dei nuovi amici del Pd. Sempre che Giuseppe Conte non decida di assumere un ruolo più politico, cambiando le carte in gioco e ricominciando daccapo la partita.

Sorgente: 5S, Di Battista e quel manifesto che sa tanto di macchina del tempo | Rep

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