Inps, l’aumento di stipendio di Tridico avviato dal governo M5s-Lega | Rep

Inps, l’aumento di stipendio di Tridico avviato dal governo M5s-Lega | Rep

27 Settembre 2020 0 Di Luna Rossa

Il 12 giugno 2019 una nota del ministero del Lavoro guidato da Di Maio fissava già i 150mila euro. Il patto con Salvini sui vertici

di VALENTINA CONTE e GIOVANNA VITALE

ROMA – Adesso, neanche ad andarlo a cercare col lanternino si trova tra i giallorossi qualcuno disposto a difendere il presidente dell’Inps.
La notizia del cospicuo aumento di stipendio ha innescato uno scaricabarile dagli esiti imprevedibili se persino Luigi Di Maio, il più grande sponsor di Pasquale Tridico, ha ormai deciso di abbandonarlo al suo destino. Facendo mettere a verbale una “richiesta di chiarimenti” che tradisce, nella durezza dei toni, l’enorme imbarazzo di chi il professore calabrese ha scelto e piazzato al vertice della previdenza nazionale.

Eppure dietro ai 150 mila euro c’è proprio lui, quando era vicepremier e ministro del Lavoro nel governo gialloverde. Gli stipendi di oggi dei vertici di Inps, ma anche di Inail, sono frutto di un patto Lega-M5S siglato con l’altro vicepremier Matteo Salvini e avallato dal premier Conte. Lo dicono le carte. La legge istitutiva di Reddito di cittadinanza e Quota 100 — la 26 del 2019 — prevede che le retribuzioni siano fissate con decreto del ministro del Lavoro. Una nota dell’allora capogabinetto di Di Maio, Vito Cozzoli — ora presidente di Sport e Salute, spa del ministero dell’Economia — datata 12 giugno 2019, lo dimostra. Con tanto di cifre: 150 mila euro al presidente, 100 mila euro al vicepresidente e 23 mila euro ai tre consiglieri dei due consigli di amministrazione ancora da nominare.

La nota era indirizzata alla Direzione generale per le politiche previdenziali dello stesso ministero del Lavoro e per conoscenza al premier, al ministro del Tesoro Giovanni Tria e al Ragioniere dello Stato Biagio Mazzotta. Si chiedeva una “valutazione definitiva di congruenza degli importi” ai fini “della predisposizione del decreto del ministero del Lavoro” che doveva ratificare le cifre. La nota di Cozzoli era espressione di un accordo faticosissimo raggiunto tra Di Maio e Salvini per spartirsi sia l’Inps che l’Inail. Il decreto di Di Maio non vide però mai la luce.

La crisi del Papeete terremotò il governo Conte 1 e così slittarono sia le nomine dei cda, sia le buste paga. Fino al decreto della ministra del Lavoro Nunzia Catalfo del 7 agosto scorso. Le cifre — che il suo capo di gabinetto succeduto a Cozzoli, Valeria Capone, aveva confermato nella nota del 5 dicembre 2019 — sono però leggermente ritoccate per il ruolo di vice presidente a cui vanno 40 mila euro più 60 mila se ha deleghe. Una formula che garantisce comunque i 100 mila euro promessi al vice dell’Inail Paolo Lazzari, anche lui fedelissimo di Di Maio, ex vicegabinetto di Cozzoli per qualche mese nel 2018, avvocato e collega di facoltà all’università Roma Tre — benché ancora non in aspettativa — del presidente Inps Pasquale Tridico.

Un groviglio di amicizie e potere. Tre delle quattro nomine attuali di Inps e Inail sono frutto della stagione gialloverde: il presidente Inail Franco Bettoni (quota Lega), il suo vice Paolo Lazzari (quota M5S) e il presidente Inps Pasquale Tridico (quota M5S). La Lega voleva come vice di Tridico Mauro Nori, ma il nome non riuscì a scavalcare i veti politici. Cambiato il governo, è arrivata come vice all’Inps l’ex deputata pd Maria Luisa Gnecchi (gratis).

Fatto sta che la notizia sull’aumento di stipendio ha precipitato nel caos i Cinquestelle e irritato, non poco, il Pd. Sulle chat interne i parlamentari grillini si sono scatenati, bollando come “vergognosa” una vicenda che mal si concilia con “la grande sofferenza dei cittadini, alle prese con la più grave crisi economica del dopoguerra”. In sintonia con i deputati dem, i quali hanno sì riconosciuto che è assurdo dare “solo” 62mila euro l’anno al presidente di un ente pubblico che gestisce centinaia di miliardi, giusto dunque pagarlo di più, ma in questo momento sarebbe stato meglio evitare. E rinviare a tempi migliori.

Ma il più irritato è il ministro del Tesoro, che ha co-firmato il decreto proposto dalla collega Catalfo. Gualtieri non si dà pace, ha chiesto di sapere chi ha “bollinato” il testo e si è sfogato. Se questa roba è venuta fuori è grazie al collegio sindacale, composto in maggioranza da uomini della Ragioneria generale. Cioè del Mef. In tutto questo caos, almeno una piccola consolazione.

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