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Il sondaggio | La riforma della prescrizione piace al 59%. Ma solo un italiano su 5 la conosce nei dettagli

La riforma del vecchio governo M5S-Lega è entrata in vigore il 1° gennaio ha scatenato lo scontro nella nuova maggioranza. Prevale chi dice no alle «scappatoie» per gli imputati

di Nando Pagnoncelli

 

Il sondaggio | La riforma della prescrizione piace al 59%. Ma solo un italiano su 5 la conosce nei dettagli

La riforma della prescrizione approvata dal precedente governo ed entrata in vigore il primo gennaio scorso ha scatenato un duro scontro nella maggioranza, mettendo a rischio la tenuta dell’attuale governo. Nonostante il clamore suscitato, il provvedimento risulta conosciuto da meno di un italiano su due: in particolare, solo il 5% dichiara di conoscerlo nel dettaglio e il 40% nelle sue linee generali. Per converso il 36% ne ha solo sentito parlare e il 19% ignora la questione. ù

In generale le opinioni sulla prescrizione sono piuttosto nette, infatti il 57% ritiene si tratti di un provvedimento che spesso consente ai colpevoli di evitare la condanna e propende per l’eliminazione o l’allungamento affinché si giunga a sentenza, evitando l’estinzione del reato; al contrario solo il 20% considera la prescrizione una garanzia per gli imputati, in assenza della quale rischiano di rimanere sotto processo per un tempo molto lungo e all’incirca uno su quattro (23%) non si esprime in proposito.

Siamo di fronte alla consueta contrapposizione tra giustizialisti e garantisti, una delle tante fratture che attraversa il nostro Paese. Tra coloro che conoscono la riforma promossa dal ministro Bonafede, nonostante i primi continuino a prevalere (59%) si registra un significativo aumento dei secondi che salgono al 34%. Con l’eccezione degli elettori di Forza Italia e Fratelli d’Italia, che nell’insieme appaiono divisi a metà (44% garantisti e 43% giustizialisti), tra tutti gli elettorati prevale nettamente l’opinione di chi considera la prescrizione una sorta di scappatoia per i colpevoli, in particolare tra i pentastellati (76%), seguiti dai dem (65%).

Non stupisce quindi che prevalga il favore allo stop alla prescrizione dopo la sentenza di primo grado. Infatti, il 49% è del parere che il provvedimento restituisca la certezza della pena, dando maggior efficacia al processo, mentre il 25% è di parere opposto, ritenendo che possa determinare l’allungamento dei processi e una perdita di efficienza degli uffici giudiziari. La prima opinione prevale tra tutti gli elettorati, sia pure con accentuazioni diverse, più elevate tra gli elettori del M5S (di cui è espressione il ministro Bonafede, promotore del provvedimento), con il 64% di consenso, più contenute tra i leghisti (50%), che pure facevano parte della maggioranza che varò la riforma.

Le opinioni sono dunque molto nette perché è diffusa la preoccupazione che i responsabili di gravi reati possano farla franca, rimanendo impuniti. E tra i gravi reati si annovera la corruzione: non a caso la riforma della prescrizione era contenuta nel disegno di legge denominato «Spazzacorrotti». Tenuto conto della dura contrapposizione all’interno della maggioranza tra Italia viva e M5S, in questi giorni viene da più parti evocata la possibilità che la vicenda possa sfociare in una crisi di governo. Ipotesi giudicata negativamente dal 32% degli italiani (76% tra i dem e 68% tra i pentastellati) e positivamente dal 26% (60% tra gli elettori dell’opposizione). Il dato più interessante è rappresentato dal 19% che ritiene che tutto sommato sarebbe meglio approdare a una crisi di governo, perché nonostante siano state fatte cose buone ormai le divisioni nella coalizione sono troppe. Insomma, l’indice di gradimento dell’esecutivo si mantiene su discreti livelli, come abbiamo riportato nel sondaggio della scorsa settimana, ma una quota dei sostenitori ritiene che a fronte di crescenti divisioni sia meglio dare un taglio.

D’altra parte, il tallone d’Achille di qualsiasi esecutivo è rappresentato dalla scarsa coesione delle forze che compongono la maggioranza: indipendentemente dal merito delle questioni, le divisioni interne condite da toni accesi e da ultimatum più o meno definitivi, sono considerate dai cittadini mere questioni di potere e un freno all’azione del governo. E i sistemi proporzionali, favorendo questa dinamica, rischiano di produrre coalizioni da molti considerate abborracciate.

Sorgente: corriere.it

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