Storie romane: i residence (Unione inquilini)

5 Dicembre 2019 0 Di marco zinno

05/12/2019 – di Massimo Pasquini

Storie romane: i residence.
A Roma c’è una istituzione immarcescibile denominata residence.
Nata negli anni 80 per essere una misura temporanea è diventata una vera istituzione.
In questi residence vivono circa 1200 famiglie e per queste famiglie paghiamo a privati tra i 2000 e i 4000 euro al mese per mini appartamenti pure fatiscenti, ovvero circa 30 milioni di euro l’anno.
Ebbene con l’avvento del M5S ci siamo detti bene se hanno cacciato Marino per due scontrini finalmente la famo finita con sti residence emblema delle fallimentari politiche emergenzialiste e pure costose ( tanto per dire che i soldi non ci sono mai).
E il M5S all’inizio confermano: “chiuderemo i residence”.
Si ma come?
Non manca la creatività ai grillini.
Si inventano i Sassat ovvero l’alternativa ai residence .
Uno dice saranno case popolari, finalmente. No!
Chiedono ai privati case o immobili cielo terra per mandarci queste famiglie insomma la casa popolare se la sognano la via maestra sono i privati con spruzzatina di social.
Primo bando comunale destinato ai privati va deserto.
Si torna indietro ?
No
Si fa un secondo bando sempre destinato a privati e nel frattempo si prorogano i residencr.
Secondo bando su 650 appartamenti offerti , 600 vengono proposti dalla Romero immobiliare ovvero da Armellini.
600 alloggi tutti a Ostia.
Ci viene un dubbio: non saranno mica le case di sabbia che il comune sta tentando di acquistare?
Guarda caso su 1200 appartamenti 600 sarebbero occupati abusivamente e quindi Armellini fa un ragionamento ferreo: 600 li vendo al comune e 600 glieli do dietro pagamento profumato per chiudere i residence e mettere queste famiglie nelle decadenti case di sabbia.
Insomma l’amministrazione di Roma non è neanche in grado di concepire politiche abitative che non siano basate su laute elargizioni di soldi pubblici a privati.
Ah dimenticavo i residence ci sono ancora e ancora paghiamo 30 milioni di euro l’anno.
Di emergenza certi campano.
Di emergenza certi governano.

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