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La Serenissima conta i danni. Emergenza fuori dall’acqua | il manifesto

Com’è triste Venezia. Dopo il picco di alta marea di domenica la Laguna respira. Ma è caos negli ospedali. Le librerie svendono i libri danneggiati. Ambulatori in tilt con file di anziani

Riccardo Bottazzo

La paura è oramai alle spalle. La seconda mareggiata prevista per domenica a mezzogiorno si è fermata di qualche centimetro sotto il metro e sessanta annunciato. I veneziani l’hanno attesa con gli stivali ai piedi. I piani terra di case e negozi difesi da pompe e paratie d’acciaio, o da improvvisate tavole di compensato sigillate agli stipiti degli usci con speciali schiume impermeabili. Qualche spiritoso ci ha scritto sopra in pennarello: «El Mose dei poareti». Il Mose dei poveri. Ma i disastri che doveva fare, l’acqua granda li ha già fatti lunedì e la città, stavolta, se l’è cavata con la consueta montagna di disagi. L’atmosfera che si respira tra i residenti è quella di chi vuole tornare alla normalità il più presto possibile. Le librerie hanno sistemato dei tavolini pieni di libri danneggiati nei campielli con il cartello: «prendi ciò che vuoi, paga ciò che vuoi». Gli studenti sono tornati a scuola, i servizi di linea regolari, a parte alcuni approdi ancora sottosopra, uffici e negozi aperti, banchi dei supermercati pieni di merci. Solo il tradizionale «Buongiorno» di chi si incrociava tra le calle è sostituito da un solidale: «Danni?».

SOLO LA SANITÀ È ANCORA lontana dal recuperare. I reparti ospedalieri dei piani terra sono ancora sottosopra. Gli appuntamenti sono saltati quasi dappertutto e vanno ad incastrarsi nelle già lunghe file d’attesa. Davanti agli ambulatori dei medici di base – quasi tutti al piano terra – ci sono lunghe fila di pazienti, anziani soprattutto, che chiedono impegnative, ricette e il vaccino anti influenzale. «L’acqua ha fatto saltare il computer e anche l’archivio cartaceo è stato rovinato. Gli studi li stiamo pulendo adesso – spiega la segretaria di un ambulatorio -. Mi tocca dire a tutti di tornare domani che vediamo che possiamo fare».

SUL CAPITOLO «DANNI» la situazione comincia ad essere più chiara. La soprintendente veneta, Emanuela Carpani, ha dichiarato: «Su un totale di 120 chiese, ne sono state sommerse una settantina. Solo per i primi interventi di recupero serviranno tra i 60 e i 70 mila euro per ognuna. I danni più grandi si sono verificati nelle isole Torcello e Murano. Ma anche Chioggia e tutto il litorale è stato colpito pesantemente».

La flotta del servizio pubblico lagunare di navigazione ha perso irrimediabilmente 5 vaporetti che sono stati affondati dalla mareggiata. Poi ci sono gli approdi da ripristinare. Il direttore Giovanni Seno ha parlato di un conto tra i 15 ed i 20 milioni di euro. Già con questa voce, se ne va già il primo finanziamento stanziato dal Governo che ammontava proprio a 20 milioni di euro.

SE A VENEZIA LA VITTIMA dell’acqua granda è stata più che altro il patrimonio artistico, a Porto Santa Margherita, Eraclea, Bibione, Lignano e Caorle, lo è stato l’ambiente. La spiaggia di Caorle, in particolare, non esiste più. La sabbia è stata ingoiata dal mare.

Con il bollettino delle maree che prevede qualche giorno di stabilità, Venezia sta lentamente cercando di ritrovare una sua normalità. Tanto i cittadini quanto la politica, catalizzati sul dibattito Mose sì o Mose no, preferiscono ignorare che, tra cambiamenti climatici e continui scavi in laguna, l’emergenza di questi giorni rischia di perdere il suo carattere di eccezionalità e di ripresentarsi presto. Statistiche alla mano, negli ultimi dieci anni, la frequenza delle alta maree è andata via via aumentando, e il trend lascia supporre che l’acqua granda tornerà più presto di quel chi spera. In assenza di una severa politica di ripristino degli antichi equilibri idrogeologici e, più in generale, di contenimento dei cambiamenti climatici, Governo, Regione e Comune continuano a battere sul tasto dell’emergenza. Va tutta in questa direzione, la nomina del sindaco Luigi Brugnaro, caldeggiata dal presidente della Regione Luca Zaia, a commissario per l’emergenza. Dopo essersi fatto immortalare come un novello San Cristoforo intento a soccorrere, con gli stivali ai piedi, un cameraman infortunato, il sindaco ha esortato i veneziani a «fotografare e documentare i danni e gli interventi» riferendosi ai famosi 5 mila euro per i privati e 20 mila per le imprese promessi dal Governo a titolo di rimborso. «Sotto una certa cifre basterà la firma di un perito. Sopra, ci sarà un procedura di verifica. Ma nei prossimi giorni, ci doteremo di una cabina di regia per gestire la faccenda».

SOSTEGNO ALLA «CABINA di regia» del sindaco, arriva anche dal Pd locale. Pesanti critiche al neo commissario arrivano invece dagli ambientalisti. «Brugnaro ha sempre sostenuto il Mose, causa prima del dissesto lagunare – ha dichiarato Marco Baravalle dei No Navi -. E’ favorevole allo scavo dei canali per far passare le Grandi Navi. Per sua stessa ammissione di problemi tecnici non ne capisce niente. Insomma è la persona meno adatta per salvare Venezia dall’acqua alta».

Sorgente: La Serenissima conta i danni. Emergenza fuori dall’acqua | il manifesto

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