Edda Mussolini e Galeazzo Ciano si sposano a Roma, il 24 aprile 1930

Nell’estremo Oriente Edda Ciano imparò una cosa fondamentale della sua esistenza di donna, una cosa che forse fino a quel momento non si era ancora palesata in modo così forte per via del suo carattere indipendente: i doveri di una brava moglie, benché si trattasse della figlia del Duce, andavano rispettati. E Galeazzo non si faceva problemi a coltivare relazioni clandestine mentre Edda stava chiusa in casa ad aspettarlo, incinta e obbligata a non poter più prendere parte alla vita mondana delle ambasciate. Ma la reazione di Edda a questa fase della sua vita fu anche in questo caso piuttosto decisa, dal momento in cui si rese conto che anche lei poteva – di nascosto, ma neanche troppo – coltivare relazioni di vario tipo, trasformando il matrimonio in un rapporto di amicizia e affetto molto forti. 

Da destra a sinistra: Yu Fengzhi, il console australiano W.H. Donald, Zhang Xueliang e Edda Ciano (al centro) a Pechino, Cina, 1931

Rientrati in Italia cominciò per Edda e Galeazzo una fase meno rosea della loro vita, con i rapporti con la Germania che si andavano consolidando – fortemente supportati da Edda, che era filo-tedesca al contrario del marito e del padre. Con la guerra e la successiva deposizione di Mussolini, Galeazzo Ciano rimase invischiato in quel famoso voto misterioso durante il Gran Consiglio del 25 luglio 1943 in cui il Ministro degli esteri si schierò a favore della sfiducia del Duce. A detta di Edda, fu una mossa calcolata molto male, ingenua e volta alla protezione del padre: una scelta che gli costerà la vita, nel 1944, quando verrà fucilato per alto tradimento. Edda rimase così coinvolta in questo tragico nodo biografico in cui si trovò divisa tra padre e marito, provando a contrattare la vita di quest’ultimo con uno scambio dei suoi diari, portandogli poi del cianuro sotto sua richiesta ma fallendo anche in questo tentativo di suicidio, visto che Galeazzo morì comunque giustiziato la mattina successiva. Ma la svolta più incredibile nella vita di questa donna divenuta, non a caso, oggetto di diverse rappresentazioni cinematografiche – è stata interpretata da Silvana Mangano e da Susan Sarandon, giusto per citarne alcune – avvenne proprio dopo la conclusione di questo capitolo della sua vita sotto il segno del fascismo e del matrimonio con Ciano. 

Galeazzo e Edda Ciano con i figli Raimonda e Fabrizio sulla spiaggia di Ostia, 1938

Dopo la fine della guerra infatti, Edda venne mandata al confino per due anni nell’isola di Lipari, scampando il destino del padre e del marito. In questo posto così diverso dagli scenari mondani e politicamente centrali in cui aveva vissuto fino a quel momento, da icona di stile a modello di modernità quale era, scaricata su un’isola marginale e desolata, Edda Ciano si ritrovò a vivere una vicenda che se non fosse avvenuta realmente si potrebbe pensare che sia opera di qualche sceneggiatore Rai. A Lipari Edda incontrò Leonida Bongiorno, ex ufficiale degli alpini, ex partigiano, comunista, nonché amante della primogenita del Duce. Il giornalista Marcello Sorgi ha riportato a galla questa storia, scrivendo un libro dal titolo emblematico Edda Ciano e il comunista, che già di per sé basta a capire il paradosso della vicenda tra i due amanti: è un po’ come se anni dopo la fine del nazismo fosse uscito un libro dal titolo Eva Braun e l’ebreo. Sembra veramente assurdo pensare che nemmeno dopo un anno dalla fine della guerra, dalla morte del padre e del marito, ma soprattutto dal declino inarrestabile del fascismo e di tutti i pilastri su cui si fondava la vita di questa donna, potesse consumarsi una storia d’amore con il nemico per eccellenza. Ma allo stesso tempo, non è poi così assurdo da concepire se si guarda con più attenzione la biografia di Edda, fatta proprio di una perenne contraddizione, una forte contrapposizione che si alterna a un amore sconfinato per un padre ingombrante come Benito Mussolini, il quale affermava lui stesso di non essere mai riuscito a domare la figlia – e che ebbe tra l’altro un’amante ebrea: Margherita Sarfatti. E proprio in quella intervista in cui una Edda invecchiata ma ancora piuttosto lucida si racconta svelando pezzi di storia del nostro Paese inediti, la figlia di Mussolini dice una cosa che bene si adatta sia alla sua storia che a quella dell’Italia fascista: quando il Duce venne appeso a piazzale Loreto, la violenza e la rabbia con cui il popolo gli si scagliò contro altro non era che la manifestazione di un grande amore tramutato in odio. “Si odia ciò che si ha molto amato”, ha detto Edda Ciano riferendosi al cadavere del padre appeso e lapidato, facendo forse inconsapevolmente anche un riferimento piuttosto pertinente alla sua stessa storia. 

Edda Ciano con i figli, 1940 circa

Non so bene se questa donna sia stata vittima del momento, della contingenze, del posto in cui è nata, non so cosa avrebbe fatto se avesse avuto l’opportunità di scegliere il proprio destino, né ovviamente posso immaginare cosa voglia dire ritrovarsi figli di uno spietato dittatore come Benito Mussolini. Di certo non è mai stata incline a negare la sua profonda fedeltà e il suo innegabile appoggio alla dittatura fascista, nonostante durante il confino a Lipari nelle lettere per chiedere l’amnistia si fosse sbilanciata in una serie di giustificazioni familiari per il suo operato durante il Ventennio. Una cosa è certa: del fascismo, del Duce, della guerra e dei suoi protagonisti deve restare in noi italiani di oggi un giudizio irremovibilmente sprezzante e negativo, nessuna assoluzione può avere luogo nella sua interpretazione, specialmente oggi che i suoi rigurgiti si fanno sempre più vividi attraverso neofascismi e simili. Ma per comprendere davvero la storia bisogna anche saperla guardare con distacco, con una sua narrazione indipendente dal giudizio. Edda Ciano, che di questo capitolo della nostra storia non è certo una vittima, è uno di quei personaggi che vale comunque la pena osservare con attenzione, perché la sua vicenda può fornirci degli elementi molto importanti per capire il passato, specialmente in tutte le contraddizioni, le forzature e le ipocrisie dietro alla dittatura fascista, di cui lei incarna forse i lati più tragici e romanzati, ma anche i più emblematici.