Picchiati dal patrigno, i silenzi delle maestre al vaglio del ministro | Il Mattino

13 Aprile 2019 0 By Luna Rossa

Choc. Raccapriccio e dolore, e tanti commenti dal sapore ipocrita, con il comune denominatore: «Ma io lo avevo detto che quella donna non mi piaceva» e l’immancabile «Povero criaturo». Divise ancora da una anacronistica rivalità di campanile, Cardito e Crispano, che spesso hanno il confine racchiuso nello spazio di una strada, oggi sono uniti nei sentimenti, tutti da sondare, dopo l’arresto di Valentina Casa, accusata di omicidio aggravato dalla crudeltà per la morte del figlio, il piccolo Giuseppe, sei anni, e del tentato omicidio della figlia e Noemi, otto anni compiuti lo sorso mese di marzo. Reati già contestati a Tony Badre Essobti, nuovo compagno della donna, attualmente nel reparto dei sex offender di un carcere calabrese.

IL MATERASSO
D’altronde basta passare per Via Marconi a Cardito, dove si è consumata questa assurda tragedia, e notare che fiori, peluche e giocattoli hanno lasciato il posto a un vecchio materasso, appoggiato al muro che sta lì da giorni e che nessuno rimuove. È una metafora che fa male. Perché, come ha scritto il gip Antonella Terzi nell’ordinanza di custodia in carcere per Valentina Casa, quei «poveri piccoli» sono stati «martirizzati tra le mura domestiche e abbandonati alla loro sorte da chi avrebbe dovuto, per ruolo istituzionale, vigilare su di loro». Un passaggio, contenuto nelle 64 pagine del dispositivo, che chiude il capitolo sull’assoluto immobilismo della scuola frequentata da Giuseppe e Noemi. Il primo anello di una catena di errori che ha portato alla tragedia. La scuola è l’istituto comprensivo «Quasimodo», più plessi tra le elementari e medie, che ospitano più di mille alunni.

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