Scoppia il caso trivelle

7 Gennaio 2019 0 By luna_rossa

Il sì del Mise alle trivelle nel Mar Ionio diventa un caso nel governo. A sollevare il polverone di polemiche, stavolta, è l’allarme lanciato da Angelo Bonelli dei Verdi, che esaminando il Buig – il bollettino ufficiale degli idrocarburi e delle georisorse del ministero dello Sviluppo Economico guidato da Luigi Di Maio e pubblicato il 31 dicembre scorso – riferisce dell’autorizzazione a tre nuovi permessi per la ricerca del petrolio nel Mar Ionio su una superficie complessiva di 2200 km/q a favore della società americana Global MED LLC, con sede legale in Colorado, Usa. Le coste interessate sono quelle di Puglia e Basilicata e la ricerca autorizza l’uso dell’air gun, le bombe d’aria e sonore, che secondo i Verdi, provocano danni ai fondali e alla fauna ittica.

Replica il ministro dell’Ambiente Sergio Costa: “Da quando sono ministro non ho mai firmato autorizzazioni a trivellare il nostro Paese e i nostri mari e mai lo farò – chiarisce in un post su Facebook -. In questi giorni si sta scrivendo e dicendo tanto sul tema delle trivelle. Ve ne ho già parlato il 30 dicembre” ma “poiché qualcuno fa – anche in mala fede – confusione, occorre ribadirlo. Non sono diventato ministro dell’Ambiente per riportare l’Italia al Medioevo economico e ambientale. Anche se arrivasse un parere positivo della Commissione Via, non sarebbe automaticamente una autorizzazione – ha scandito Costa -. Voglio che sia chiaro. I permessi rilasciati in questi giorni dal Mise sono purtroppo il compimento amministrativo obbligato di un sì dato dal ministero dell’Ambiente del precedente governo, cioè di quella cosiddetta sinistra ‘amica dell’ambiente’. Quello che potevamo bloccare, abbiamo bloccato”. Costa assicura inoltre che “lavoreremo per inserire nel ‘Dl Semplificazioni’ una norma per bloccare i 40 permessi pendenti come ha proposto il Mise”.

La polemica però non si placa. E a scendere in campo è il governatore della Puglia, Michele Emiliano, che annuncia ricorso: “E’ insopportabile la bieca ipocrisia di chi, dopo aver finto di lottare al nostro fianco, appena giunto al Governo del Paese anche grazie ai tanti elettori sensibili a questo argomento, ora assume le medesime condotte dei governi precedenti che si volevano contrastare con la richiesta di referendum antitrivelle” osserva il presidente della Regione Puglia, ricordando come il ‘no alle trivelle’ sia stata una delle storiche battaglie del M5S”.

A stretto giro arriva la replica di Di Maio: “Oggi mi si accusa di aver autorizzato trivelle nel mar Ionio. È una bugia – scrive su Facebook il vicepremier e ministro dello Sviluppo Economico -. Queste ‘ricerche di idrocarburi’ (che non sono trivellazioni) erano state autorizzate dal Governo precedente e in particolare dal ministero dell’Ambiente del ministro Galletti che aveva dato una Valutazione di Impatto Ambientale favorevole. A dicembre, un funzionario del mio ministero ha semplicemente sancito quello che aveva deciso il vecchio Governo. Non poteva fare altrimenti, perché altrimenti avrebbe commesso un reato. Quando il Pd ha dato l’ignobile parere favorevole un anno e mezzo fa, nessun giornale aveva messo la notizia in prima pagina. Ora che il Mise ha semplicemente ratificato quello che il Pd aveva deciso, è diventata una notizia”.

“Inoltre sono contento – prosegue Di Maio – che il ministro dell’Ambiente Costa, appena si è insediato, abbia deciso di sciogliere quella commissione che aveva dato l’ok a questa porcata. Ho letto che il Governatore della Puglia intende impugnare queste autorizzazioni. Sono contento, non chiedo altro, spero che un giudice blocchi quello che da qui non potevamo bloccare senza commettere un reato a carico del dirigente che doveva apporre la firma. Ma non sarà ‘un ricorso contro Di Maio’, bensì sarà un ricorso di un governatore del Pd contro una autorizzazione rilasciata dal Pd. Nulla di nuovo direte voi!”. Sul caso trivelle, nel pomeriggio, interviene anche il sottosegretario al Mise, Davide Crippa: “Ribadisco che l’iter di rigetto è avviato per 7 permessi di ricerca in Adriatico e nel Canale di Sicilia”.

Bonelli, però, rispedisce le accuse al mittente: “Non è colpa loro? E’ una balla stratosferica. Sono i loro uffici che hanno autorizzato – dice il leader dei Verdi all’Adnkronos – dovrebbero avere più responsabilità quando fanno delle affermazioni perché sono ministri della Repubblica”. Secondo Bonelli, Di Maio dichiara il falso: “l’autorizzazione è stata firmata dal suo direttore generale. Prima c’erano solo dei pareri favorevoli ma è il Mise di Di Maio che ha dato il via libera. Anche il ministro dell’Ambiente inconsapevolmente ha fatto lo sgambetto al ministro Di Maio” quando su Facebook scrive “anche se arrivasse un parere positivo della Commissione Via, non sarebbe automaticamente un’autorizzazione”. Si tratta, spiega Bonelli, “di un punto fondamentale perché l’autorizzazione rilasciata dal Mise non è un parere tecnico”.

Su questa vicenda, “c’è un’approssimazione incredibile”. Il governo, in questi mesi, “avrebbe potuto fare degli atti normativi, introducendo il divieto dell’air gun, l’abrogazione dell’articolo 38 della legge Sblocca Italia e una moratoria su alcune aree ad alto rischio sismico”. Purtroppo, “non c’è stata la volontà” ma “si è trovato il tempo per presentare norme contro l’ambiente, come il condono di Ischia o lo spargimento dei fanghi tossici sui suoli agricoli”. “Si tratta di un modo veramente imbarazzante di procedere” conclude il leader dei Verdi.

Sorgente: Scoppia il caso trivelle

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