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Calenda (Azione): «Altro che legge e ordine», ma la Lega chiede che «la Germania paghi i danni». Il ministro degli Esteri Tajani: «Il divieto di vendere i biglietti ai tedeschi non era affatto un atto discriminatorio»

«Altro che legge e ordine». Dopo gli scontri fra ultrà del Napoli e dell’Eintracht Francoforte nel centro di Napoli, ad accendere la miccia della bagarre politica è il leader di Azione Carlo Calenda che parla così del responsabile del Viminale Matteo Piantedosi: «Quando ti serve un ministro degli Interni equilibrato trovi un “questurino”, quando ti serve un ministro “questurino” trovi il nulla». Parole dure, che aprono la strada all’attacco delle opposizioni per l’operato di Piantedosi e del prefetto di Napoli Claudio Palomba sulla guerriglia fra piazza Bellini e piazza del Gesù, con l’assalto di circa 600 ultrà dell’Eintracht senza biglietto per lo stadio Maradona dopo il divieto della Prefettura, responsabili con i rivali napoletani di devastazioni, incendi e scontri con la polizia. Già martedì era stato impedito a un centinaio di teppisti incappucciati di attaccare l’hotel dei tedeschi.

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Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani corre in aiuto del collega di governo: «Il divieto di vendita dei biglietti non era un atto discriminatorio. Spero che questi criminali vengano consegnati alla giustizia: non sono tifosi ma delinquenti tedeschi, sostenuti da italiani che gli hanno comprato i tagliandi». Il sospetto dei media tedeschi è che ad aggirare quel divieto possono essere stati tifosi dell’Atalanta, gemellati con quelli dell’Eintracht e rivali dei napoletani. Tanto che ieri sera fuori dallo stadio di Bergamo è comparso lo striscione «Trasferte vietate, così non lavorate… Basta Prefetto con le stron…!».

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Il Viminale non replica alle accuse, ma viene fatto notare come il prefetto Palomba avesse per due volte vietato la vendita dei biglietti ai residenti a Francoforte per l’alta probabilità di incidenti (come del resto era accaduto all’andata in Germania, con 49 arresti). L’11 marzo scorso il Tar della Campania ha però sospeso il provvedimento accogliendo il ricorso dell’Eintracht, rappresentato da cinque avvocati (Giovanni Adami, Lorenzo Contucci, Paolo Alberto Reineri, Daniele Tuffali e Daniele Labbate) — e in linea con il pensiero del presidente dell’Uefa Aleksander Ceferin, che aveva definito «intollerabile» il divieto di far partire i tifosi tedeschi —, sostenendo che «il pericolo per la sicurezza pubblica è solo genericamente prospettato». Il giorno successivo Palomba ha emesso un altro divieto per l’acquisto di 2.700 tagliandi. Non è bastato e in 600 sono partiti lo stesso come turisti e quindi non soggetti a prescrizioni.

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«Il divieto era invece giustificato, avevamo piena contezza della pericolosità dei tedeschi», sottolineano dalla polizia, tanto che a Napoli «sono stati schierati in strada mille uomini, cosa che non avveniva da tempo: così si è riusciti ad impedire, in più occasioni, che le due opposte tifoserie venissero a contatto». La condanna per quanto accaduto arriva da Berlino con il ministro dell’Interno Nancy Faeser che sottolinea come «i violenti e i teppisti distruggono lo sport», ma la Lega — così come alcuni sindacati di polizia — chiede proprio «che sia il governo tedesco a pagare i danni. Aveva ragione Piantedosi a chiedere di vietare la trasferta a questi teppisti».

Il ministro è però il bersaglio del centrosinistra. Il leader di Articolo 1 Roberto Speranza chiede chiarezza e che «il governo riferisca immediatamente», come il Pd che invita Piantedosi «in Parlamento per chiarire cosa non ha funzionato», mentre il segretario di Più Europa Riccardo Magi ironizza: «Dov’è il ministro? A caccia di ravers?». È invece l’eurodeputato di Fratelli d’Italia Carlo Fidanza a presentare un’interrogazione urgente alla Commissione europea sui tifosi interisti respinti dai settori non ospiti dello stadio di Porto martedì sera perché italiani.

Sorgente: Scontri ultrà Eintracht Francoforte a Napoli, scoppia la polemica. E l’opposizione attacca Piantedosi: «Riferisca subito in Parlamento» | Corriere.it


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