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Il 6 dicembre del 2007 nel rogo dello stabilimento torinese morirono sette persone. A distanza di quindici anni i dirigenti tedeschi dell’azienda non hanno fatto un giorno di galera

“Stiamo morendo senza giustizia per i nostri cari”, a dirlo è Rosina Platì, mamma di Giuseppe Demasi, alla vigilia del quindicesimo anniversario della tragedia della ThyssenKrupp di corso Regina Margherita. Quella notte, il 6 dicembre del 2007, morirono avvolti dalle fiamme sette operai: Antonio Schiavone, Roberto Scola, Angelo Laurino, Bruno Santino, Rocco Marzo, Rosario Rodinò e Giuseppe Demasi.

A quindici anni esatti da quella tragedia però è ancora forte la rabbia e il senso di ingiustizia che vivono i familiari delle sette vittime. “Noi siamo ancora qua e ci sono ancora degli assassini liberi”, continua Rosina Platì, “I due tedeschi non hanno fatto neppure un giorno di galera. Ce l’ho con gli assassini che hanno fatto sciogliere i nostri figli come cera. Ce l’ho con lo Stato che ha dato loro la possibilità di andare in Germania senza alcuna garanzia di giustizia”.

In quindici anni ai familiari delle vittime della Thyssen sono state fatte molte promesse e da più fronti, ma nessuna di queste è stata mantenuta: “Ci dicono che la politica non può fare nulla, ma allora quando ti ammazzano un figlio chi può fare? Questo disonora l’Italia che non muove un dito per tutelare i lavoratori”. Poi il rinnovato appello della donna al mondo della politica e della giustizia perché si faccia il tutto possibile per avere risposte definitive, certe e concrete.

Anche perché, ed è questa la seconda denuncia alla vigilia della tragedia, la memoria anno dopo anno si sta affievolendo: “I ragazzi delle scuole non conoscono la storia della Thyssen”, racconta Massimiliano Quirico dell’associazione Sicurezza&Lavoro, “È successo anche l’anno scorso a Nichelino dove il bar di un istituto scolastico è intitolato a Santino”.

Da qui la necessità di mantenere vivo il ricordo anche tra i più giovani per evitare che tra le nuove generazioni venga meno il senso del pericolo che si può correre sui posti di lavoro, ma anche una richiesta concreta: “Chiediamo che nel progetto di riqualificazione dell’area Thyssen venga dedicato uno spazio per ricordare le vittime di quel rogo, magari con un museo, e che si mantenga l’albero”, conclude Quirico.

Sorgente: Torino 5 dicembre 2022 | ThyssenKrupp | Rosina Demasi


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