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Un nuovo capitolo nelle cronache dell’assurdo della procura di Torino. Al centro delle ossessioni dei PM sabaudi ci sono, questa volta, un paio di iniziative portate avanti dai no tav durante quest’estate. Intanto nuova condanna, a otto mesi, per Nicoletta Dosio accusata di “evasione”

La prima quando, in piena emergenza siccità, TELT aveva pensato bene fosse il momento di fare alcuni carotaggi nei dintorni di San Giuliano di Susa. All’arrivo delle trivelle, ampiamente scortate dalle forze dell’ordine, decine di valsusini si erano precipitati in loco per capire cosa stesse accadendo, constatando tra l’altro lo spreco di centinaia di litri d’acqua per portare a termine le prospezioni.

La seconda, riguarda invece la circolazione di smarino sospetto in provenienza dal cantiere di Salbertrand. I no tav erano riusciti a bloccare i camion per qualche minuto inceppando ancora una volta i meccanismi della grande mala opera.

Azioni di disobbedienza civile estemporanee e pacifiche, insomma, che sono da sempre nel repertorio di tutti i movimenti ambientalisti ma che in Val di Susa portano dritto ad una denuncia a tutti gli attivisti presenti schedati dalla polizia politica DIGOS. Vista l’estrema pericolosità dei soggetti e delle azioni poste in essere ovviamente non si poteva nemmeno pensare di lasciare a piede libero dei siffatti pericolosi criminali quindi il PM incaricato delle indagini ha pensato anche di chiedere ben 22 misure cautelari in attesa del processo. La sproporzione tra “l’azione delittuosa” e la domanda del PM è talmente palese che alla fine dal GIP ne viene concessa… solo UNA.

Ora, qui si tratta di un episodio anomalo e senz’altro “minore” della lunga storia della repressione che lo stato italiano ha deciso di riservare a una valle che è stata la spina del fianco di 15 governi. Ma è esemplificativa di un modo di procedere tutto torinese in cui mediocri PM in cerca di un posto al sole provano a costruirsi una carriera sulla sempreverde repressione del dissenso: si spara nel mucchio con misure preventive e punitive per episodi ridicoli sperando di beccare un GIP che conceda qualcosa per non sbugiardare platealmente il collega. E così ragazzini incensurati finiscono agli arresti domiciliari per un blocco stradale, operatori socio-sanitari passano dal carcere per aver parlato in un megafono, pensionati si trovano con l’obbligo di firmare quotidianamente al commissariato per aver sbattuto un bastone contro le sacre recinzioni del TAV…

Intanto, nella giornata del 1 dicembre una notizia, che ha nuovamente dell’incredibile, ha rimbalzato per tutta la Valsusa: il tribunale di Torino ha deciso di condannare Nicoletta Dosio a 8 mesi di reclusione in carcere.

Loro le chiamano evasioni dagli arresti domiciliari, noi le chiamiamo grandi gesti di dignità compiuti nella consapevolezza di essere dalla parte della ragione e di lottare da sempre per la difesa della propria terra contro devastazione e speculazione.

Questa, così come del resto ogni passo della magistratura torinese nei confronti del Movimento No Tav, è l’ennesima condanna politica nei confronti di chi, con tenacia e determinazione, non abbassando mai la testa di fronte alle ingiustizie, ha deciso di opporsi quotidianamente contro coloro che, in nome del profitto, hanno deciso di distruggere e corrompere la nostra Valle.

L’ordine di carcerazione è tuttavia, al momento, sospeso per 30 giorni: in questo lasso di tempo la donna potrà chiedere l’applicazione di misure alternative alla detenzione.

Sorgente: L’accanimento della procura di Torino contro i NoTav. Nuova condanna per Nicoletta Dosio – Osservatorio Repressione


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